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"Nonostante la rivolta di Prigozhin, Putin è rimasto stabilmente al potere, né sembra avere perso credibilità agli occhi dei principali leader mondiali che gli riconoscono tutta la sua autorità".
Così il professore e sociologo Alessandro Orsini sul 'Fatto Quotidiano' ha commentato la situazione post - golpe in Russia.
"È stata trascurata l’esperienza storica stabilendo un’equazione fantasiosa: 'Se un presidente subisce una rivolta militare allora ne uscirà certamente indebolito'. Ma l’evidenza dimostra che spesso accade il contrario, cioè che le rivolte interne rafforzino il centro del potere" ha scritto Orsini ricordando "il caso di Erdogan. Il 15 luglio 2016 subì un tentativo di golpe militare molto più tragico di quello capitato a Putin".
Ma l'immagine di Erdogan ne è uscita più forte diventando anche il "più importante mediatore nella guerra in Ucraina tra Russia e Nato. Nonostante Prigozhin, Putin è sempre Putin e la Russia è sempre la Russia. Siccome Zelensky è sempre Zelensky e l’Ucraina è sempre l’Ucraina, i rapporti di forza non sono cambiati". "La Russia - ha scritto - è sovrastante come Biden certifica con la sua decisione di inviare le bombe a grappolo. Il presidente americano ha spiegato che gli ucraini stanno esaurendo le munizioni. Significa che, in prospettiva, gli ucraini rischiano di perdere nuovi territori anziché riconquistarli giacché le munizioni in guerra equivalgono alla vita".
"Insomma, la dinamica non cambia. Il tempo gioca in favore di Putin. La Russia si rafforza e l’Ucraina si indebolisce una distruzione dopo l’altra. Ogni giorno in Ucraina cade un ponte, una diga, una strada: l’Ucraina perde sangue in un’emorragia continua. Interroghiamoci sulle conseguenze e poniamoci questa domanda: l’assorbimento dell’Ucraina nella Nato tra il 2014 e il 2022 ha portato più vantaggi o svantaggi all’Ucraina? L’Ucraina è un Paese più ricco o più povero? Più indipendente o dipendente? Più felice o infelice?"
Ai posteri l'ardua sentenza.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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