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Bitfinex, la rete italiana dietro il big che fa tremare i Bitcoin

L’ottovolante senza legge del bitcoin arricchisce pochi investitori mentre molti, spesso, perdono tutto. Dopo il boom del dicembre 2017 a 16.720 euro, il 6 febbraio 2018 la valuta virtuale aveva perso il 65%. Ora vola intorno ai 40mila euro, ma la bolla può esplodere in qualsiasi momento. La comunità cripto considera un guru Giancarlo Devasini che su Skype si firma “mago Merlino”. Il manager è responsabile finanziario di Bitfinex, tra le maggiori piattaforme di scambio (exchange) di cripto al mondo, e dirigente di Tether che emette l’omonima valuta virtuale “agganciata” al dollaro attraverso cui passa l’80% delle compravendite di bitcoin. Bitfinex da aprile 2019 è sotto inchiesta della Procura di New York per intermediazione finanziaria abusiva. Altre indagini federali accusano di riciclaggio di narcodollari una società panamense usata da Bitfinex come “banca ombra”, Crypto Capital Corp., che ad agosto 2018 avrebbe sottratto all’exchange e ai suoi clienti 850 milioni di dollari. Chi è il manager italiano al centro del caso che rischia di far implodere il bitcoin e l’intero settore cripto?

Bitfinex sorge nel dicembre 2012 a Hong Kong per mano del francese Raphael Nicolle, ma decolla solo dal 2013 quando Devasini vi entra attraverso iFinex, società delle Isole Vergini Britanniche. Nato a Torino il 30 aprile 1964, laureato in medicina a Milano nel 1990, Devasini lascia la professione di chirurgo plastico nel 1992 per fondare Point G Srl che importa pezzi di computer da Cina, Hong Kong e Taiwan. Ma il 3 dicembre 1996 Microsoft annuncia che Devasini, dopo aver patteggiato, pagherà 100 milioni di lire per aver piratato copie di software tramite Point G. Il 28 dicembre 2007 anche Toshiba fa causa a un’altra sua società, Acme Srl, per violazioni di brevetti sui dvd. Sino al 2014 Devasini apre e chiude una decina di società attive tra informatica, computer, ecommerce, immobiliare delle quali è amministratore, come Perpetual Action Group a MonteCarlo. Con altri dirigenti di Bitfinex, nel 2014 fonda anche Tether Holding alle British Virgin Island. Poi Devasini scopre la finanza. Dal 24 luglio 2013 è azionista insieme a Rodolfo Fracassi, Andrea Carati e Niccolò Branca, erede del Fernet, nella società londinese Mainstreet Capital Partners. Il 20 febbraio 2015 con Fracassi fonda a Londra anche Mainstreet Financials, oggi Holland Street. È un contatto importante: dopo una carriera alla Camera di Commercio italiana a Hong Kong, in Salomon Smith Barney, Franklin Templeton e Goldman Sachs, Rodolfo Fracassi Ratti Mentone oggi con Mainstreet Partners si occupa di investimenti sostenibili come consulente di clienti quali Banca Generali, Fideuram, Sella Sgr, Cdp ed è membro della Human Foundation di Giovanna Melandri. Il 17 e 18 settembre 2014 per Bitfinex Fracassi va sull’isola di Man dove incontra manager della Cayman National Bank e il primo dicembre 2015 insieme a Devasini fonda alle Cayman DigFinex, holding del gruppo Bitfinex, di cui acquisisce il 5%.

“Nel 2014 sono stato invitato a partecipare alla costituzione di Bitfinex con una quota di minoranza”, conferma Fracassi. “Nel 2016 l’iniziativa non si allineava più con il mio approccio al business: sono uscito cedendo le mie quote ai fondatori e ricomprando da Devasini le sue quote in MainStreet Partners, nella quale Devasini non ha mai avuto ruoli operativi come io non ne ho mai avuti in Bitfinex. Dal 2016 non ci siamo più sentiti né abbiamo attività in comune”, spiega. A maggio 2018 però Fracassi viene registrato per Bitfinex come partecipante a Consensus, la conferenza annuale sulla blockchain di New York: “Ero lì a titolo personale, gli organizzatori hanno fatto confusione”, ci dice.

Intanto Bitfinex inizia ad avere problemi. Il 2 agosto 2016 scopre il furto di 119.756 bitcoin, che all’epoca valevano 62,5 milioni e oggi 4,74 miliardi di euro. L’exchange spalma il danno pro quota su tutti i clienti e li compensa con token Bfx del valore di un dollaro convertibili in azioni iFinex. Devasini però cerca altre soluzioni: il 12 ottobre 2016 incontra in un ristorante in via dell’Orso a Milano alcuni dirigenti di una grande banca italiana per sondare la disponibilità a “cartolarizzare” il debito di Bitfinex verso i clienti derubati. “Si parlò di bitcoin ma non c’erano margini per fare interventi”, racconta un manager.

Nel 2018 Bitfinex è di nuovo in crisi di liquidità per gli 850 milioni di dollari sottratti da Crypto Capital. Un suo alto dirigente che si firma “Merlin” scrive frenetici messaggi alla società panamense chiedendo di rimborsare i fondi: “È estremamente pericoloso per tutta la comunità cripto. Se non agiamo alla svelta il bitcoin potrebbe crollare sotto quota mille”. Il 5 novembre 2018 da dirigente di Tether Devasini presta 900 milioni di dollari a Bitfinex e da dirigente di Bitfinex Devasini firma la ricevuta a Tether. Il 22 maggio 2019 iFinex, casa madre di Bitfinex e Tether, raccoglie “sulla fiducia” un miliardo di dollari emettendo la nuova cripto Leo. “Leo è la cartolarizzazione di un debito, emessa per coprire un buco in cui il ruolo di Bitfinex non è ancora stato chiarito. L’emittente, che è lo stesso di Tether, non ha mai superato un audit indipendente”, spiega Ferdinando Ametrano, professore di Bitcoin e blockchain technology all’università di Milano Bicocca. Il 6 febbraio scorso Bitfinex ha annunciato il rimborso integrale del prestito a Tether.

Ma a Londra Devasini conosce anche Silvano Di Stefano, oggi responsabile investimenti di Tether. Di Stefano nella capitale inglese ha lavorato per Mps insieme ad Alberto Cantarini, sottoposto di Gianluca Baldassarri, ex capo dell’area finanza. Di Stefano e Cantarini sedevano nel comitato investimenti di Athena Capital Fund, società lussemburghese di Raffaele Mincione che nel 2012 attraverso scatole societarie acquista l’edificio londinese di Sloan Avenue 60 al centro dell’inchiesta sui fondi del Vaticano. Lasciata Athena, Di Stefano e Cantarini fondano Edmond Capital. L’11 dicembre 2017 Di Stefano e Devasini costituiscono in Lussemburgo la società di fondi cripto BlueBit Capital Partners e il 1° luglio incontrano in Svizzera i rappresentanti di Citex, società di criptovalute iraniana.

Per Bitfinex passa anche Enrico Danieletto che lavora a Londra nella società Pairstech. Tra il 2004 e il 2005 Danieletto è stato amministratore di una società del professor Alberto Micalizzi, “il Madoff della Bocconi” condannato per altre vicende a gennaio 2019 a sei anni per una truffa da decine di milioni ai danni di banche italiane ed estere. Danieletto il 12 marzo andrà in udienza preliminare a Modena: è accusato di aver usato Pairstech nel 2018 per aiutare l’ex presidente della Fondazione Cassa Risparmio di Mirandola, Giovanni Belluzzi, a sottrarre 7 milioni all’ente con finti investimenti in diamanti. Danieletto il 17 e 18 settembre 2014 era andato con Fracassi sull’isola di Man per conto di Bitfinex: “Ero già amico di Fracassi, il mio ruolo si è limitato a una consulenza tra il 2013 e il 2014 sulla possibile autorizzazione di Bitfinex in Inghilterra. La società decise di non seguire quel percorso e la mia consulenza terminò. Non ho avuto altri ruoli in Bitfinex”, spiega Danieletto. Contattati, Devasini, Bitfinex, Tether e Bluebit non hanno risposto.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano del 15 febbraio 2021

Foto © Imagoeconomica

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