Londra astenuta per assenza condanna precisa di Hamas. Israele ringrazia. Amnesty: “Washington ha mostrato spietato disprezzo per le sofferenze dei civili”
Gli Usa hanno bocciato la proposta di un cessate il fuoco immediato a Gaza al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. È infatti bastato il veto statunitense a bloccare una bozza di risoluzione - che ha visto 13 voti a favore e l’astensione del Regno Unito - giudicata troppo “sbilanciata” per ricevere l’ok americano. Non passa così la tregua che l’Onu giudica necessaria, visto che la situazione nella Striscia è vicina al “punto di non ritorno”, con “l’ordine civile che sta crollando”. Gli aiuti umanitari, nel collo di bottiglia del valico di Rafah, stentano ad arrivare all’enclave palestinese. “Le strade - ha denunciato il direttore dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, Thomas White - sono nel caos, soprattutto dopo il tramonto: alcuni convogli umanitari sono stati saccheggiati e i veicoli dell’Onu presi a sassate. La società è sull’orlo del collasso totale”.
Hamas ha condannato con fermezza il veto degli Stati Uniti che ha bloccato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per un cessate il fuoco umanitario immediato a Gaza. La formazione palestinese, ha dichiarato in una nota Izzat al-Risheq - membro dell’ufficio politico - considera la mossa di Washington “non etica e disumana“. “L’ostruzione degli Stati Uniti all’approvazione di una risoluzione per il cessate il fuoco è una partecipazione diretta con l’occupazione all’uccisione del nostro popolo e nel commettere ulteriori massacri e pulizia etnica”, ha affermato al-Risheq.
Anche Mahmoud Abbas, leader dell’ANP, ha condannato la decisione di Washington: “Aggressivo, immorale e una palese violazione di tutti i valori e i principi umanitari”, ha affermato, citato dalla Wafa. “Gli Usa - ha aggiunto - sono responsabili dello spargimento di sangue di bambini, donne e anziani palestinesi a Gaza per mano dell’occupazione”. Della stessa idea sono i russi.
“Gli Stati Uniti hanno letteralmente firmato davanti ai nostri occhi una condanna a morte per migliaia, se non decine di migliaia, di civili in Palestina e Israele”, ha dichiarato il vice ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Dmitry Polianski. A favore della votazione sono 13 Paesi (Cina, Francia, Russia - membri permanenti - Albania, Emirati Arabi Uniti, Brasile, Ecuador, Gabon, Ghana, Svizzera, Giappone, Malta e Mozambico), mentre il Regno Unito si è astenuto).
Londra ha deciso di astenersi sulla risoluzione dell’Onu che chiedeva l’immediato cessate il fuoco a Gaza perché mancava una condanna precisa di Hamas e delle “atrocità” commesse dalla formazione palestinese il 7 ottobre. “Chiedere un cessate il fuoco ignora il fatto che Hamas abbia commesso atti di terrorismo e tenga ancora in ostaggio civili”, ha dichiarato la rappresentante del Regno Unito all’Onu, Barbara Woodward, citata dai media britannici. “Non possiamo votare a favore di una risoluzione che non condanna le atrocità commesse da Hamas contro civili israeliani innocenti”, ha aggiunto. Il ministro degli Esteri israeliano, Eli Cohen, ha invece ringraziato gli Usa per il veto al Consiglio di sicurezza Onu sul cessate il fuoco a Gaza. Al tempo stesso ha attaccato il segretario generale Antonio Guterres accusandolo di stare dalla parte di Hamas. Cohen ha espresso “la gratitudine di Israele all’alleato americano per il suo sostegno nel continuare la lotta per riportare a casa gli ostaggi e eliminare Hamas”. Per Cohen la posizione di Guterres è “una vergogna e un marchio di Caino per l’Onu. La richiesta dell’Articolo 99, che non è stata avanzata per la guerra in Ucraina o in Siria, è un altro esempio della posizione parziale e unilaterale di Guterres”.
Il mondo delle Ong si scaglia contro Washington per il veto all’ONU
Grande condanna contro la decisione degli Stati Uniti è sta espressa dalla totalità delle organizzazioni umanitarie mondiali. “Mentre le bombe continuano a cadere sui civili palestinesi e a causare una distruzione diffusa, gli Stati Uniti hanno usato ancora una volta il loro potere per bloccare il tentativo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di chiedere un cessate il fuoco a Gaza. Ponendo il veto a questa risoluzione, gli Stati Uniti sono gli unici a votare contro l’umanità, diventando inoltre complici della carneficina a Gaza”. Ha detto Avril Benoît, direttore generale di Medici Senza Frontiere (MSF) negli Stati Uniti.
“Il fatto che l’amministrazione Usa abbia posto da sola il veto a un cessate il fuoco, mette un altro chiodo nella bara della credibilità degli Stati Uniti in materia di diritti umani”. Afferma Abby Maxman, presidente e ceo di Oxfam America. “L’amministrazione Biden ha avuto l’ennesima opportunità di essere all’altezza della sua alta retorica a sostegno dei diritti umani e di un ordine internazionale basato sulle regole. Il mondo è pronto a porre fine alla terribile carneficina di Gaza e a concentrarsi sul rilascio degli ostaggi e sull’aiuto ai palestinesi per ricostruire le loro vite”, si legge nella dichiarazione pubblicata sul sito di Oxfam, in cui Maxman sottolinea che “questa risoluzione era importante perché chiedeva un cessate il fuoco immediato e il rilascio di tutti gli ostaggi”.
“Un cessate il fuoco umanitario immediato e duraturo è l’unico modo per porre fine all’uccisione e al ferimento dei bambini, l’unico modo per proteggere i civili e l’unico modo per consentire la consegna urgente di aiuti salvavita disperatamente necessari”, dichiara Adele Khodr, direttrice regionale dell’Unicef per il Medioriente e il Nord Africa. “Gli aiuti umanitari devono poter entrare su larga scala per evitare ulteriori sofferenze. L’Unicef e le organizzazioni umanitarie devono avere accesso sicuro a tutti i bambini e alle loro famiglie ovunque si trovino nella Striscia di Gaza, anche nel nord”, aggiunge. E ancora: “Il mondo sta guardando, impotente e devastato: non possiamo agire abbastanza rapidamente. Tutto questo deve finire immediatamente”.
“Con il loro veto, gli Stati Uniti hanno mostrato uno spietato disprezzo per le sofferenze dei civili di fronte a uno sconvolgente numero di vittime, alla vasta distruzione e a una catastrofe umanitaria senza precedenti in corso nella Striscia di Gaza occupata”. È l’accusa arrivata da Agnes Callamard, segretaria generale di Amnesty International, dopo il veto posto dagli Stati Uniti al testo della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. “Gli Usa hanno brandito il veto come un’arma contro il Consiglio di sicurezza, pregiudicando ulteriormente la sua credibilità e capacità di adempiere al mandato di mantenere la pace e la sicurezza internazionale”, ha denunciato.
Ministero Gaza: “133 morti nelle ultime 24 ore”
Nel frattempo è di “133 morti il bilancio degli attacchi israeliani nelle ultime 24 ore su Gaza”: lo ha riferito ieri il ministero della Sanità gestito da Hamas. La maggior parte delle vittime sono state registrate nella parte centrale e meridionale della Striscia. Ieri, nell’ultimo aggiornamento, il ministero aveva parlato di 17.490 morti dal 7 ottobre. In West Bank, invece, un palestinese di 25 anni, Sari Amr, è stato ucciso la venerdì notte a Dura (presso Hebron, in Cisgiordania) quando militari israeliani hanno fatto irruzione nella sua abitazione per arrestarlo. Lo riferisce la agenzia di stampa palestinese Wafa. L’esercito israeliano non ha ancora fornito una propria versione dell’accaduto. Wafa precisa che con questa morte è salito a 273 il numero dei palestinesi uccisi in Cisgiordania in scontri con l’esercito a partire dall’inizio della guerra a Gaza.
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