Beh, il nostro eroe di questa settimana è Gian Carlo Caselli. Non è un memorial (non sono mai riusciti a farlo fuori, nè materialmente nè in altri nodi). E’ semplicemente che, nel momento in cui siamo impegnati in un profondo ristailing (si dice così?) della nostra banda, bisogna pur mentovarlo. Caselli è infatti uno dei fondatori dei Siciliani Giovani, col vostro cronista, con Caruso del Gapa, con Titta Scidà e poi con una caterva di ragazzi ragazze e ragazzini che via salivano a bordo.
Caselli, di questi apostoli, era quello non siciliano (”ciarèa, neh”): ma questo non è neanche sicuro, primo perché - come la Marsigliese - “Siciliani” non si canta solo in un posto ma dappertutto; e poi perché lui la guerra l’ha fatta pure in Sicilia, e dunque è dei nostri.
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Sulle navi pirata (e il nostro non è certo un vascello del re) il ruolo equipaggo non è sempre tenuto con molta cura: capita che Sandokan ci sia ma Tremal Naik no; e questo, ai fini pensionistici, è un problema. Da noi però la carriera si conclude spesso nel corso d’un abbordaggio; nel qual caso si ha diritto a funerali commossi e orazioni. Si può anche concludere con una corda al collo, dinanzi al Consiglio Stellato di Sua Maestà, (Col Caselli però non ci son mai riusciti, anche se non si rassegnano e ci provano ancora),
C’è il mozzo Luciano, fra i primi a bordo, oramai un po’ bianco; e il nostromo Bastiano, e Maù, e l‘Etiope, e la Corsara Rossa, Olga d’Atene: nel libro non ci sono, ma nell’ arrembaggio sì eccome: se siete un galeone, girate al largo.
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E qua mi debbo fermare, per via dei ragazzi nuovi. Salgono a bordo ora: bravi e volenterosi, ci mancherebbe, ma distratti! Se non gli stai attento, ti cascano giù dalla scaletta; le sette e mezza, per loro, è “un po’ dopo l’alba” (nessuno ha orologio, a casa li sveglia la mamma); “babordo” che vuol dire? E che frutti dà l’albero “di tronchetto”?
Insomma, il marinaio è un mestiere e s’ha da imparare; e il marinaio pirata, poi, il doppio più degli altri. Eppoi, diciamola tutta, son giovanotti: e le puttane giù al porto, e i politicanti (peggio) e i bei discorsi tromboneschi... La gioventù è credulona, si sa, e le puttane e i politici ci sanno fare. Fortuna che ci siamo noi vecchi lupi di mare.
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“Avanti! Molla il pappafico! Su quella cima!”. E poi, ovviamente, ti tocca districare il fanciullo da quell’intrico di corde, di sartìe e di cavi in cui era rimasto intrappolato. Ma, sorridendo sotto la barba. “Eh, i ragazzi. Impareranno. Beh, anche noi, alla loro età...” E poi, con la faccia feroce: “Sveglia! Che, non l’hai visto che ora gira a levante? E quel maledetto pappafico, perchè è ancora là?”.
E’ un casino fare il pirata a una certa età, amici mieri. Intanto i fiocchi e il pappafico si vanno gonfiando piano piano: impacciati, imbranati, ma aiutandosi a vicenda, alla fine i ragazzi ce l’hanno fatta. E la nave va.
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''Quindici uomini'' …
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- Riccardo Orioles
