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In una stanza di questo castello, dal quale si domina tutta Palermo, c’era la cabina di regia di quella strage che era stata preparata con cura, mandando un artificiere esperto, un uomo dei servizi, a sovraintendere alla preparazione della 126 che doveva essere utilizzata per l’attentato.
Da una stanza di questo castello, da un ufficio del SISDE, è stato osservato il gesto di Paolo che, arrivato in Via D’Amelio per portare la madre dal cardiologo, alzava il braccio per suonare il campanello.
Da un telefono di questo castello è partito l’ordine di attivare il detonatore per fare esplodere le centinaia di chili di esplosivo, di Semtex, che non dovevano lasciare scampo a Paolo e ai suoi ragazzi.
Dalla voce di qualcuno che guardava da questo castello la colonna di fumo che si levava da Via D’Amelio è arrivato il messaggio al centro Sisde di Via Roma che potè confermare a Bruno Contrada, dopo soli 100 secondi dall’esplosione, in una barca al largo del golfo di Palermo, che la missione era stata compiuta.
Oggi proprio alla base di questo castello c’è una telecamera che da un chilometro e mezzo di distanza guarda Via D’Amelio perché tutti, da ogni parte del mondo, collegandosi a www.viadamelio.it, possano vegliare sull’ulivo che, con le sue fronde sempre verdi, veglia sul luogo dove Paolo e i ragazzi della sua scorta hanno sacrificato la loro vita per noi.
Dove tanti volontari, che arriveranno da ogni parte d’Italia, dedicheranno loro, con un giorno di presidio, un giorno della loro vita.

Tratto da:
19luglio1992.com

Foto © Paolo Bassani

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