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avvocati effdi Stefania Limiti
Atti di impulso della Procura nazionale antimafia si aggirano come fantasmi: è l’impressione che si ricava ascoltando i primi minuti dell’udienza del 10 febbraio scorso del processo denominato Capaci bis.
In quella circostanza il difensore dell’imputato Lorenzo Tinnirello, Salvatore Petronio, e poi il suo collega Flavio Sinatra, legale di Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, hanno chiesto alla Corte guidata da Antonio Balsamo di acquisire tutti gli atti d’impulso (come è noto di natura esclusivamente amministrativa) prodotti dalla Procura nazionale antimafia sotto la guida di Piero Grasso e relativi “all’eventuale caricamento del cunicolo e la composizione del commando operativo”. I difensori hanno spiegato la loro richiesta sulla base di recenti articoli di stampa (Sandra Rizza su Il Fatto e Lirio Abate su L’Espresso) dai quali si può desumere che siano esistite attività investigative non considerate nel processo in corso. L’imbarazzo in Aula era palpabile anche attraverso l’etere, per chi seguiva l’udienza attraverso lo streaming di Radio radicale. Ed è comprensibile.
Infatti, la Pna, che non è titolare dell’azione penale, ha riversato interamente l’esito della propria attività, svolta nell’esercizio esclusivo di coordinamento delle indagini e al fine di dare, appunto, impulso al lavoro delle diverse Procure impegnate nelle inchieste sulle stragi.

Dal canto suo, la Procura di Caltanissetta sta lavorando da molto tempo ("anni! possiamo dirlo?", dice nella sua replica il pm Onelio Dodero, rivolgendosi al collega Luciani) all’inchiesta sulla strage del 23 maggio del 1992, producendo una enorme mole di attività di indagine, naturalmente messa completamente a disposizione delle parti. Si tratta di un lavoro davvero imponente, come sta emergendo dalle udienze del processo, e che ha tenuto conto anche degli atti di impulso ricevuti dalla Super Procura, puntualmente messi a disposizione delle parti: "non si capisce la natura della richiesta dei difensori – osserva sempre il dottor Dodero in Aula – a meno che non si intenda che il procuratore Roberti si sia tenuto qualcosa nel cassetto ma questa è una ipotesi fuori dalla realtà!!".
Dunque, cosa vogliono quei due avvocati? Probabilmente Petronio e Sinatra erano consapevoli che la loro richiesta di acquisire eventuali prove dichiarative o documentali contenute negli atti di impulso fosse destinata ad essere rigettata dalla Corte, come poi è avvenuto  - "la formuliamo perché almeno resti agli atti", ha detto Petronio iniziando il suo intervento). Si presuppone, è fin troppo logico, che, prendendo visione di tutti gli atti messi a loro disposizione, i due legali li abbiano studiati a fondo, con scrupolo. E ci fanno capire che non c’è traccia in quel materiale di "indagini svolte per approfondire le modalità del caricamento del cunicolo e di quella che poi è stata chiamata giornalisticamente l’ipotesi del ‘doppio cantiere’". Non è per niente facile dipanare la matassa, direi impossibile in questa fase perché gli elementi di valutazioni a nostra disposizione sono davvero troppo pochi. Resta la richiesta dei due difensori i quali, certo, potrebbero aver fatto confusione tra gli articoli di stampa e l’ampia mole di carte a loro disposizione. Sempre che non ci siano in corso nuove attività investigative sulla strage di Capaci, un nuovo fascicolo d’inchiesta nel quale potrebbero essere finite le presunte carte mancanti e che, tuttavia, sarebbe doverosamente riservato. Vedremo, il tempo ci aiuterà senz’altro a capire meglio.

Dossier Processo Capaci bis

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