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Il 12 dicembre 1985 Graziella Campagna, una ragazza di 17 anni, fu fatta inginocchiare e poi uccisa con cinque colpi di fucile sparati a bruciapelo. Il delitto fu commesso vicino a Saponara, un paese in provincia di Messina. Ci vollero ventiquattro anni affinché i due killer, Gerlando Alberti Junior e Giovanni Sutera, fossero condannati in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio: il 18 marzo 2009 la Corte di Cassazione stabilì che i due criminali uccisero Graziella perché la ragazza aveva scoperto casualmente un documento di identità che attestava la vera identità di Gerlando Alberti Jr, il quale da latitante si nascondeva sotto falso nome nella provincia messinese.
Furono necessari ventiquattro anni per arrivare ad una sentenza definitiva perché le indagini ed i processi sull’omicidio di Graziella furono caratterizzati da una serie infinita di depistaggi volti a proteggere i due autori del delitto ed i loro favoreggiatori, che si nascondevano anche all’interno delle Istituzioni. Solo la caparbietà dei familiari di Graziella e la professionalità del loro Avvocato Fabio Repici consentirono di sgretolare il muro d’omertà eretto a difesa dei due imputati e dei loro protettori.

Tuttavia, non passarono che pochi mesi dalla decisione della Cassazione che sulla famiglia di Graziella arrivò l’ennesima doccia gelata: l’11 dicembre 2009 il Tribunale di Sorveglianza di Bologna concesse gli arresti domiciliari a Gerlando Alberti Jr, giudicando le sue condizioni di salute non compatibili con il carcere. Le reazioni dei fratelli di Graziella furono immediate: “Quello che è successo – disse Pasquale Campagna – è una cosa sconvolgente e vergognosa, che offende la dignità di mia sorella, della nostra famiglia e di tutti gli italiani”. “Il carnefice è condannato al carcere a vita – aggiunse Piero Campagna – e come regalo dallo Stato ci aspettavamo un mazzo di fiori: invece sono arrivati gli arresti domiciliari”. Un giornalista dell’agenzia ANSA raggiunse telefonicamente l’Avv. Fabio Repici e riassunse le sue dichiarazioni in un virgolettato con questi termini: “Questa decisione è il modo più scandaloso con cui la magistratura commemora l’anniversario dell’uccisione di Graziella Campagna che avverrà domani. Gerlando Alberti Junior ottiene i benefici in cambio del silenzio perpetrato fino ad oggi e con il quale ha evitato di inguaiare magistrati, alti ufficiali dell’Arma e mafiosi vari che, prima e dopo l’omicidio di Graziella Campagna, gli hanno garantito la protezione”.
Il Presidente del tribunale di Sorveglianza di Bologna, Francesco Maisto, respinse le critiche affermando: “(Il provvedimento, ndr) nasce solo da una richiesta specifica e ufficiale fatta dal carcere di Parma per le gravi condizioni di salute del detenuto. E dopo non c’è stato nessuno ricorso in Cassazione… Se la gente muore in carcere, poi si dice che il giudice sbaglia”.
Pochi giorni dopo la scarcerazione di Alberti Jr, il 15 dicembre 2010, il Procuratore Generale reggente di Bologna, Marcello Branca, impugnò l’ordinanza di scarcerazione di fronte alla Corte di Cassazione, evidenziando la mancanza di una perizia d’ufficio sulle effettive condizioni di salute dell’ergastolano. Il 16 dicembre 2010 la sezione di ‘Magistratura Democratica’ dell’Emilia Romagna espresse solidarietà al collegio giudicante che aveva disposto la scarcerazione, definendo il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza ‘un ordinario caso di applicazione della ‘giurisdizione’ che ha assicurato il diritto alla salute di un condannato’.

I giudici Francesco Maisto e Manuela Mirandola, due dei quattro componenti del collegio che scarcerò Gerlando Alberti Jr, querelarono per diffamazione l’Avv. Fabio Repici, unitamente ai giornalisti ed ai direttori dei Quotidiani La Stampa e La Repubblica che riportarono le dichiarazioni attribuite all’Avv. Repici nel lancio dell’ANSA. Nacquero così due procedimenti penali, uno incardinato a Torino, sede del Quotidiano La Stampa, ed uno avviato a Roma, sede del Quotidiano La Repubblica.

Il 13 maggio 2010, la Cassazione annullò con rinvio il provvedimento di scarcerazione di Gerlando Alberti Jr. Infine, il 15 dicembre 2010 il Tribunale di Sorveglianza di Bologna rigettò la richiesta di differimento d’esecuzione della pena per motivi di salute presentata da Alberti jr, che era stato nel frattempo ricondotto in carcere.

I due procedimenti penali a carico dell’Avv. Repici e dei giornalisti che pubblicarono le dichiarazioni contenute nel lancio ANSA sono ancora in corso.

Nel febbraio 2016 il Tribunale di Torino ha assolto l’Avv. Repici e i giornalisti del Quotidiano La Stampa perché “il fatto non costituisce reato”. Durante le indagini, non è stata accertata l’identità del giornalista dell’ANSA che intervistò telefonicamente l’Avv. Repici l’11 dicembre 2009 e non è stata verificata l’esistenza o meno di una registrazione di quella telefonata. Le parti civili, la Procura e la Procura Generale di Torino hanno depositato atto di appello contro l’assoluzione degli imputati. Il 23 settembre 2019 ha avuto luogo la prima udienza davanti alla terza sezione penale della Corte di appello. L’Avv. Repici ha rinunciato alla prescrizione, già maturata negli anni precedenti. Il Sostituto Procuratore Generale Marcello Tatangelo ha chiesto che, in riforma della sentenza di assoluzione emessa in primo grado, l’Avv. Repici sia condannato a quattro mesi di carcere e che per gli altri due imputati sia emessa sentenza di proscioglimento per prescrizione. Il 14 ottobre 2020 è attesa la sentenza della Corte di Appello.

Oggi Gerlando Alberti Jr è detenuto e questo fatto dimostra, ad oltre dieci anni di distanza dal dicembre 2009, che le sue condizioni di salute sono state compatibili con il regime di detenzione carceraria e che il detenuto ha sempre avuto assicurato il diritto alla salute. L’Avv. Repici, invece, rischia una condanna, addirittura ad una pena detentiva, solo per aver espresso il proprio profondo sconcerto di fronte ad un provvedimento che è stato emesso dal Tribunale di Sorveglianza di Bologna e che è stato successivamente annullato dalla Corte di Cassazione. Inoltre non sono stati acquisiti alcuni elementi necessari per riscontrare le esatte parole formulate dall’Avv. Repici all’agenzia ANSA il giorno della scarcerazione di Gerlando Alberti Jr.

Attendiamo con fiducia la sentenza che sarà emessa dalla Corte di Appello di Torino. Abbiamo piena consapevolezza che i fatti emersi durante il dibattimento saranno scrupolosamente valutati, come già accaduto per la sentenza di assoluzione degli imputati emessa dal Tribunale di Torino. Condividiamo la riflessione di Piero Campagna il quale, ricostruendo nel 2012 l’estenuante lotta per la Giustizia per Graziella, ha dichiarato: “Fabio Repici ha restituito la dignità e l’onore di avere Giustizia per Graziella… Oggi chi dice la verità ne soffre”.

Piero Campagna
Salvatore Borsellino
Vincenzo e Nunzia Agostino
Paola Caccia
Stefano Mormile
Angela e Gino Manca
Roberta Gatani
Movimento Agende Rosse

Tratto da:
19luglio1992.com

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