Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.
Quattro anni fa, ho cavalcato un idrogetto sul Mar Caspio. L'istruttore mi ha chiamato: "Urla. Lascia che l'acqua prenda il tuo urlo. Nessuno sentirà, ma forse la tua anima respirerà".
 
Eppure, non ci riuscivo. Ho aperto la bocca, ma la voce era già morta prima di lasciarmi. Il mio silenzio era più pesante del mare, più denso dell'aria. Non sapevo, oh Dio, non sapevo! Che questo silenzio fosse una profezia, che un giorno avrei abitato in un luogo dove ogni gola è strozzata, dove ogni urlo nasce morto, dove il silenzio dell'umanità stessa è diventato più terribile di qualsiasi grido.
 
Quel luogo è Gaza.
 
Qui il mondo è finito, e solo i cadaveri camminano. Qui i bambini nascono già condannati, il loro primo respiro è un debito con la morte. Qui gli uomini graffiano la sporcizia per trovare il pane per i loro piccoli, e i bambini leccano la polvere per trovare farina mescolata alla sabbia. Qui le donne si strappano i vestiti a brandelli, urlando sulla carne squarciata dei loro figli. Qui i padri fissano gli occhi senza vita dei loro figli fino a farli sanguinare.
 
Ho visto corpi mutilati di bambini sparsi come bambole rotte.
Ho visto ragazze implorare brandelli di dignità, dopo che le schegge le avevano private persino del diritto di stare in piedi.
Ho visto uomini strisciare, metà uomini, trascinare i loro corpi rovinati sulle macerie.
Ho visto insegnanti, un tempo apostoli di saggezza, ridotti a mendicanti alle bancarelle della fame.
Ho visto onore profanato, dignità massacrata, l'immagine stessa dell'uomo calpestata nel fango.
 
E io vi dico: nemmeno l'Inferno potrebbe immaginarlo. Il Dio della misericordia ha voltato la faccia. Il Diavolo stesso è fuggito, incapace di sopportare una crudeltà che eclissa la sua. Cos'è allora Gaza? Non è una città. Non è nemmeno l'Inferno. È qualcosa di più profondo: un teatro dove l'umanità mette in scena la sua estinzione finale. Un luogo dove il silenzio ha sviluppato zanne, dove l'assenza di Dio urla più forte di tutte le bombe, dove l'uomo è diventato più mostruoso del suo sogno più oscuro.
 
E io, urlo mentre scrivo. Il mio sangue gocciola a ogni parola. Queste righe non sono inchiostro, sono ferite. Sono l'urlo che non ha mai lasciato la mia gola al Caspio, ora forzato sulla pagina con una violenza che nessun silenzio può contenere.
 
Lo senti? Mi senti? Non con le orecchie, sono inutili, ma con il tuo cuore tremante, con il tuo midollo che trema mentre leggi. Senti questo urlo che ti lacera, che ti brucia il petto, che graffia la radice della tua anima? Ne senti l'odore di cenere, ne assapori l'amarezza, ne soffochi con il fumo?
 
Questo è l'urlo di Gaza. Questo è l'urlo dell'umanità che si erge sulle rovine di se stessa. Questo è l'urlo che non ha fine.
 
 E se non urlate con me, se leggete e rimanete in silenzio, allora anche voi siete complici dell'assassinio del mondo.
 

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos