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radio-libera-tutti-webTrattativa stato-mafia, Istituzioni, Cassata e Movimento Agende Rosse

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sosthesoundofsilence blogspot.com - 21 dicembre 2011
Martedì 14 su www.radioliberatutti.it è andata in onda l'intervista a Salvatore Borsellino nella trasmissione "DirettaLibera".
Sono stati affrontati diversi temi con un importantissimo tema in comune: la TRATTATIVA TRA STATO E MAFIA.

D:Lei più volte ha detto che su quel piccolo simbolo di giustizia (l'altare in ricordo della strage in Via D'Amelio, ndr) lei non vuole che sia profanato. Profanato da chi?
R: Purtroppo dopo la strage di via d'Amelio noi non volemmo che i funerali di Paolo fossero dei funerali di Stato ma che Istituzioni o personaggi della politica si presentassero come comuni cittadini.
Per anni ci hanno imposto funerali di Stato a cui partecipavano quegli stessi rappresentanti politici e delle Istituzioni che io ritengo avessero avuto una qualche partecipazione, almeno morale, alla responsabilità di quella strage.
Ho sopportato a lungo, per più di dieci anni, dopodiché la mia rabbia è montata in maniera tale che non sono più riuscito a sopportare quella profanazione e quelle corone di Stato portate per quella che. mi sono poi reso conto, fosse anche una strage di Stato.
Perciò, con i ragazzi delle Agende Rosse abbiamo soltanto detto che da lì in avanti saremmo stati presente in quella via il 19 luglio con le nostre agende rosse. Da quel momento nessun rappresentante delle Istituzioni si è più presentato per paura di essere contestato.
Io non so che giudizio possiamo dare di rappresentanti delle istituzioni che hanno paura delle contestazioni tanto da non presentarsi a commemorare un magistrato come Paolo Borsellino.

D:Quando parliamo di trattativa tra stato e mafia, parliamo di un qualcosa che ormai si può dire archiviato, messo in soffitta oppure fa parte di una pax mafiosa che dura tutt'oggi?
R:No, io direi più che qualche cosa messa in soffitta, si tratta di qualche cosa che sicuramente c'è stata. Perché dopo una congiura del silenzio durata quasi vent'anni durante la quale nessuno voleva ammettere l'esistenza di questa trattativa, dopo che io, già dal 2007, grido in tutti i posti dove mi invitano in Italia che mio fratello è stato ucciso proprio a causa di questa tratta o per lo meno che la sua fine è stata accelerata per portare aventi questa trattativa; oggi che un mafioso (cioè Spatuzza) sebbene sia diventato, collaboratore di giustizia e figlio di un mafioso, Massimo Ciancimino , ha iniziato a parlare di questa trattativa improvvisamente rappresentanti delle istituzioni (come Violante, Martelli, Liliana Ferraro, Conso che di questa trattativa non avevano mai parlato) hanno cominciato a fare delle ammissioni.
Trattativa che io ritengo non sia ancora conclusa, in quanto tutt'oggi si stanno pagando le cambiali che sono state comprate per questa trattativa.
Secondo me, tanto per fare un esempio, tutto quello che avviene attorno al 41bis e che è avvenuto da vent'anni a questa parte fanno parte del pagamento di queste cambiali.
 
D:Come giudica l'atteggiamento che lo stato ha avuto nei confronti delle richieste contenute anche nel “Papello” di Riina?
R:Io quando parlo di Stato ne parlo con cautela perchè lo Stato è rappresentato sia dalle Istituzioni per bene e non che dai cittadini.
Quindi posso parlare di quell'atteggiamento che alcuni rappresentati delle istituzioni (una parte dello Stato) ha avuto in queste vicende.
Io credo che dal '92 ad oggi ci sono state delle manovre oscure sulle quali va fatta chiarezza e sulle quali oggi ci sono dei magistrati a Palermo e Caltanisetta che stanno cercando di fare chiarezza. 
Per cui bisogna chiarire e capire il perchè in certi periodi centinaia di persone sono state tolte dal 41 bis, perchè la legislazione sui pentiti è stata stravolta, perchè non è stata portata avanti, come avrebbe dovuto essere in maniera di rafforzarla, la confisca sui beni mafiosi ma piuttosto addirittura si è pensato di metterli all'asta permettendo agli stessi mafiosi, vista la disponibilità che hanno di capitali senza limite, che sono di basso prezzo pe sporchi di sangue.
E sono tutte cose che messe assieme ci fanno capire, non solo come si stanno pagando le cambiali di questa trattativa, ma anche che questa trattativa probabilmente sta continuando davanti agli occhi di tutti.
Quando sono stati interrogati davanti alla televisione i Graviano ed è stato chiesto loro se conoscevano dei personaggi politici e delle istituzioni, il maggiore dei fratelli Graviano ha risposto dopo un lungo silenzio.
Silenzio che nel linguaggio mafioso ha un segnale evidente: “non parlo ma potrei parlare”
Questa è la continuazione della trattativa davanti agli occhi di tutti.
 
D:In questi ultimi giorni è uscito un articolo sull'espresso, parlando dei Graviano, dove si dice che durante un intercettazione un esponente di cosa nostra ha affermato che i Graviano hanno un appoggio politico molto in alto.
Questa persona ha fatto un nome: “Schifano”. Molti dicono che forse è il Presidente del Senato Renato Schifani.
Lei cosa ne pensa?
R:Io penso che sia molto probabile che si riferisca a quella persona.
Ma d'altra parte, ci sono stati molti collaboratori di giustizia che hanno detto che dai Graviano è stato proprio affermato in un certo momento, in un bar di via Veneto se ben ricordo, che c' hanno messo l'Italia nelle mani e si riferivano a quello che è poi divenuto il Presidente del Consiglio.
 
D:Crede che un po' di chiarezza si stia incominciando a fare anche con l'iscrizione nel registro degli indagati di Marcello Dell'Utri proprio per la questione della Trattativa?
R:Si, Marcello Dell'Utri è già condannato in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e personalmente non so quanto esterno sia effettivamente questo concorso.
Il fatto che Dell'Utri sia stato iscritto nel processo della trattativa che si svolge a Palermo è un segnale per me molto positivo, cioè del fatto che quella procura in particolare che i giudici , i magistrati come Ingroia e Di Matteo stiano lavorando bene e nella giusta direzione e che purtroppo però io ritengo che siano in grave pericolo che io ritengo addirittura anche di vita visto il momento perché siamo in un momento particolare troppo simile a quello del 92.
Un sistema di potere che è collassato e che si deve passare ad un altro sistema di equilibrio, un altro eq di potere. 
Purtroppo nel nostro paese questi momenti hanno coinciso con delle stragi.
Quindi non so se per questi magistrati questi poteri forti riterranno suff la maniera con cui sono stati eliminati altri giudici senza strage ma eliminati in altri modi.
Mi riferisco, tanto per fare un nome, a Luigi De Magistris.
 
D:Lei parlava di Berlusconi ed ora parlava del vuoto di potere.
Quindi mi sembra di capire che lei non crede, tanto per citarne uno, ad un titolo della Stampa di una settimana che diceva che Zagaria aveva detto che visto che non c'è più Berlusconi è molto più facile prenderci tutti.
R:Non credo che le cose siano così.
Non è solo Berlusconi, c' Berlusconi e c'è chi gli sta attorno.
A parte quello anche durante il suo Governo i latitanti venivano presi, anche di spessore, quelli di cui il governo si vantava.
Io credo che quei latitanti siano stati presi nonostante quel governo, nonostante [...] il fatto che ai magistrati vengano tolti o si tentano di togliere le armi per poter condurre la loro indagine, nonostante che si tolgono fonti alle forze dell'ordine, nonostante questo i pezzi sani della nostra istituzione (trai quali io metto la magistratura e parte delle forze dell'ordine) hanno conseguito dei successi notevoli […]
Questa affermazione di Zagaria bisogna vedere cosa intendesse dire e con quale valenza ha fatto questa affermazione.
 
D:Ci vuole spiegare un po' quando è nato il Movimento delle Agende Rosse e i punti su cui si fonda?
R:Il movimento è nato in maniera pressoché spontanea e soprattutto tra i giovani.
Decisi di ricominciare a parlare e lo feci con una lettera aperta che pubblicai sulla rete che si chiamava appunto 19 luglio 1992 una strage di Stato.
Perché in quei 10 anni (dal 1997 al 2007, ndr) di silenzio avevo continuato a cercare di capire cosa è veramente successo nel 92 ed ero venuto nella determinazione e nel convincimento che quella di via d'Amelio non fosse stata soltanto una strage di mafia ma fosse stata anche e soprattutto una strage di stato.
Da allora ho cominciato a girare tutta l'Italia invitato per lo più da gruppi di giovani, e a gridare dovunque la mia voglia di verità voglia di giustizia e la mia rabbia.
Questi sentimenti sono stati evidentemente molto contagiosi soprattutto trai giovani e a poco a poco si è formato in maniera quasi spontanea questo movimento.
Solo da poco tempo abbiamo costituito una associazione, le agende rosse, ma erano di persone che venivano alle nostre manifestazioni e ai nostri incontri con questa agenda rossa in mano in quanto questa agenda rossa è stata scelta da me e da loro quale simbolo della ricerca della verità e della giustizia.
Perché su quella agenda rossa esistono sentenze arrivate in cassazione sentenze che hanno messo una pietra tombale sulla verità sulla giustizia visto che è stato addirittura negato quasi che questa agenda rossa sia mai esisti e che fosse contenuta nella borsa di Paolo.
Questo nonostante Agnese e Lucia (moglie e figlia di Paolo) avessero testimoniato che Paolo, prima di partire dalla Villa Grazia di Carina per andare il 19 luglio al suo appuntamento con la morte, mise l'agenda nella borsa.
Non c'è stato mai la fase dibattimentale di un processo che si sono sempre arenati addirittura nell'udienza preliminare nonostante esistono fotografie di una persona che si allontana dalla macchina di paolo portando la borsa in mano.
Ora, io non dico che questa sia la persona che abbia sottratto l agenda però dico che dalla fase dibattimentale di un processo si sarebbe potuto sicuramente arrivare se non alla verità ad avere maggiori elementi su chi avrebbe potuto sottrarre questa agenda.
Visto che io ritengo che l'assassinio di Paolo sia stato organizzato in quella maniera e in quel modo anche per potergli sottrarre l'agenda perché uccidere Paolo senza far sparire l'agenda non sarebbe servito a niente non è di certo alla mafia che interessava far sparire l'agenda ma sicuramente a quei personaggi delle istituzioni delle quali avevano potuto parlare collaboratori di giustizia come Gaspare Mutolo che per primo aveva parlato delle infiltrazioni e delle criminalità organizzate all'interno di istituzioni, all'interno della stessa magistratura, delle forze dell'ordine, dei servizi segreti.
Aveva parlato di Signorino che era stato pubblico ministero al maxi processo, aveva parlato di Contrada che poi è stato condannato per concorso esterno e che si trova oggi purtroppo non più in galera dove sarebbe il suo posto ma agli arresti domiciliari a Palermo e quindi quell'agenda rossa avrebbe dovuto sparire ed è sparita.
È per questo che abbiamo scelto l'agenda rossa quale simbolo di verità e della ricerca di giustizia.
Il Movimento Agende Rosse è un movimento, contrariamente ad altri movimenti che hanno campo di azione più vasto, si limita semplicemente alla richiesta di verità e giustizia sulle stragi di via d'Amelio, dei Georgofili, di via Palestro che ne sono la logica continuazione.
Riteniamo che fino a quando sulla nostra repubblica graverà questo peccato originale di queste stragi che sono all'origine di questa seconda Repubblica, senza quelle stragi non avrebbe potuto esserci questa seconda Repubblica.
E quindi fino a quando ci sarà questo peccato originale sul nostro paese le cose nel nostro paese non potranno cambiare.
Su una Repubblica fondata sul sangue non può venire fuori che quello che viene fuori oggi cioè una Repubblica, sistema di potere che è annegato nel fango almeno fino ad oggi.
Oggi è stato sostituito da un altro ma è una fase transito ma bisogna vedere cosa ne verrà fuori.
 
D:Che valore ha oggi più che mai il ricordo e il grido che lancia dopo ogni suo intervento “Resistenza!”?
R:Il ricordo vale a poco o a nulla.
io mi rifiuto sempre id andare a inaugurare lapidi, strade intitolate a Borsellino e Falcone e i ragazzi morti con loro
Perché ritengo che uno Stato che sia degno di questo nome prima di tutto debba dare giustizia e poi può pensare alla memoria e a intitolare strade.
L'unica volta che sono andato ad inaugurare un circolo qui a Paderno Duniano, qualche tempo dopo in quel circolo si è svolta una riunione per il giuramento di un locale 'ndranghetista, una 'ndrina lombarda che è stata poi identificata dai magistrati nell'operazione “infinito”.
Quel circolo era intitolato a Falcone e Borsellino quindi la memoria serve a poco e diciamo questo ne è un paradigma evidente.
In ogni caso io distinguo tra ricordo e memoria.
Il ricordo è qualcosa di cristallizzato e si possono ricordare i parenti morti però non un magistrato ucciso anche dallo stato in un paese che vie in una Repubblica che è diretta conseguenza di quella strage.
Non si può parlare di ricordo
per questo io ho mutuato da quando Borrelli il capo della procura di Milano disse “resistere, resistere, resistere” ho mutuato questo grido di “resistenza, resistenza resistenza”.
Anche perché ritengo che quei martiri (visto che non posso più chiamarli eroi dato che eroe qualcuno ha chiamato un assassino come Vittorio Mangano) di queste stragi siano assimilabili ai martiri della resistenza.
Sono morti per cercare di costruire un paese nuovo, un paese libero da questo cancro nato nelle regioni del sud...la criminalità organizzata, la 'ndrangheta, la camorra la sacra corona unita, la mafia.
Si è purtroppo entrato in metastasi ed oggi credo abbia aggredito l'intero organismo del nostro paese.
 
D:Cosa pensa di Franco Cassata? 
R:Franco Cassata è uno di quegli esempi nei quali purtroppo i posti in alto nella magistratura siano occupati da persone non assolutamente degne di occuparli.
Purtroppo quello di Franco Cassata non è l'unico caso, Cassata è stato tra l'altro di recente , mi risulta, denunciato per aver preparata lui stesso un dossier anonimo su Parmaliana per screditarlo agli occhi dell'opinione pubblica.
Io spero che questa denuncia porti o alle dovute dimissioni di Cassata dal posto che occupa alla procura di Messina oppure che queste indagini vadano avanti e che ci facciano sapere di più su quella Corda Frates cioè su quel circolo massonico in cui magistrati come lui sedevano accanto a mafiosi in quello che veniva denominato il “rito cloridano”.
Lì c'è una continuità tra le Istituzioni dello stato e pezzi dell'antistato, è quello il grosso problema di certe procure del sud.
 
D:Pierluigi Battista (editorialista del Corriere della Sera) afferma che parlare di Trattativa sulle stragi di Borsellino e Falcone in questo caso si rischia di minimizzare la mafia.
Lei cosa si sente di rispondere?
R:E' piuttosto ambigua.
Io non apprezzo questa uscita.
Che cosa vuol dire? Che non si deve parlare di trattativa?Io non capisco.
Se la trattativa è la causa dell'assassinio e della strage di via d'Amelio, che poi ha portato agli equilibri su cui è nata questa seconda Repubblica, cosa significa?
Vorrei che Battista mi spiegasse cosa vuol dire minimizzare la mafia.
Sono quelle affermazioni generiche di cui non si capisce il senso.
Battista potrebbe evitare, potrebbe fare del giornalismo più mirato e più serio.
 
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Trato da: 19luglio1992.com

 

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