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"È una riforma che nel suo testo è oscura, è oscuro tutto dopo quello che verrà se la riforma dovesse passare". Con queste parole il presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, ha aperto giovedì 26 febbraio 2026, alle ore 17, presso la libreria MilleMondi di via Mariano Stabile, un confronto pubblico che ha messo al centro i rischi della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere.
L’incontro, dedicato alla presentazione dei volumi "Mani legate" di Morosini (scritto con Antonella Mascali) e "Divide et impera" di Pietro Gurrieri, ha offerto un’analisi critica della proposta di modifica costituzionale, alla vigilia del referendum confermativo fissato per il 22 e 23 marzo 2026. La riforma prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la divisione del Consiglio superiore della magistratura (Csm) in tre organi distinti, l’introduzione del sorteggio per la scelta di una parte dei suoi componenti e altre misure che, secondo i critici, alterano l’equilibrio dei poteri e l’indipendenza della giurisdizione.
Moderato da Salvo Battaglia, segretario nazionale di Avvocati per il No, il dibattito si è svolto in un clima di intensa mobilitazione referendaria, con il fronte del No che appare particolarmente attivo nelle iniziative pubbliche.
Morosini ha proseguito sottolineando come la proposta miri a sottrarre la polizia giudiziaria alle direttive del pm, eliminando un principio introdotto dal codice Vassalli e consolidato dal 1989, che ha permesso indagini "incisive" su mafia, stragi – inclusa quella di Bologna, dove "i vertici dei corpi di armata avevano depositato le indagini" –, imprenditoria e libere professioni.

Il testo, ha aggiunto, è "il prodotto di un lavoro che si è fatto nel Consiglio dei ministri, ed è stato votato rapidamente nei quattro passaggi, una scossa supersonica, per una parte importante della Costituzione". Ha osservato che nelle iniziative favorevoli al No i partecipanti sono "molto più motivati" e convinti del valore della Carta del 1948, con un forte desiderio di comprendere le reali implicazioni del cambiamento. Ha descritto sale piene di famiglie di tutte le età, con domande continue e un coinvolgimento emotivo che, ha detto, "era da tempo che in Italia, nel discorso pubblico, prima di un avvenimento elettorale, non si coglieva così forte".
Il presidente del Tribunale di Palermo ha riconosciuto che "noi magistrati non veniamo da un periodo brillantissimo sul nostro operato", ammettendo gravi errori passati che hanno reso il clima non favorevole e reso "immediatamente palpabili" le conseguenze negative. Ha definito l’occasione un momento per osservare come i cittadini percepiscano la magistratura e per riflettere sul rischio di autoreferenzialità della categoria. La riforma, secondo Morosini, altera profondamente "la fisionomia dei rapporti del potere dello Stato", senza accogliere nemmeno emendamenti della maggioranza e senza un dibattito adeguato nel Paese.

Battaglia ha introdotto il confronto sottolineando che i due libri, pur profondamente diversi, “giungono alle stesse conclusioni". Ha precisato che il volume di Gurrieri si concentra maggiormente su questioni storiche legate alla separazione delle carriere e sui progetti di cambiamento nei lavori parlamentari. Pietro Gurrieri, avvocato e membro del direttivo di Rete di Giustizia, ha espresso solidarietà a Morosini e ai magistrati del Tribunale di Palermo, affermando che quando è messa in discussione l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, lo sono anche i diritti degli avvocati. Ha definito la riforma "accessibile in prima battuta per addetti ai lavori", ma ha insistito sul fatto che la Costituzione, in quanto atto fondativo, "non deve essere riformata in maniera disinvolta, ma adoperando la ricerca del massimo consenso possibile". Sul Csm, Gurrieri ha sottolineato che nel sistema originario il componente politico doveva essere inferiore a quello togato per garantire l’autogovern e ha concluso evocando il "piano di rinascita democratica" di Licio Gelli, in cui la separazione delle carriere figurava tra i punti fondamentali. L’appuntamento ha confermato la polarizzazione del dibattito referendario, con entrambi gli autori che hanno espresso forti perplessità sulla riforma, ritenendola lesiva degli equilibri costituzionali e delle garanzie di indipendenza della magistratura elaborate nel 1948.

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