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Il ricordo della scomunica dei  boss pronunciata da Papa Francesco

"Le parole pronunciate sette anni fa dal Santo Padre nella spianata di Sibari sono parole che hanno punto, hanno smosso molte coscienze, ma ci consegnano ancora una responsabilità che le Mafie sono forti, sono presenti e che ci vogliono risposte da parte dello Stato, delle Istituzioni, ma anche noi come Chiesa siamo chiamati a fare la nostra parte". Così don Luigi Ciotti nella Cattedrale di Cassano allo Ionio a margine dell'incontro sul tema: "La scomunica ai mafiosi a Sibari di Papa Francesco oggi", promosso dalla diocesi in occasione del settimo anniversario della scomunica pronunciata da Papa Francesco nella visita nella Cattedrale di Cassano. All'incontro hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco Gianni Papasso, e don Ennio Stamile, referente di Libera Calabria. Le conclusioni sono tratte dal vescovo, monsignor Savino. "Papa Francesco - ha ricordato don Ciotti - ha detto che chi adora il male è scomunicato. Allora si è creato un gruppo di lavoro per vedere se si può tradurre tutto questo, perché non basta solo annunciarlo. E' nato un gruppo di lavoro per approfondire il tema, per collaborare con i vescovi del mondo, perché è un problema globale, e per promuovere e sostenere iniziative concrete. Anche per sottolineare che i mafiosi non sono in comunione con Dio. L'impegno concreto della Chiesa è aiutare le persone a prendere coscienza delle proprie responsabilità, dei propri limiti, dei propri errori. C’è una distinzione tra i reati e i peccati. Dei reati se ne occupa la Giustizia, il grande lavoro dei magistrati, delle forze dell'ordine a cui va stima e riconoscenza. La Chiesa si occupa dei peccati e non dimentichiamoci che Dio è sempre disposto ad andare incontro alle persone chiede, però, un pentimento vero, chiede di rimettersi in gioco, di impegnarsi e quando è possibile anche a riparare a restituire. Non c’è nulla di questo scritto negli atti ufficiali e quindi è importante che questo venga scritto nel catechismo, nel diritto canonico e che divenga anche impegno pastorale di noi sacerdoti, dei laici per smuovere le coscienze, ma anche per dare una mano alle persone perché l'obiettivo è la conversione". "In questi sette anni - ha detto don Ciotti - si è fatto tanto. C’è un grande movimento anche all'interno della chiesa. Anche Rosario Livatino è stato un momento molto importante. Però, attenzione. In generale nel Paese si è andati indietro perché si va verso la normalizzazione. In Italia quello della mafia è uno dei tanti problemi, e questo invece non è vero. Si va verso le semplificazioni nel sistema degli appalti. Viviamo delle situazioni che sono inquietanti ma il clima è la normalizzazione".

Foto © Imagoeconomica

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