Abbiamo ascoltato con grande interesse l’ultimo discorso di Robert F. Kennedy Jr. A dir poco emozionante. Del resto cosa ci si può aspettare dal membro di una famiglia di grande tradizione oratoria e politica come quella dei Kennedy, che ha folgorato d’amore e pace gli Stati Uniti? Robert è un avvocato con la passione per la scrittura, ma soprattutto è figlio del ministro Bob Kennedy e nipote del 35° presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. Entrambi volti sacri della politica statunitense ed entrambi, grazie a una cospirazione dei potenti d'America, assassinati in agguati dallo sfondo mafioso.
E a proposito di politica, da alcuni mesi Robert Kennedy Jr sta sfidando alle primarie del Partito Democratico il giurassico presidente in carica Joe Biden. Le elezioni si terranno l’anno prossimo. Lo scorso 20 giugno al Saint Anselm College a Goffstown, nel New Hampshire, Kennedy ha tenuto un discorso illuminante sulle sorti del suo Paese, sull’attuale conflitto in Ucraina e sul pericolo di una guerra atomica. Robert ha rievocato sempre JFK nelle sue parole. Ne ha rievocato i discorsi in piazza, le gesta, le strategie, gli aneddoti, l’autonomia. Suo zio, ha raccontato, gli ha insegnato che per risolvere una situazione di conflitto bisogna mettersi nei panni del proprio avversario. Concetto rivoluzionario per i tempi che corrono caratterizzati dal conformismo e dal pensiero unico. Quindi ha parafrasato quell’insegnamento nell’attuale crisi in Ucraina. “Le preoccupazioni della Russia sulle aspirazioni ucraine da parte della NATO sono legittime, ma gli Stati Uniti le hanno ignorate, e hanno capito che il coinvolgimento di Kiev nell’Alleanza Atlantica avrebbe comportato una risposta da parte della Russia, ma la verità è che gli Stati Uniti hanno ingannato la Russia stessa, promettendo di rigettare la strategia di espansione della NATO ad Est stabilita a parole dai rispettivi leaders nel 1992”, ha ben ricordato il candidato presidente. Kennedy è certo, come molti, che gli Stati Uniti stiano usando l’Ucraina come pretesto per fare guerra alla Russia ed è convinto che a spingere sull’acceleratore sia il complesso militare industriale americano. Lo stesso complesso contro cui lottava ferocemente lo zio. Quella di Robert Kennedy Jr è una voce fuori dal coro. Il candidato alle primarie è, infatti, grandissimo sostenitore del dialogo come soluzione del conflitto in Ucraina.
“Dobbiamo iniziare ad ascoltare la verità, dobbiamo smettere di prestare attenzione ai fumetti in cui tutti sono divisi in buoni e cattivi e l’America è sempre e solo buona, e non commette mai errori. Dobbiamo capire che ci sono sfumature e complessità nelle relazioni”, ha aggiunto. Quindi ha ricordato quando nel 1963 suo zio a Washington condusse, scontrandosi con lobbies e Congresso, la battaglia per mettere fine agli esperimenti nucleari alle principali potenze del mondo. Un successo di portata storica siglato nell’ottobre di quell’anno nel trattato firmato a Mosca. Quel trattato arrivava dopo un periodo di altissima tensione tra Stati Uniti e URSS, con la crisi dei missili nell’Isola di Cuba del 1962. Una crisi che solo un lungimirante JFK riuscì a disinnescare assieme al Segretario Generale del Partito Comunista URSS Nikita Krusciov. I due salvarono l’umanità dalla catastrofe. E non è difficile ritenere che se al posto di Kennedy ci fosse stato un altro presidente probabilmente il mondo non sarebbe quello che oggi conosciamo. L’abilità diplomatica e l’intelligenza di Kennedy erano uniche e suo nipote sembra aver ereditato queste qualità. Negli ultimi 50 anni, cioè dall’uccisione di JFK, gli Stati Uniti sono sprofondati sempre di più nel razzismo, nella xenofobia, nel militarismo. “L’impegno di mio zio per la pace diede i suoi frutti con il trattato per il bando dei test nucleari dell’agosto 1963 - ha ricordato Robert Kennedy - ma il suo assassinio deviò la nazione verso un altro percorso. I suoi successori lanciarono una guerra dopo l’altra assieme all’incessante espansione del nostro esercito. La guerra infinita”. Oggi Robert vuole prendere le redini dello zio per costruire un grande movimento mondiale per la pace. Una voce fuori dal coro, dicevamo. Aspettavamo da tempo un uomo che ama la giustizia e la pace lottare per guidare gli Stati Uniti. Un uomo che voglia condurre finalmente il Paese sui binari della democrazia, del pacifismo e dell’inclusione. In un momento delicato come quello che stiamo attraversando, con un pianeta sempre più inquinato, intere classi dirigenti infiltrate da lobbies e una terza guerra mondiale alle porte, la candidatura alle elezioni negli Stati Uniti di un personaggio come il nipote di JFK può darci solo una boccata di speranza per l’umanità.

L’eredità di Bob
Del resto, a precederlo, c’è l’imprinting lasciato dal padre Robert Kennedy Sr. (detto “Bob”). Quest’ultimo fu ministro della Giustizia, il più importante nella storia degli Stati Uniti. Un uomo valoroso e determinato. Dopo aver guidato instancabilmente, e con successo, la campagna presidenziale del fratello John, venne eletto Attorney General (l’equivalente del nostro Guardasigilli) nel governo del Presidente Kennedy. Durante la carica si guadagnò la stima per l’efficace e imparziale amministrazione del dipartimento di Giustizia. Bob Kennedy, infatti, fu l’uomo politico che più di tutti inflisse colpi durissimi alla mafia oltreoceano. Da ministro lanciò una vincente campagna contro il crimine organizzato. E durante il suo mandato le condanne contro gli esponenti della mafia aumentarono dell’800%. “Nel nostro paese il crimine organizzato è diventato un business enorme, che varca e ignora le frontiere statuali”, diceva nel 1961. “Esso sottrae milioni al benessere nazionale e infetta l’economia legale, i sindacati e persino lo sport. Tollerare e convivere con la malavita organizzata equivale alla resa per una democrazia”. La lotta alla mafia, specialmente alla Cosa Nostra americana, capeggiata da Don Vito Genovese, divenne un pallino per Kennedy Senior che ordinò alla FBI di tornare alle dipendenze del ministero della Giustizia e incrementò il numero dei magistrati. Nel 1963 riuscì nell’impresa di far comparire dinanzi alla Commissione McClellan, istituita nel ’57 per indagare sui rapporti fra criminalità e sindacati, il soldato della famiglia Genovese Joseph “Joe” Valachi. Kennedy stesso fu uno degli addetti ai lavori che lo interrogarono dinnanzi a 100mila persone. E dinanzi a milioni di telespettatori in diretta Tv Valachi svelò tutti i segreti riguardanti Cosa Nostra negli USA diventando il primo grande pentito della mafia italo-americana. “Il gangster più pericoloso non ha la pistola in mano ma il pubblico ufficiale nella propria tasca”, diceva Kennedy. Parole che ricordano quelle pronunciate 25-30 anni dopo in Italia dai magistrati Chinnici, Falcone e Borsellino. Robert Kennedy Jr ha l’imprinting dello zio e del padre in tema giustizia. Ed è convinto, come lo siamo noi, che JFK il 22 novembre 1963 sia stato assassinato dalla Mafia, in collaborazione con alcuni settori della CIA.





Il destino tragico dei due fratelli e l’ombra di un attentato per Kennedy Jr
Da tempo su questo giornale ci occupiamo di questo "magnicidio" che si lega inevitabilmente anche all'assassinio di Robert Kennedy, il padre di Robert Jr. Ed oltre ad aver letto svariati rapporti come quello della commissione Stokes, il Select Committee on Assassination of the U.S. House of Representatives, abbiamo intervistato lo storico giornalista Gianni Bisiach, deceduto nel novembre scorso.
Bisiach è stato il giornalista italiano più vicino alla famiglia Kennedy (in particolare a Ted), che ha avuto accesso ai segreti del clan, proprio per quel rapporto di amicizia instaurato con i tre fratelli.
Ripercorrendo brevemente la storia del giallo JFK, il convincimento di Bisiach, che abbiamo fatto nostro, è che "dopo la crisi dei missili di Cuba (quando il mondo si era salvato dal rischio della Terza Guerra Mondiale), Kennedy decise di riappacificarsi con Fidel Castro e con l’Unione Sovietica. Per questo aprì la ‘linea rossa’, il telefono con il Cremlino. Fece disdire “l’incarico” ai mafiosi (che avevano il compito di eliminare Castro per conto della CIA, ndr), chiuse i campi della CIA dove venivano addestrati i cubani che si preparavano per lo sbarco a Cuba”. Successivamente, ricordava Bisiach, il padre di Robert Kennedy Jr“cominciò al senato un’inchiesta a tutto campo su Cosa Nostra e all’epoca non si sapeva ancora che si chiamava Cosa Nostra”. Fu Valachi, come abbiamo detto, ad aprire il vaso di Pandora sulla struttura e gli affari della mafia italiana oltreoceano. “Questi grandi mafiosi decisero quindi di uccidere Kennedy. Alcuni settori della CIA erano sicuramente contro il presidente”, spiegava Bisiach. “In particolare lo era Allen Dulles, che Kennedy aveva cacciato via, insieme a quelle persone che fecero lo scandalo Watergate; quegli stessi che poi furono arrestati nella Dealy Plaza dopo gli spari contro Kennedy e che insieme a Calogero Minacori (alias Carlos Marcello, ndr) decisero di eliminarlo. Si è trattato di un 'cambio di obiettivo': la Mafia doveva uccidere Fidel Castro, quando Kennedy cambiò idea, la Mafia decise di uccidere lui durante il viaggio a Dallas… con un’organizzazione di tipo militare…".
“Ci sono prove schiaccianti che la CIA sia coinvolta nel suo omicidio e nel depistaggio”, ha detto a maggio scorso Robert Kennedy Jr. Ora il nipote di JFK rischia la stessa fine ed è lui stesso a denunciarlo. Durante una discussione con il commentatore televisivo Joe Rogan, il candidato alla presidenza ha ammesso di aver messo in pericolo la sua vita parlando dell’assassinio di suo zio e di suo padre, e di “prendere precauzioni” per assicurarsi che la CIA non lo uccida.
Siamo sempre stati e siamo critici con la politica guerrafondaia degli Usa, ma siamo anche amici di molti americani e di membri di confraternite cattoliche americane.
Vedere ed ascoltare oggi un vero americano come Robert Kennedy Jr difendere la verità, la pace e la vita significa per noi che, malgrado tutto, con lui Presidente gli Stati Uniti potrebbero finalmente trascinare il Mondo verso un nuovo orizzonte. Cioè alla pace senza frontiere. Siamo con Bob Kennedy.

“Concittadini di questo Pianeta: Salviamo il mondo dalla distruzione e dalla fame”.

(John F. Kennedy)

PS: intervista al ‘The Newyorker’ di Robert Kennedy jr

Riportiamo qui di seguito le ultime dichiarazioni del candidato alla presidenza in cui ha parlato in merito all’assassinio di John Fitzgerald Kennedy e delle implicazioni della CIA.

Hai subito qualcosa che penso sia semplicemente al di là dell'immaginazione. Quando eri ancora un bambino, tuo zio, il Presidente degli Stati Uniti, fu assassinato sotto gli occhi di tutto il mondo. Cinque anni dopo, tuo padre, che si stava candidando per la nomination democratica alla presidenza, fu assassinato sotto gli occhi di tutto il mondo. Non riesco a immaginare completamente quale effetto possa avere su di una persona, un bambino che sta crescendo, vivere una vita del genere sotto gli occhi di tutti. In seguito, hai cominciato a considerare entrambi questi assassinii come cospirazioni organizzate dalla C.I.A. Voglio sapere perché credi in questo quando la maggior parte delle persone non lo fa e come ciò ha influenzato il tuo modo di pensare nel resto della tua vita.
Stai dicendo che la maggior parte degli americani non crede che l'assassinio del Presidente Kennedy sia stato una cospirazione?

Voglio sapere perché tu ci credi. Cosa ti porta a crederlo?
Non credo che chiunque abbia analizzato seriamente l'omicidio di mio zio pensi che la Commissione Warren abbia fornito una spiegazione corretta. Sono un avvocato processualista. Ho affrontato centinaia di casi. Posso garantirti che, analizzando questo caso, potrei dimostrare che la morte di mio zio è stata causata dalla C.I.A. Ho già abbastanza prove, senza bisogno di alcuna deposizione, per dimostrare che la morte di mio zio è stata il risultato di una cospirazione. E che la C.I.A. era coinvolta, non solo nella cospirazione originale, ma anche nella copertura durata sessant'anni e continua a mantenerla.

Qual era la motivazione della CIA?
Erano arrabbiati con mio zio. La loro rabbia iniziale venne quando lui non riuscì a invadere la Baia dei Porci e a fornire copertura aerea per gli oppositori cubani di Fidel Castro, cosa che considerarono un tradimento. Avevano addestrato quegli uomini. Quelli uomini stavano morendo sulla spiaggia. A quel punto, credevano che mio zio fosse un traditore degli Stati Uniti. Quando mio zio e mio padre fermarono i raid su Cuba, dopo la crisi dei missili, si accordarono con Kruscev, per fermare i raid da Miami da parte di Alpha 66 e degli altri gruppi che stavano andando a Cuba per fermarli...
Parlando dell'omicidio di suo padre, Kennedy ha fatto riferimento a un secondo assassino, a proiettili vaganti e a un avvocato della mafia il cui corpo è stato successivamente trovato "smembrato in cento pezzi in un bidone dell'olio". Kennedy, ricordiamo, ha visitato Sirhan Sirhan, condannato per l'omicidio di suo padre, in prigione e sostiene la sua scarcerazione.

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