L'intervento del Procuratore di Napoli e del professore esperto di ‘Ndrangheta al Teatro dei Rozzi di Siena

Il mondo, così come le mafie, è in continuo mutamento. Il giudice Giovanni Falcone disse che la mafia è "un fenomeno umano": quindi non è immune dai cambiamenti che possono irrompere in una società, come la tecnologia, la globalizzazione o le fluttuazioni di mercato.
Siamo in un mondo, ormai, dove i soldi sono divenuti un concetto astratto, mischiato con l'etere: basta un 'click' per spostare grandi quantità di capitali da un paese ad un altro e con l'avvento delle cripto valute si è entrati in una nuova fase di evoluzione finanziaria. Un nuovo territorio non ancora adeguatamente normalizzato, un far west, dentro il quale le mafie fanno affari d'oro.
Le domande principali sono: lo Stato è riuscito a stare al passo con questa nuova realtà criminale? Oppure, come purtroppo accade, è in ritardo?
La risposta intuitivamente può essere solo una: la 'nuova frontiera' delle tecno - mafie è ancora lontana dall'essere inserita nell'agenda della politica nazionale mentre le organizzazioni criminali 'galoppano' indisturbati nella grande prateria dell'Europa e non solo.
È questa, in estrema sintesi, la conclusione a cui sono giunti il procuratore della repubblica di Napoli Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, docente di criminologia e sociologia del crimine riconosciuto a livello internazionale, durante la presentazione del loro ultimo libro 'Il Grifone' al Teatro dei Rozzi di Siena (via delle Terme). Con loro erano presenti Angelo Garavaglia, coordinatore nazionale delle Agende Rosse, Giuseppe Galasso, coordinatore del gruppo Agende Rosse di Siena. Ha moderato il giornalista Pierluigi Senatore.
Il concetto fondamentale è la "velocità" ha detto Nicaso: le mafie sono diventate estremamente celeri e seguire i soldi non è più sufficiente.
"Bisogna andare a lavorare dove ci sono i paradisi normativi" ha incalzato il procuratore Gratteri riferendosi a quei paesi "dove c'è la possibilità di andare lì e fare attività di riciclaggio", come Malta o la City di Londra, in cui è possibile aprire nell'arco di un giorno una società "per fare transazioni finanziarie".
D'altronde, ha spiegato Gratteri, chi amministra quelle realtà ha studiato i modi per "soddisfare il cliente" senza preoccuparsi della "provenienza dei soldi".
Anche l'Europa sta diventando "una piattaforma di riciclaggio, non solo delle mafie italiane o dell'est Europa, ma anche dei sudamericani". E questo, ha ricordato, fa comodo alle finanze europee: "Perché quasi tutti gli Stati inseriscono nei bilanci, nel PIL, nel prodotto interno lordo, anche le attività illecite. Nel PIL inseriscono anche la vendita della cocaina, lo sfruttamento della prostituzione, la vendita di armi per far quadrare i conti, per far quadrare i bilanci. Ma dal punto di vista etico è veramente triste pensare che bisogna ricorrere anche a conteggiare le attività illecite per far quadrare i bilanci di uno Stato", ha sottolineato Gratteri.


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Da sinistra: Giuseppe Galasso, Antonio Nicaso, Pierluigi Senatore, Nicola Gratteri e Angelo Garavaglia


La cripto-comunicazioni delle mafie
È ormai lontana l'epoca dei pizzini, delle comunicazioni scritte su bigliettini stirati e portati da staffette lungo le strade della Sicilia o della Calabria.
Ora c'è internet: nuove piattaforme criptate basate su reti private costruite da "hacker e ingegneri informatici", ha spiegato il magistrato calabrese, pagati profumatamente dai boss.
Purtroppo l'Italia è indietro, non è ancora riuscita a 'bucare' queste piattaforme di comunicazione (Sky-ECC e ancora prima EncroChat) come invece sono riusciti a fare l'Olanda, la Francia o la Germania. "Sono entrati in queste piattaforme e ci hanno mandato migliaia e migliaia di file audio, migliaia e migliaia di file di scrittura" ha detto Gratteri, ma, ha poi specificato Nicaso, "sarebbe difficile poter utilizzare quella documentazione a fini probatori" perché una recente sentenza della Corte di Cassazione (la numero 44154 di cui avevamo già scritto su ANTIMAFIADuemila) "attribuisce alla captazione digitale ed elettronica carattere di corrispondenza e quindi in presenza di corrispondenza è necessario" avere "una autorizzazione da parte del giudice". Una disposizione che ha già creato non pochi problemi alle indagini in corso. "Dobbiamo introdurre una nuova legge - ha detto il criminologo - non possiamo pensare che sia il giudice di legittimità, la Suprema Corte, a dire quello che è possibile fare o quello che non è possibile fare. È il legislatore che deve intervenire e dire: 'nel caso in cui noi dovessimo bucare un sistema, se troviamo elementi probatori o penalmente rilevanti, quei documenti devono essere considerati documentazione e quindi utilizzabile immediatamente ai fini probatori'. Ora o facciamo questo, oppure veramente la situazione ci sfuggirà di mano, perché questa è una situazione in continua evoluzione".

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La pubblicità delle mafie e i bitcoin
Come tutte le aziende, la mafia ha bisogno della pubblicità: "Hanno bisogno di farsi notare per essere modello vincente" ha spiegato il procuratore di Napoli, "oggi le mafie estendono il potere, si fanno vedere come vincenti utilizzando i social", si "fanno vedere con macchine di lusso, con orologi d'oro, con vestiti firmati, fanno vedere il loro luccichio, fanno vedere la loro ricchezza. E il messaggio qual è? 'Noi siamo il modello vincente, noi siamo ricchi, se vuoi diventare ricco come noi, seguici, vieni con noi, vieni da noi'. È un modo per affiliare, un modo per far avvicinare i giovani per poi usarli nel trasporto delle armi, della cocaina o anche per uccidere".
Internet non viene solo usato per comunicare o per fare pubblicità. Un altro dei suoi scopi è l'estrazione e la movimentazione di monete virtuali: "Ci sono anche organizzazioni camorristiche in grado di estrarre bitcoin, in grado di movimentare moneta elettronica" ha detto Gratteri.
Si tratta di una storia che parte da lontano: Nicaso ha spiegato che prima le mafie "hanno iniziato con le bische trasferendole online perché erano molto più sicure" poi "durante la pandemia hanno scoperto la possibilità di vendere droga anche attraverso internet anche attraverso i mercati digitali hanno capito che le cripto valute, che il bitcoin è molto più difficile da tracciare quando si traccia si riesce a risalire a codici alfanumerici che non sono riconducibili ad una persona fisica".
Il professore ha poi ricordato alcuni dettagli dell’operazione “Glicine-Acheronte” condotta dalla procura di Catanzaro: “Il boss di un'organizzazione locale del Crotonese con un soprannome particolare, lo chiamavano ‘il pecoraio’, riesce a convincere il più grande hacker tedesco a collaborare con quest'organizzazione che era radicata in una frazione di Crotone”. Questo hacker era in grado di creare “fideiussioni bancarie false grazie alle quali poi ottenevano dei mutui che investivano su altre piazze internazionali” e su “piattaforme clandestine di trading”.


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Giustizia di classe
Sulle intercettazioni il dibattito è ancora in corso e sembra destinato a durare ancora per molto tempo.
Uno dei protagonisti principali è senz'altro il Ministro della Giustizia Carlo Nordio: aveva detto infatti "che i mafiosi non parlano più al telefono e poi è stato smentito da tanti episodi, non ultimo quello di Matteo Messina Denaro che è stato proprio arrestato grazie ad una conversazione che era stata intercettata”, ha spiegato Nicaso.
Nordio, ricordiamo, aveva anche affermato che le intercettazioni avevano un costo eccessivo. Un'affermazione non vera secondo la commissione giustizia del Senato che ha stilato da poco la relazione sull'indagine conoscitiva sulle intercettazioni.
Tuttavia l'esecutivo è riuscito a far passare delle riforme che, di fatto, sono studiate per far diventare la giustizia un manganello che colpisce tutti, meno la classe dirigente e i colletti bianchi.


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Come? "Mettiamo il caso - ha spiegato Gratteri rivolgendosi al pubblico - che questo teatro sia una stanza, un magazzino, dove si vende droga. Io so che in questa sala si vende droga, quindi con la polizia giudiziaria chiediamo al giudice di autorizzarci a mettere una microspia e mettiamo una microspia. Vanno i clienti e comprano la droga. Entra un politico e compra 100 grammi di cocaina perché stasera c'è una festa nella sua villa. Il venditore, che è anche un imprenditore, perché offre ad esempio fornitura di servizi, gli dice: 'Allora quella gara, quell'appalto me lo fai vincere o non me lo fai vincere? È da tanto che non entro nella pubblica amministrazione, ormai mi avete messo da parte'. E il politico dice: 'Ma a me quanto mi dai?'. 'Ma io ti do il 5%, il 4%, il 10%'. Si tratta e si raggiunge l'accordo'". Ebbene questa intercettazione che racconta un episodio di corruzione e acquisita in un’indagine di droga, secondo la legge, "non la posso utilizzare" ha detto Gratteri.
"Ma dopo mezz'ora entra un tossico, per comprare cinque bustine. Entra con una bottiglia di liquore e dice: 'L'ho 'presa' adesso qui al supermercato'. Ha confessato di aver rubato questa bottiglia di liquore. Ebbene, questa intercettazione io la posso utilizzare. Perché per quel tipo di reato è previsto l'arresto in flagranza. Quindi ditemi voi se è possibile, se questa non è una giustizia di classe", ha concluso il magistrato calabrese.

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