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"Non è un bel segnale, quello che arriva dalla Corte costituzionale, però nello stesso tempo c'è un atteggiamento di equilibrio. In altre parole, sono preoccupato ma poteva andare molto peggio". A parlare è l’ex procuratore aggiunto di Palermo Leonardo Agueci, per anni impegnato in processi di mafia, che all’Adnkronos ha commentato la decisione della Corte costituzionale sull'ergastolo ostativo giunta poche ore fa. La Consulta ha esaminato le questioni di legittimità sollevate dalla Corte di Cassazione sul regime applicabile ai condannati alla pena dell'ergastolo per reati di mafia (e di contesto mafioso) che chiedono l'accesso alla liberazione condizionale senza collaborare con la giustizia. La Consulta, inoltre, ha ritenuto che la vigente disciplina dell’ergastolo ostativo preclude in modo assoluto la possibilità di accedere al procedimento per chiedere la liberazione condizionale. Essendo, dunque, la collaborazione l'unico modo per il condannato di recuperare la libertà, con tale disciplina ostativa verrebbero meno gli articoli 3 e 27 della Costituzione e l'articolo 3 della CEDU (Convenzione europea dei diritti dell'uomo). Occorre, però, l’intervento del legislatore in quanto "l’accoglimento immediato delle questioni (sollevate dalla Cassazione, ndr) rischierebbe di inserirsi in modo inadeguato nell’attuale sistema di contrasto alla criminalità organizzata". Ecco perché la trattazione è stata rinviata a maggio 2022.

"Parto, intanto, da una premessa – ha detto Agueci che oggi è nell'Autorità anticorruzione dell'Autorità portuale di Palermo -. Non sono abituato a discutere sul merito di una decisione della Corte costituzionale, anche se avrei preferito una decisione diversa ne prendo atto. Tuttavia, nella nota della Consulta, osservo due punti molto importanti. Il primo è che con la scelta di rinviare una pronuncia definitiva a un anno di distanza, dando un termine preciso, una sorta di messa in mora del Parlamento, ha implicitamente riconosciuto l'inadeguatezza dell'attuale sistema per affrontare in modo efficace e corretto la questione del trattamento dei mafiosi condannati all'ergastolo. Quindi, che esiste un vuoto legislativo che va colmato".

"Un'applicazione automatica degli effetti di una dichiarazione di incostituzionalità – ha proseguito l’ex procuratore aggiunto di Palermo - sovraesporrebbe tutto il sistema della magistratura di sorveglianza, costretta a valutazioni in questo momento molto difficili e soggettive per l'assenza di criteri generali omogenei". "Questo è un segnale molto importante – ha continuato - che smentisce chi pensava che l'attuale sistema fosse già in grado di affrontare una problematica così delicata".

Quanto al secondo punto importante, sempre inerente al testo del provvedimento, secondo Agueci sarebbe "quando parla della necessità di preservare il valore della collaborazione con la giustizia" in quanto "riconosce chiaramente l'importanza della discriminante della collaborazione con la giustizia". "Il mafioso non collaborante – ha concluso Agueci - non potrà mai essere trattato allo stesso modo di chi collabora con la giustizia. Quindi, riconosce che la collaborazione con la giustizia è un valore prioritario nel trattamento a cui devono essere sottoposti i mafiosi condannati".

Sul punto si è espresso anche il sostituto procuratore generale di Napoli Catello Maresca. "L'ergastolo ostativo era ed è l'architrave della legislazione antimafia italiana – ha detto il magistrato napoletano -. Quanto stabilito dalla Corte Costituzionale non deve agevolare alcun colpo di spugna su norme che hanno consentito finora di contrastare in maniera efficace il fenomeno mafioso nel nostro Paese". "Le questioni di legittimità accolte dalla Corte di Cassazione sul regime applicabile ai condannati alla pena dell'ergastolo per reati di mafia e di contesto mafioso che non abbiano collaborato con la giustizia – ha spiegato Maresca - meritano una risposta adeguata e veloce del legislatore. Bisogna tenere in considerazione certamente la sensibilità espressa dalla Consulta, ma non si può dimenticare che l'eradicazione del cancro mafioso dal nostro Paese è una priorità assoluta per il futuro dei nostri figli. Vanno studiati percorsi tecnici e norme che devono inserirsi senza far danni nell'attuale sistema di norme di contrasto alla criminalità organizzata. Norme che sono state scritte col sangue di centinaia di imprenditori, poliziotti, carabinieri, finanzieri, magistrati, cittadini comuni, uccisi perché non hanno mai piegato la schiena davanti ai mafiosi. Non più automatismo tra la mancata collaborazione e l'ergastolo ostativo, ma percorsi seri di analisi e vaglio della pericolosità dei detenuti. Sicurezza pubblica e rieducazione sono valori che possono anzi devono coesistere", ha concluso Maresca.

In foto: Catello Maresca e Leonardo Agueci

Elaborazione grafica by Paolo Bassani

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