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La rubrica di Saverio Lodato

 


docufilm strage borsellino 23

 



quarantanni di mafia 312x mobile

di AMDuemila - 5 maggio 2011
Fu Giuseppe Graviano ad azionare il telecomando dell'autobomba che fece saltare in aria Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta.
Sarebbero queste le ultime confessioni del pentito Fabio Tranchina, ex fedelissimo dei potenti fratelli di Brancaccio, che collabora con la giustizia dallo scorso 22 aprile.

A rivelarlo, oggi, è “Il Fatto Quotidiano”, che riporta la ricostruzione offerta ai magistrati dallo stesso pentito, informato sulla dinamica dei fatti, a suo dire, direttamente dal capomandamento del quartiere palermitano.
“Prima dell’attentato – aveva già spiegato Tranchina ai pm che indagano sulle stragi, Giuseppe Graviano - più volte mi fece passare da via D’Amelio riaccompagnandolo, e io non capivo cosa dovesse vedere. Poi mi chiese di trovargli un appartamento in via D’Amelio, e visto che non l’avevo trovato ebbe a dirmi che allora si sarebbe messo comodo nel giardino. Dov’è avvenuta la strage in effetti c’era un muro e un giardino”.
Ed è proprio da lì, da dietro quel muro posto a distanza molto ravvicinata dalla casa della madre del giudice, che il boss – appostato fin dalle prime ore del pomeriggio - avrebbe premuto il pulsante del telecomando nel momento esatto in cui Borsellino premette quello del citofono.
Una ricostruzione inedita fornita ai magistrati di Firenze, Caltanissetta e Palermo. E che ricorda in parte quella offerta precedentemente da un altro collaboratore di giustizia, Giovambattista Ferrante: il quale raccontò di aver saputo che il commando di morte di Via D'Amelio era appostato dietro un muretto. E che qualcuno, in quel commando, aveva temuto che la parete di cemento crollasse e li seppellisse.
Dopo le dichiarazioni di Tranchina la Procura di Caltanissetta avrebbe già iniziato a cercare i dovuti riscontri, mentre si continuerebbe a valutare anche un'altra ipotesi emersa di recente: quella secondo cui il gruppo di fuoco di Via D'Amelio si trovava all'interno di un palazzo di 12 piani, all'epoca ancora in costruzione, di proprietà dei fratelli Graziano. Anche questo situato oltre il muro del giardino.

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