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Il capo di stato maggiore si assume la responsabilità e la pioggia di critiche. Nella Striscia continuano i bombardamenti, uccisi 19mila palestinesi

L’esercito israeliano ha ucciso “per un tragico errore” tre ostaggi durante i combattimenti a Shujaia, nella Striscia di Gaza. Ostaggi, ha spiegato il portavoce Daniel Hagari incontrando con la stampa, che probabilmente si erano liberati o erano rimasti incustoditi. Il sospetto sulla vera identità degli uccisi è arrivato quasi subito: i corpi sono stati portati in Israele e lì identificati. I nomi di due delle vittime sono Yotam Haim (rapito a Kfar Aza il 7 ottobre) e Samer Talalka (rapito lo stesso giorno a Nir Am), mentre per il terzo ucciso la famiglia ha impedito la pubblicazione del nome. L’esercito “si assume in pieno la responsabilità”, ha continuato Hagari, aggiungendo che la tragedia si è consumata “durante duri scontri” in cui i soldati hanno combattuto contro “molti terroristi”, tra cui alcuni “suicidi che sembravano disarmati”. I tre erano “a torso nudo” e uno di loro aveva “una bandiera bianca improvvisata” e gridavano “aiuto” in ebraico.
“La notizia della morte di tre ostaggi ha causato proteste e scontento in Israele”, scrive Harretz, riportando che centinaia di persone hanno manifestato davanti al quartier generale militare di Tel Aviv, per poi raggiungere l’incrocio della via Kaplan, una delle principali arterie della città, bloccando la strada. I dimostranti sventolano cartelli con i nomi e le foto di molti altri ostaggi. Chiedono un accordo immediato per il ritorno a casa degli ostaggi tenuti nella Striscia, gridando "ora, ora".
L’annuncio dell’Idf - che ha scosso il Paese all’inizio di shabbat - è arrivato a poche ore di distanza dalla notizia del recupero dei corpi di altri tre ostaggi morti a Gaza in cattività. Il primo si chiamava Elya Toledano, un franco-israeliano di 28 anni catturato dai miliziani al festival musicale di Reim insieme con la fidanzata Mia Schem, liberata il mese scorso nell’ambito della tregua e dello scambio di ostaggi e detenuti palestinesi. Gli altri due sono Nik Beizer e Ron Sherman (anche con cittadinanza argentina) entrambi soldati di 19 anni di stanza in una base a ridosso della Striscia. Secondo le stime, sono meno di 130 gli ostaggi rimasti in prigionia.
Le famiglie degli ostaggi tenuti nella Striscia di Gaza hanno esortato il governo israeliano a porre fine alla guerra e a trattare subito per il loro rilascio. “Stiamo solo recuperando cadaveri. Vogliamo che fermiate i combattimenti e avviate i negoziati", ha detto Noam Perry, figlia di un israeliano rapito, durante un raduno di famiglie di ostaggi a Tel Aviv. Robby Chen, padre di un soldato 19enne ostaggio, ha espresso la sua rabbia tenendo una clessidra in mano. “Cosa state aspettando? Di farli tornare nelle bare? Chiediamo al governo di parlare con noi oggi e spiegare quale proposta hanno sul tavolo”. Mentre l’esercito, nelle ultime ore, ha fatto mea culpa.
“L’esercito ed io, come suo comandante, siamo responsabili” della morte dei tre ostaggi israeliani uccisi a Gaza, ha ribadito il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Herzi Halevi aggiungendo che “è proibito sparare a chi alza bandiera bianca e chiedono di arrendersi”. “Gli spari - ha continuato - sono stati fatti durante combattimenti e condizioni di stress”.


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Continuano i bombardamenti a Sud
Intanto la guerra si sta spostando sempre più a sud: l’esercito ha detto di aver attaccato obiettivi di Hamas a Rafah, al confine tra Gaza e l’Egitto. Nei raid – secondo l’Idf – sono stati centrati postazioni militari, magazzini di armi, sale operative di comando e torrette di avvistamento della fazione islamica. Fatto sta che gli attacchi hanno generato il panico tra gli sfollati dell’area che si sono addensati ancor di più nel centro di Rafah sperando di mettersi al sicuro. La situazione umanitaria è drammatica e Israele ha annunciato quanto meno la riapertura del valico di Kerem Shalom.
I media palestinesi legati ad Hamas riferiscono di “intensi bombardamenti” israeliani in tutta la Striscia di Gaza, compresa la città meridionale di Khan Younis e aree nel nord dell’enclave. Lo riporta il Times of Israel. L’agenzia palestinese Wafa riporta che decine di persone sono state uccise e ferite, la maggior parte delle quali donne e bambini, a causa dei bombardamenti israeliani che hanno preso di mira la Striscia di Gaza all’alba di oggi. Gli aerei hanno bombardato due case nel nord di Gaza uccidendo almeno 14 persone, mentre altre decine di persone, tra cui bambini e donne, sarebbero state uccise e ferite a seguito del bombardamento di una casa a Jabalya. Un giovane è stato ucciso anche nell’area di Tal al-Zaatar, a nord di Gaza, dopo che un cecchino israeliano gli ha sparato all’interno della sua casa, riferisce Wafa. I morti nella Striscia di Gaza hanno superato i 19.000, mentre più di 8.000 persone risultano disperse sotto le macerie a causa dei bombardamenti israeliani. Il 70% dei morti e dei dispersi sono donne e bambini, ha detto Osama Hamdan, alto funzionario di Hamas, in una conferenza stampa a Beirut, in Libano. Lo riporta Al Jazeera. “L’occupazione ha commesso molti massacri nei 71 giorni di guerra a Gaza”, ha aggiunto, “l’aggressione continua nella Cisgiordania occupata dove sono state registrate 300 morti dal 7 ottobre”.
Morti anche due palestinesi “uccisi da Israele”. Il primo, riporta Wafa, è Aziz Khalil (20 anni), “ucciso dalle forze israeliane nel sud della Cisgiordania. Il secondo è - secondo la stessa fonte - Salim Hajar (25 anni), “ucciso dal fuoco dell’Idf” vicino Tulkarem, sempre in Cisgiordania. L’esercito israeliano non ha ancora dato la sua versione sui due fatti.

Incontro tra il n°1 del Mossad e il primo ministro del Qatar
Il capo del Mossad, David Barnea, e il primo ministro del Qatar, Mohammed Al-Thani si sono incontrati in Europa e hanno discusso della liberazione degli ostaggi. Lo ha riferito oggi una fonte politica ad Haaretz. In precedenza il Wall Street Journal aveva riferito che, secondo le sue fonti, l’incontro avrebbe dovuto svolgersi a Oslo, in Norvegia.
Il Qatar “conferma il proseguimento dei suoi sforzi diplomatici per rinnovare la pausa umanitaria“, mentre proseguono le ostilità tra Israele e Hamas, e auspica si possa “costruire a partire
dai progressi compiuti per arrivare a un accordo globale e sostenibile che ponga fine alla guerra, fermi lo spargimento di sangue dei nostri fratelli palestinesi e porti a negoziati seri e all’avvio di un processo politico che produca una pace globale, duratura e giusta, in conformità con le risoluzioni internazionali e con l’iniziativa di pace araba”. E’ quanto riferisce la tv satellitare al-Jazeera sulla base di una dichiarazione diffusa dal ministero degli Esteri del Qatar.


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Benjamin Netanyahu


“L’esercito sionista conosce molto bene le nostre condizioni per liberarli, poiché nessuno di loro sarà liberato finché non saranno soddisfatte le nostre condizioni”, afferma Abu Obaida, portavoce delle Brigate Al-Qassam, rispetto alla liberazione degli ostaggi nelle mani di Hamas. “Il nemico sionista sta giocando con le vite dei suoi soldati tenuti prigionieri dalla resistenza palestinese e quindi non si preoccupa dei sentimenti delle loro famiglie. Ieri, l’esercito sionista ha intenzionalmente giustiziato tre di loro, preferendo ucciderli piuttosto che liberarli”.

Netanyahu: “La guerra andrà avanti fino alla distruzione di Hamas”
Nel frattempo, mentre l’esercito israeliano viene inondato da una pioggia di critiche per il fuoco amico nella Striscia, il premier Benjamin Netanyahu ha affermato che “la guerra andrà avanti fino alla distruzione di Hamas”, anche se la morte dei 3 ostaggi ha “spezzato il mio cuore e quello della nazione”. Netanyahu ha aggiunto che “abbiamo appreso la lezione”, poi ha promesso che Israele manterrà “tutti gli sforzi militari e diplomatici per riportare a casa tutti gli ostaggi”.
"Dobbiamo dire la verità e non coltivare illusioni. Dopo l’eliminazione di Hamas, la Striscia sarà smilitarizzata e sarà sotto il controllo di sicurezza israeliano”, ha affermato ancora il premier confermando la posizione sul futuro della Striscia che non prevede, a suo giudizio, il controllo da parte dell’Autorità nazionale palestinese. “Nonostante il lutto, nonostante le pressioni internazionali, continueremo fino alla fine, nulla - ha concluso - ci fermerà”. Il primo ministro ha ribadito che non permetterà che “Hamastan” si trasformi in “Fatahstan”, ovvero con l’Autorità nazionale palestinese che torna a governare Gaza. Citando un sondaggio della scorsa settimana che ha rilevato che l’82% dei palestinesi in Cisgiordania giustifica il massacro del 7 ottobre, ha osservato che l’Anp deve ancora condannare l’assalto. “Loro dovrebbero controllare Gaza?”. Piuttosto, dopo che Hamas sarà distrutto, “Gaza sarà smilitarizzata” e non rappresenterà alcuna minaccia per Israele, ha sottolineato. Dal canto suo, Hamas ha ribattuto che “non ci sarà nessun altro accordo sugli ostaggi fino a quando Israele non fermerà l’aggressione a Gaza e rispetterà le condizioni per un accordo”.

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