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gozzo-domenico-web1di Nico Gozzo - 20 maggio 2012
Oggi ero a Cefalu', bellissima cittadina arabo-normanna del litorale nord della Sicilia. Giornata quasi estiva, ma ventilata, cielo di un azzurro intenso, senza nuvole. Arrivo in orario alle dieci e trenta, entro nel palazzetto dello sport dove si doveva tenere la manifestazione per non dimenticare, per commemorare i venti anni da capaci, con una partita di basket tra nazionale magistrati e nazionale artisti.Tantissimi bambini da scuole di tutta la Sicilia, con il foglio di carta in mano e la penna per ottenere un autografo dal loro idolo, che si chiami Frizzi o che venga dall'ultimo grande fratello televisivo non importa.

Tanti bambini preparati ad un giorno di festa e di memoria, partiti presto la mattina per arrivare in tempo. Arrivo e mi dicono che una ragazza, Melissa, che come loro era convinta di partecipare ad una giornata importante, insieme agli amici più cari, era stata sottratta ai suoi genitori ed a questa vita. E tanti altri ragazzi combattevano con la morte. Una ragazza che apparteneva alla scuola intitolata a Francesca Morvillo Falcone, che aveva vinto un premio antimafia nazionale. Una scuola dove oggi la memoria di qui giorni sarebbe passata con don Ciotti ed altri, e questi ragazzi volevano essere presenti anche perché convinti di vivere in un'Italia diversa e migliore di quella di quei terribili e bui anni novanta. All'improvviso, mi sono sentito tornare a quel19 luglio 1992, quando, dopo appena 57 giorni da Capaci, appresi della notizia dell'olocausto in via d'Amelio a Palermo. Stessa sensazione di scoramento, stessa rabbia, stessa disperazione. Stessa tentazione di andarvia da questo paese che sembra non amare stessi figli. Avrei voluto correre a Brindisi come feci quel 19 luglio correndo come un pazzo da Terrasini, a 30km da Palermo, dove mi trovavo, sino all'agghiacciante teatro di morte di via d'Amelio. Ma non era possibile.Allora ho visto le scene alla TV, ed ho rivissuto quelle stesse scene che, da quando sono a Caltanissetta, ho dovuto rivedere tante volte con orrore per le stragi del '92: persone scioccate, che vagano tra resti anneriti, oggi cartelle distrutte, ieri macchine di scorta fumanti. Cittadini intervistati che descrivevano piangenti quello che era accaduto.Ha importanza sapere da chi e' venuta o verra' la rivendicazione? Se sia o no mafia? Chiunque sia stato, anche un unabomber, ha imparato bene i metodi mafiosi del terrore. E si e' inserito nella gigantesca ferita che attraversa la nostra Italia da quel 1992, e dai successivi bugie e silenzi di stato, e l'ha fatta nuovamente sanguinare. L'ha fatta sanguinare violando un santuario, le scuole, e facendo morire i nostri figli, sperando cosi' di uccidere il nostro e loro futuro.Allora cercai conforto in Procura a Palermo, e trovai colleghi, tra cui Alfredo Morvillo, fratello di Francesca, che mi spiegarono cosa era successo, e mi diedero la forza e la motivazione per andare avanti. Per mettere sulle mie spalle inesperte il fardello di tante inchieste cominciate da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tante difficoltà abbiamo passato, ma non siamo arretrati. E a poco a poco la nostra consapevolezza e' diventata consapevolezza ed impegno di tutta la società civile. Anche Melissa voleva esprimere questa consapevolezza ed impegno. Era una ragazza bellissima, e meritava di avere una vita altrettanto bella.Sono confuso. Sono distrutto. E' servito quanto abbiamo fatto? Questa Italia uscirà mai dal tunnel nero in cui entro' allora? Vi prego, datemi parole di speranza. Io non riesco a darvene neanche una. Da questo maledetto Sud un abbraccio a tutti, e una carezza ai genitori di Melissa e degli altri ragazzi coinvolti.

Tratto da: 19luglio1992.com

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