Forza Italia contro Gratteri per la sua presenza in Tv, il magistrato: ''È diritto di parola''

Pittalis interroga Nordio e il procuratore precisa: “Attività gratuita, non continuativa, che non parla di indagini in corso"
Ancora una volta Nicola Gratteri si trova a dover affrontare le polemiche nate dalla sua partecipazione al programma televisivo andato in onda su La7, intitolato “Lezioni di mafie”, condotto da Paolo Di Giannantonio e realizzato insieme ad Antonio Nicaso, coautore di molti libri scritti proprio con il procuratore capo di Napoli. A dare vita alle polemiche, ancora una volta, è stato il partito Forza Italia, con Pietro Pittalis, che facendo riferimento a una circolare del Consiglio superiore della magistratura del 2015 ha chiesto chiarimenti. La circolare in questione prevede infatti che i magistrati non possano partecipare in maniera continuativa a trasmissioni televisive, anche se a titolo gratuito, quando queste riguardano processi o vicende giudiziarie ancora in corso. Per questo motivo, attraverso Pittalis, al ministro della Giustizia Carlo Nordio è stata presentata un’interrogazione parlamentare per sapere se Gratteri stesse violando queste regole.
Il procuratore - come riporta “Il Fatto Quotidiano” - ha risposto con una lunga lettera al ministero nella quale chiarisce la sua posizione. Per il programma - che tra le altre cose ha avuto anche un ottimo riscontro da parte del pubblico, segno che il tema interessa e che la sua presenza ha conferito credibilità e forza al progetto - ha specificato che la sua partecipazione non richiede alcuna autorizzazione perché non rientra nei casi previsti dalla circolare.
Questo anche perché il programma di La7, “Lezioni di mafie”, non tratta indagini in corso né processi specifici, ma propone un’analisi generale, quasi didattica, del fenomeno mafioso a livello nazionale e internazionale. Non si parla, dunque, di singole inchieste, ma di un racconto storico e culturale delle mafie. Altro punto che il procuratore capo di Napoli, con una lunghissima esperienza nel contrasto alla criminalità organizzata, ha voluto precisare è il fatto che la sua presenza non è continuativa: c’è stata un’unica registrazione che, per motivi televisivi, è stata suddivisa in più puntate, quindi non si tratta di una presenza fissa o di un impegno costante in televisione. Non meno importante, dato i dubbi sollevati ancora una volta da Forza Italia, è il fatto che Gratteri partecipa al programma a titolo puramente gratuito e senza tornaconti personali di alcun genere.
A questo va aggiunto che Nicola Gratteri ha colto l’occasione per discutere anche di un altro aspetto: il principio della libertà di espressione, che in questo caso - ha ribadito - spetta anche a un magistrato in qualità di cittadino. Intervenire in televisione per spiegare un tema così rilevante come la mafia - in un Paese in cui la criminalità organizzata ha fatto e continua a fare danni, spesso intrecciandosi con interessi politici - rientra nel diritto di parola e non può essere considerato motivo di censura o di sanzione.
Ad ogni modo, non è la prima volta che Gratteri deve difendere questa sua scelta. Già in altre occasioni era stato criticato: per esempio, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, sempre di Forza Italia, durante un convegno aveva sottolineato come la presenza di un procuratore in televisione fosse la dimostrazione della necessità di riformare il sistema giudiziario e di separare le carriere dei magistrati. Per l’occasione Gratteri si è visto costretto a replicare con fermezza, spiegando che un viceministro non poteva permettersi affermazioni così superficiali, un po' come se fossero discorsi da bar. Se ci sono dubbi sulla condotta di un magistrato, l’unica via corretta è quella formale: un’ispezione, un procedimento disciplinare, non certo allusioni pubbliche.
Foto © Imagoeconomica
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