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di AMDuemila
“L’amore è essenziale. Senza, la vita è arida e apatica. Ma il vero amore comporta il dono di sé, altrimenti rischia di diventare possesso e anche violenza. Nella società dell’io che ha deturpato l’amore, siamo chiamati a resuscitarne la forza rivoluzionaria di motore di cambiamenti di vita e di relazioni. Per questo non basta l’amore, occorre anche il senso di giustizia, sentire sulla pelle le ferite degli altri. Senso di giustizia che impedisce l’indifferenza, il giudizio e il pregiudizio. I cambiamenti o sono radicali o restano solo aggiustamenti, adattamenti”. E’ così in un’intervista a “La Repubblica” nell’edizione di Firenze, don Luigi Ciotti, ha palato del suo nuovo libro “L’amore non basta” (ed. Giunti). Il libro non è altro che un'autobiografia della storia del sacerdote che da tantissimi anni si impegna nel contrasto alle mafie (con Libera) e alla tossicodipendenza, con il Gruppo Abele. “Il mercato della droga è portatore di profitti immensi. - ha detto - Abbiamo capito che siccome era gestito dalle mafie non si poteva lottare contro la droga senza lottare contro le organizzazioni criminali”. amore non bastaRiguardo al contrasto alle mafie, don Ciotti ha detto che “al di là dei ritardi, le omissioni, le complicità, c’è un difetto di impostazione. Droga e mafie sono enormi questioni in cui convergono componenti sociali, politiche, culturali. Abbiamo risposto con la logica dell’emergenza senza andare alle origini del problema”. Nell’intervista don Ciotti ha parlato del ruolo delle donne: “Mi colpiscono per la loro speciale sensibilità. Come portatrici di vita, hanno con la medesima un legame viscerale e istintivo che rende loro insopportabili le ingiustizie, le violenze, le falsità, tutto ciò che va contro la vita. Saveria Antiochia, la mamma contro la mafia che le aveva ammazzato il figlio, ci ha detto: 'Quando ti uccidono un figlio sparano anche su di te'. Se non sentiamo proiettili o tritolo come qualcosa che uccide anche noi, la memoria è solo retorica, passerella, celebrazioni. Loro sono morti perché noi non eravamo abbastanza vivi”.
Riguardo l’indifferenza, il presidente di Libera ha spiegato che “riguarda l’etica della cittadinanza, ovvero il modo in cui è stata vissuta la Costituzione che è richiamo generale alla responsabilità, perché i cittadini non siano solo destinatari, ma custodi e artefici del bene comune”.
In conclusione, il parroco ha parlato dei giovani e delle difficoltà che oggi trovano nella società: “Poveri perché impoveriti. Non occupandosi di loro, il sistema è ingiusto ma anche distruttivo perché sono la riserva di futuro. Parliamo della scuola perduta per Covid, ma già eravamo uno dei primi Paesi per abbandono scolastico. Ora la povertà educativa è sulla bocca di tutti ma già perdevamo un giovane su tre nei primi cinque anni di scuola superiore”.

Foto © Imagoeconomica

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