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"Io sono dell'opinione che bisogna pubblicare e divulgare l'orrore. Però è chiaro: dipende anche da come ti avvicini a una situazione del genere. Ci deve essere empatia, rispetto, e non voglio giudicare le foto. Però la gente deve sapere cosa succede a dei bambini nel mondo". E' questo il pensiero della famosa fotografa Letizia Battaglia espresso ai microfoni dell'Adnkronos in merito alle fotografie dei bimbi morti in mare e poi lasciati alla deriva su una spiaggia della Libia.
Gli scatti hanno suscitato la reazione anche del presidente del Consiglio Mario Draghi che li ha definiti "inaccettabili".
Sembra di rivedere con quelle immagini Aylan Kurdi, il bambino morto e abbandonato sulla costa turca di Bodrum.
Il piccolo faceva parte di un gruppo di profughi che voleva approdare in Europa, il cui viaggio si trasformò in dramma. "Quella foto - ha detto Letizia - era bellissima. Nel senso che raccontava bene la tragedia. Ho amato molto la fotografa: se c'è il fotografo uno scatto suscita pietà, rispetto e condivisione. Ora non basta fare vedere l'immagine, ci vuole anche un certo tipo di approccio".


bambino cassetta c letizia battaglia

© Letizia Battaglia


Per questo secondo Battaglia, "è un bene che i giornali pubblichino questo genere di fotografie". E poi ancora, "io stessa sono incappata, trent'anni fa, in un errore: per la prima volta avevo il colore in macchina. Il giornale 'L'Ora' mi inviò in un luogo dove era successa una tragedia. Trovai un bambino ammazzato perché aveva visto gli assassini del padre. Scattai con il colore. Quando andai a rivedere l'immagine inorridii perché era tutta rossa: era il sangue del bambino. Sbagliai perché non volli pubblicarla. Ora, dopo 30 anni, l'ho pubblicata a Milano, a palazzo Reale. Ho capito di aver commesso un errore, bisogna dirlo che la mafia uccide anche i bambini, bisogna che la gente lo sappia. Non possiamo scandalizzarci perché facciamo vedere il corpicino di un bambino, dobbiamo andare oltre".

Foto di copertina © Original Paolo Bassani

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