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| Cronaca

Abuso d'Ufficio, in Ue l'Italia rischia il reinserimento del reato

AMDuemila

Martedì mattina al Parlamento europeo di Strasburgo era prevista una conferenza stampa per presentare la nuova direttiva anticorruzione dell’Unione Europea. A fare il punto sarebbe dovuta essere l’eurodeputata di Renew, Raquel Garcia Hermida van der Walle. Ma l’incontro è stato annullato all’ultimo momento: l’accordo in Trilogo – il tavolo di negoziazione tra Parlamento, Commissione e Consiglio Ue – non è arrivato, nonostante la fiducia diffusa fino alla sera precedente. A bloccarlo è stata una minoranza composta da Italia e Germania. Il nodo centrale è l’inclusione dell’“abuso d’ufficio” tra i reati obbligatori di corruzione: una disposizione scomoda per il governo italiano, che ha recentemente abrogato proprio quel reato con la riforma del ministro della Giustizia Carlo Nordio, e per la Germania, dove nel codice penale non esiste una norma analoga.
È stata la newsletter Euractiv a dare per prima la notizia della battuta d’arresto, riportando le parole di Van der Walle: “Invitiamo gli Stati membri a riconsiderare la loro posizione e a fare ogni sforzo per raggiungere un buon accordo nei prossimi giorni”. L’eurodeputata ha sottolineato che la spinta per una normativa forte arriva “quasi all’unanimità” dagli altri Paesi.
La presidenza polacca, che ha dovuto constatare la mancanza del consenso, ha comunque garantito il massimo impegno per cercare un’intesa. Le trattative continuano, e un possibile punto di svolta potrebbe arrivare già domani nella riunione del Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri. Per sbloccare l’accordo sarà necessaria una maggioranza qualificata: almeno 15 Paesi su 27, rappresentanti di almeno il 40% della popolazione Ue. Intanto, il governo italiano si muove dietro le quinte per rafforzare la minoranza di blocco o arrivare a un compromesso che non implichi un passo indietro sull’abuso d’ufficio. 
La direttiva in questione è stata proposta dalla Commissione europea il 3 maggio 2023, pochi mesi dopo lo scandalo Qatargate. Mira ad armonizzare le sanzioni penali tra gli Stati membri, istituire organismi anticorruzione e ampliare la definizione di corruzione, includendo obbligatoriamente i reati previsti dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione. Una riforma importante anche dal punto di vista simbolico: basti ricordare che a marzo la Procura belga ha chiesto la revoca dell’immunità per le eurodeputate dem Gualmini e Moretti, ma il Parlamento europeo non si è ancora espresso.
Il testo della direttiva prevede l’uniformità delle definizioni e delle sanzioni per reati come la corruzione nel settore pubblico e privato, l’appropriazione indebita, il traffico di influenze, l’intralcio alla giustizia e l’arricchimento derivante da condotte corruttive. Ogni Paese Ue sarà obbligato a introdurre pene detentive minime da 2 a 4 anni, a seconda del reato. Tra i reati obbligatori compare anche l’abuso d’ufficio, definito come l’atto intenzionale di un pubblico ufficiale o di un dirigente privato che, violando la legge o i doveri del proprio ruolo, ottiene un indebito vantaggio per sé o per altri.
Il testo recita: “Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché sia punibile come reato la condotta seguente, se intenzionale: 1) l’esecuzione o l’omissione di un atto, in violazione delle leggi, da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni al fine di ottenere un indebito vantaggio per sé o per un terzo; 2) l’esecuzione o l’omissione di un atto, in violazione di un dovere, da parte di una persona che svolge a qualsiasi titolo funzioni direttive o lavorative per un’entità del settore privato […]”.
Un anno fa, il 14 giugno, il Consiglio europeo Giustizia si era riunito per definire la posizione comune e avviare i negoziati, che avrebbero dovuto concludersi lunedì notte. In quella sede, Carlo Nordio si era mostrato fiducioso che la linea italiana – l’abolizione dell’abuso d’ufficio – non avrebbe creato attriti con Bruxelles. Arrivò a sostenere che l’Europa avrebbe accolto “la nostra proposta di rendere facoltativo, e non più obbligatorio, il mantenimento di questo reato”, dichiarando sufficiente l’attuale assetto normativo con “ben 17 articoli contro la corruzione”.
Ma l’Europa ha sempre ribadito il contrario. Nel rapporto annuale sullo Stato di diritto pubblicato nel luglio 2023, la Commissione scriveva chiaramente che le modifiche proposte da Nordio “depenalizzerebbero importanti forme di corruzione e potrebbero compromettere l’efficace individuazione e lotta alla corruzione”.
Nonostante queste osservazioni, il governo italiano è andato avanti. Il 10 luglio 2023, la Camera ha approvato la riforma Nordio, con l’abolizione dell’abuso d’ufficio. Una mossa che la premier Giorgia Meloni ha sempre difeso, e che la Corte costituzionale, a maggio, non ha ritenuto illegittima.
Se la direttiva europea venisse però approvata nella sua forma attuale, l’Italia si troverebbe costretta a reintrodurre il reato. Ed è questo il motivo per cui il governo italiano vorrebbe inserire una clausola che trasformi l’obbligo in una semplice raccomandazione. Ma la partita resta tutta aperta.

Fonte: ilfattoquotidiano.it