Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

La giornata di ieri ha segnato la ricorrenza del 10° anniversario del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, in cui morirono più di 360 persone. Da allora, giorno che segna il confine di una tragedia che non si sarebbe dovuta più ripetere, i naufragi non sono cessati. Si contano più di 25mila morti nel Mediterraneo da quel terribile 3 ottobre.  “Mai più!” dissero i grandi dell’Europa davanti le centinaia di bare, allineate nell’hangar dell’aeroporto dell’isola. Le politiche Ue, però, parlano un’altra lingua e vanno in direzione contraria. L’Italia, in particolare, sta vivendo una fase senza precedenti, in cui la stretta delle politiche sull’apparente lotta ai cosiddetti trafficanti, si sta concretizzando in decreti che attaccano esplicitamente le persone e non i trafficanti e nemmeno quelle leggi sulla migrazione e quegli accordi dell’Italia (con Libia e Tunisia) che sono il terreno ghiotto di criminali che continuano a giocare sulla vita delle persone.

Il 3 ottobre per noi è ogni giorno. Le persone continuano a morire nel Mediterraneo. Siamo in piazza oggi per denunciare la violazione dei diritti contro le migrazioni. Le persone sono costrette ad attraversare il mare rischiando la vita”. Così Amadou Diallo, afrodiscendente referente dell’Ass. “Stra Vox” che ieri ha indetto il presidio davanti al Teatro Massimo di Palermo in occasione della giornata nazionale in memoria delle vittime delle migrazioni. Tra i naufragi ricordati anche quello di Cutro, in cui lo scorso 26 febbraio morirono 94 persone. “Lo Stato, invece di assumersi la propria responsabilità, ha emanato decreti che colpiscono ulteriormente le persone che sono riuscite a salvarsi - ha continuato Amadou -. Per questo motivo abbiamo deciso di manifestare in piazza per dire allo Stato ‘Basta’ ai morti nel Mediterraneo”.

Poche ore fa è giunta la notizia che la Procura della Repubblica di Crotone potrebbe chiudere entro la fine dell'anno l'indagine sulle presunte carenze nella catena di soccorso in occasione del naufragio a Cutro del caicco Summer Love. L’ha ipotizzato il procuratore di Crotone Giuseppe Capoccia, a margine della prima udienza del processo ai presunti scafisti dell'imbarcazione. Su questo filone di indagine, gli indagati attualmente sono sei, tra i quali tre tra ufficiali e sottufficiali dei reparti aeronavali della Guardia di finanza di Vibo Valentia, Crotone e Taranto. Degli altri tre niente è filtrato dal riserbo investigativo. Obiettivo dell'indagine è accertare i motivi del mancato intervento di soccorso dei migranti e se sia stata rispettata la normativa che imponeva, comunque, un intervento, a prescindere dalle singole competenze e responsabilità. Quella notte, dopo la segnalazione dell'aereo di Frontex, la vicenda del barcone fu gestita come operazione di polizia e non fu dichiarato l'evento Sar, di ricerca e soccorso, tant'è che intervenne soltanto la Guardia di finanza, due unità navali della quale uscirono in mare senza però riuscire ad individuare l'imbarcazione con i migranti a bordo.

Se la classe dirigente ha delle difficoltà può e deve sedersi con le comunità per ragionare come fermare la strage nel Mediterraneo. La soluzione però non è fermare le barche. Le persone devono essere libere di muoversi come e quando vogliono. Chiediamo che i diritti fondamentali garantiti dall’Onu si rispettino”, ha concluso Amadou. “I diritti alla migrazione sono stati negati a causa di politici che hanno delle leggi sulla nostra pelle che vanno contro di noi - ha detto Issa Fadoul Bichara, anche lui afrodiscendente appartenente a “Stra Vox” -. Ogni giorno è il 3 ottobre. Il Mediterraneo ormai è diventato un cimitero a cielo aperto. Il 3 ottobre 2013, davanti agli occhi di tutto il mondo, 368 persone hanno perso la vita. Ma in questi dieci anni altri 27mila persone sono morte in mare cercando di entrare in Europa, perché è stato negato loro il libero movimento”.

Dobbiamo continuare a manifestare”, ha detto Thierno Mbengue del Movimento “Our Voice”. I naufragi non si fermano a differenza della narrazione mainstream che interessa l’argomento. Un racconto viziato, come ha sottolineato Thierno, dalla “notiziabilità” del naufragio classificando quindi le tragedie in Serie A e Serie B. “Non ci sono migranti di Serie A o B - ha detto -. Tutti i migranti cercano in egual misura una nuova speranza in Europa. Una libertà che nei propri Paesi di provenienza è stata negata per mano dell’Occidente”.

ARTICOLI CORRELATI

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos