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anselmi tina 3di Monica Soldano
E’ tempo di crisi di identità non c’è dubbio di sorta. Crisi politica, di partiti, di visioni, di leader, di ciò che sarà l’Italia come l’Europa, insomma proprio del futuro prossimo. Per questo il racconto delle  poche donne che hanno fatto la nostra storia istituzionale è ancora più incredibile ed emozionante. Tirarlo fuori dalle scatole di documenti e repertori istituzionali è doveroso, ricco di spunti per tutti, soprattutto quando quella donna è Tina Anselmi (in foto), una donna “normalmente eccezionale”. Questo il preambolo che è riecheggiato ieri alla Camera dei deputati presso il gruppo Pd. Con il capogruppo Ettore Rosato, presente anche l’on Roberta Agostini, Rosy Bindi ed alcuni politici noti, come Castagnetti, che con le autrici del documentario, Anna Vinci e Claudia Mencarelli, Giuseppe Giannotti, vicedirettore di Rai Storia e numerosi testimoni di quegli anni, ha organizzato un convegno a partire dal  filmato. Così, questa sera alle 23:20, Rai Storia dedicherà cinquanta minuti alla prima donna ministra della storia della Repubblica italiana, Tina Anselmi. Ministra del Lavoro e poi della Sanità (fu la prima a parlare di prevenzione della salute partendo dai luoghi di lavoro), ma soprattutto quella che seppe presiedere la commissione d’inchiesta più complessa e rischiosa del secolo, la commissione sulla P2. “Tina Anselmi, la grazia della normalità”, è un documentario, realizzato per la Rai, con la regia di Claudia Mencarelli, su impulso di Anna Vinci, in cui conosceremo  la Anselmi, con la sua forza interiore e politica, dovuta al dono della coerenza e della ostinata determinazione di vigilare sulle istituzioni. Partigiana veneta, giovanissima, giurò il 30 luglio 1976 al Quirinale il suo voto di obbedienza alla Stato, come ministra del lavoro, con il governo di Giulio Andreotti. Una donna disciplinata, che seppe accogliere sfide importanti, come quella che la condusse, in soli dieci minuti a dire di si a Nilde Iotti, quando il 30 ottobre del 1981 le chiese di diventare presidente della Commissione P2, ma, poi, fu letteralmente “fatta fuori” dal suo partito la D.C, che successivamente le chiese il sacrificio di candidarsi in un collegio leghista, impossibile da vincere, per lasciare il posto ad un parlamentare uomo, meno scomodo di lei. Era scomoda, perché onorava gli incarichi con obbedienza al valore della vigilanza sulla cosa pubblica, in tempi in cui nello Stato, conviveva l’antistato. Questa fu la scoperta più dolorosa e drammatica di una ex giovane partigiana veneta e cattolica come fu Tina Anselmi.

Essersi occupata dell’inchiesta più delicata della storia parlamentare con onestà e coerenza, la catapultò in una dimensione dolorosa per una  partigiana che aveva visto morire molte giovani donne nel nome di una morte necessaria. Toccò, invece, proprio a lei scoprire la quantità di nomi iscritti nella P2 e dover ricostruire le strette connessioni tra servizi segreti, loggia deviata e alti apparati coinvolti. Ancor più drammatica la scoperta, qualche anno dopo l’inchiesta, della lettera spudorata di Licio Gelli al neo presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, succeduto al partigiano Sandro Pertini, che aveva cercato di proteggerla. In quella lettera, Licio Gelli, che si presentava come maestro venerabile della loggia Provvidenza, si lamentava del lavoro della Commissione di Tina Anselmi. Una cattolica, laicissima, che seppe mettere il bene dei cittadini sopra ogni cosa, tanto che la firma alla legge 194, le costò il raffreddamento dei rapporti con la pastorale sanitaria del Vaticano, ma che in realtà le fece scontare in questo modo anche ben altro genere di interessi, quelli farmaceutici, ricorda un testimone dell’epoca. Tina  Anselmi era molto lucida e schietta e nel suo diario scrisse “Dopo l’affare Moro si è aperta una ferita nella nostra intelligenza ed umanità. Noi non saremmo più stati gli stessi.” Ieri, questa donna, politica italiana, ha compiuto 89 anni e le è  stato dedicato, già in vita, un francobollo, che secondo il sottosegretario Antonello Giacomelli, dovrebbe rappresentare “il simbolico riconoscimento di scuse da parte dello stato italiano, per averla lasciata da sola, per non aver accettato di difenderla contro Licio Gelli”. Ce lo auguriamo e ricordiamo che per Tina Anselmi “Una democrazia manipolata è una non democrazia.”.

Tratto da: 100passijournal.info

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