Skip to main content
| Cronaca

Esperti internazionali all'Ocse: Italia indebolisce la lotta alla corruzione

AMDuemila

Un gruppo di esperti internazionali (tra cui Drago Kos, ex presidente del comitato anticorruzione dell’Ocse) ha espresso preoccupazione per l’approccio dell’Italia nella lotta alla corruzione internazionale. In una lettera aperta al Working Group on Bribery dell’OCSE, il gruppo ha criticato le recenti leggi italiane, che a loro avviso indeboliscono le indagini (come l'approvazione del ddl anti-intercettazioni e abolizione abuso d'ufficio) anticorruzione e ha denunciato la condanna dei magistrati Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro per rifiuto d’atti d’ufficio, con l’accusa di non aver depositato nel processo Eni-Nigeria documenti considerati favorevoli agli imputati, ma dai due pm ritenuti non certi e non rilevanti.

È questo in estrema sintesi il contenuto dell'articolo di Gianni Barbacetto, pubblicato sul 'Fatto', in cui si specifica che "l’Italia non ha risposto in modo credibile alle raccomandazioni contenute nel rapporto Ocse del 2022”. In quel documento, viene riportato, si segnalava “l’inadeguatezza dell’approccio e dell’impegno dell’Italia nell’affrontare la corruzione internazionale”. In particolare, “non sono state apportate modifiche alla legge italiana che possano contribuire a riportare l’azione penale italiana contro la corruzione in linea con la Convenzione”.

Il trattato a cui si fa riferimento è la Convenzione OCSE sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali, sottoscritta dall’Italia nel 1997. Questo accordo impegna gli Stati membri a perseguire penalmente chiunque, tra cittadini e persone fisiche o giuridiche, paghi tangenti all'estero, con l’obiettivo di prevenire che la corruzione dia a un Paese un vantaggio competitivo illegale nel commercio internazionale.


L'attacco ai magistrati

"Sono stati attaccati anche i magistrati: “Sembra che ci sia stato uno sforzo concertato per porre completamente fine al lavoro chiave della Procura di Milano sulla corruzione internazionale”.

In particolare, “l’attacco ai pubblici ministeri del dipartimento internazionale della Procura di Milano costituisce una probabile violazione dell’articolo V della Convenzione”.

Eni e i suoi manager sono stati tutti assolti, poi a essere condannati sono stati i due pm.

“Siamo molto preoccupati per il fatto che attacchi aggressivi e multiformi abbiano preso di mira due procuratori”: “ci riferiamo all’ex capo del dipartimento anticorruzione internazionale di Milano, Fabio De Pasquale (che il rapporto Ocse del 2022 aveva elogiato per il suo lavoro), e all’allora sostituto procuratore, Sergio Spadaro. Sono stati rimossi dal processo d’appello alla sentenza del caso Opl 245. Sono stati poi sostituiti da un procuratore che, con una scelta giudiziaria straordinaria, ha rinunciato al processo prima ancora che iniziasse l’udienza d’appello. Questo atto ha avuto l’effetto di porre definitivamente fine a qualsiasi prospettiva di esame giudiziario dei fatti associati all’accordo corruttivo per il blocco petrolifero Opl 245”. “Riteniamo molto probabile che quello che è iniziato come un esercizio per rimuovere i procuratori dalla gestione dell’appello (che sarebbe una violazione dell’articolo V), si sia poi trasformato in un più ampio sforzo per distruggere il ruolo nazionale chiave della Procura di Milano nella lotta alla corruzione internazionale”. “Com’era prevedibile, i procuratori sono stati dichiarati colpevoli di rifiuto d’atti d’ufficio e condannati a una pena detentiva differita di 8 mesi”.

“Non ci sfugge che non ci sono più stati casi credibili di corruzione internazionale portati in giudizio in Italia - ha riportato sempre il 'Fatto' - dopo la bizzarra fine del caso Opl 245. In conclusione, sembra che sia in atto uno sforzo concertato per impedire al sistema giudiziario italiano di trattare casi di corruzione internazionale”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

ARTICOLI CORRELATI

E la corruzione continua a vivere serena, indisturbata

Ranucci: ''In Italia record mondiale di querele dei politici a danno dei giornalisti''