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Bergoglio festeggia 10 anni di pontificato e denuncia pedofili e boss: “Uccidono il futuro, non c’è posto per loro in Chiesa”

Cosa mi ha fatto soffrire di più? La corruzione. Non parlo solo della corruzione economica, dentro e fuori il Vaticano, parlo della corruzione del cuore. La corruzione è uno scandalo”. Così Papa Francesco in un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano in occasione della vigilia del decennale del suo pontificato (venne eletto il 13 marzo 2013).
A Napoli, nel 2015, dissi che spuzza. Sì, spuzza”, ha detto Bergoglio riferendosi ancora alla corruzione. “La corruzione fa imputridire l’anima. Bisogna distinguere il peccato dalla corruzione. Tutti siamo peccatori, tutti! Anche il Papa e si confessa ogni quindici giorni. Ma non dobbiamo scivolare dal peccato alla corruzione. Mai! Nella Chiesa, come nella politica e nella società in generale, dobbiamo sempre mettere in guardia dal grave pericolo della corruzione. È molto difficile che un corrotto possa tornare indietro: una tangente oggi e una domani”. Per questo, ha spiegato il Papa, “i mafiosi sono scomunicati”. “Hanno le mani sporche di soldi insanguinati. Fanno affari con le armi e la droga. Uccidono i giovani e la società. Uccidono il futuro. Bisogna essere chiari: nella Chiesa non c’è posto per i mafiosi!”, ha ammonito Francesco ricordando i beati Pino Puglisi e Rosario Livatino che “non sono scesi a patti con la mafia e perciò hanno pagato con le loro vite”.
Quindi Papa Francesco ha parlato degli abusi e degli scandali di pedofilia presenti nella Chiesa.
Benedetto XVI ha avuto il grande merito di denunciare pubblicamente questo scandalo enorme quando era ancora cardinale”, ha affermato. “Tutti ricordiamo le sue parole: ‘Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!’. Non ha avuto solo il grande coraggio di denunciare tutto questo quando ancora non se ne parlava tanto, quando ancora non c’era la piena consapevolezza di questo abominio, ma, sia da cardinale che poi da Papa, ha lottato con tutte le sue forze contro l’omertà e l’insabbiamento che per decenni hanno coperto chi nella Chiesa ha commesso gli abusi. Io mi sono posto sulla strada tracciata da lui”, ha detto. “Su questo punto bisogna essere molto chiari: se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso, che rappresenta già di per sé una mostruosità, tale caso sarà affrontato sempre con la massima serietà”.
Quindi il Capo della Chiesa ha parlato dello storico summit mondiale sulla pedofilia del clero del febbraio 2019 e di tutte le riforme che ne sono scaturite.
Mi ha colpito una cosa di quel summit. Ho chiesto ai presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo di prepararsi all’incontro ascoltando le vittime. Molti di loro mi hanno detto che non avevano mai ascoltato prima di allora le vittime e che hanno pianto insieme con loro: il dono delle lacrime. Questo credo sia stato il cambiamento più importante e radicale di mentalità nella Chiesa per affrontare gli abusi: partire dall’ascolto delle vittime”, ha risposto. “Per un pastore è fondamentale. Benedetto XVI aveva incominciato ad ascoltare le vittime durante i suoi viaggi internazionali. Questa condivisione del pastore: bisogna partire da qui. Nella Chiesa non c’è posto per chi si macchia di questo abominevole peccato contro Dio e contro l’uomo. Ma la pedofilia è anche un reato che la giustizia deve punire. Coprire gli abusi è una pratica abituale. Pensa che il 40 per cento dei casi di abuso avviene nelle famiglie e nel quartiere e tutto questo viene coperto. Un’abitudine che la Chiesa ha avuto fino allo scandalo di Boston nel 2002. In quel momento, la Chiesa si è accorta che non poteva più coprire la pedofilia dei suoi preti, ma nelle famiglie e nel mondo dello sport c’è ancora questa abitudine. Un altro punto che vorrei sottolineare è il problema della videopornografia infantile. Dove avviene? Chi sono coloro che hanno la libertà di fare questo senza che nessuna autorità li riprenda? È una cosa molto brutta perché la videopornografia infantile si fa in video con i bambini”, ha concluso sul punto.

I desideri di Francesco
Quindi alla domanda rispetto a cosa si auguri per il futuro, Francesco ha risposto di augurarsi la pace. “La pace nella martoriata Ucraina e in tutti gli altri Paesi che soffrono l’orrore della guerra che è sempre una sconfitta per tutti, per tutti. La guerra è assurda e crudele”, ha affermato con fermezza. “È un’azienda che non conosce crisi nemmeno durante la pandemia: la fabbrica delle armi. Lavorare per la pace significa non investire in queste fabbriche di morte. Mi fa soffrire pensare che se non si facessero armi per un anno, finirebbe la fame nel mondo perché quella delle armi è l’industria più grande del pianeta”, ha detto ancora Francesco. “A dicembre scorso, in piazza di Spagna, ho pianto pensando al dramma che sta vivendo il popolo ucraino. È trascorso già più di un anno dall’inizio della guerra in Ucraina. A febbraio sono stato in Africa, nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan, e ho visto gli orrori dei conflitti in quei due Paesi con le mutilazioni delle persone. Una cosa che mi fa soffrire molto è la globalizzazione dell’indifferenza, girare la faccia dall’altra parte e dire: “A me che importa? Non mi interessa! Non è un mio problema!”, ha denunciato Francesco. “Quando hanno chiesto alla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, quale parola scrivere al binario 21 della Stazione di Milano dove partivano i treni per i campi di concentramento nazisti, non ha avuto dubbi e ha detto: ‘Indifferenza’. Nessuno aveva pensato a quella parola. Fa riflettere perché quel massacro di milioni di persone è avvenuto nell’indifferenza vigliacca di tanti che hanno preferito girare la faccia dall’altra parte e dire: ‘A me che importa’. Recentemente, ho letto che la senatrice ha ricordato che ad Auschwitz non si va in gita, ma si va come a un santuario per non dimenticare la Shoah. Mi ha colpito molto perché è proprio quello che ho sentito nel mio cuore quando sono andato ad Auschwitz, nel 2016, e non ho voluto pronunciare un discorso come avevano fatto i miei due predecessori. Ho voluto pregare da solo in silenzio”.
Cambiando tema, il Pontefice ha detto di augurarsi che la Chiesa “esca”. “Deve stare in mezzo alla gente. Penso a don Tonino Bello, un grande vescovo pugliese che stava in mezzo al suo popolo e ha lottato con tutte le sue forze per la pace. Un uomo non compreso nel suo tempo perché era molto avanti. Lo si sta riscoprendo oggi. Un profeta! È già venerabile ed è in cammino verso la beatificazione. Recentemente, hanno ripreso in una canzone anche una sua celebre frase: ‘Noi siamo angeli con un’ala sola. Per volare, abbiamo bisogno di restare abbracciati al fratello, cui prestiamo la nostra ala e da cui prendiamo l’altra ala, necessaria per volare’. Nessuno si salva da solo. Lo abbiamo visto anche con la pandemia. Sogno una Chiesa senza clericalismo”, ha aggiunto. “Lo diceva il cardinale Henri-Marie de Lubac nel suo celebre testo Méditation sur l’Église dove, per dire qual è la cosa più brutta che può accadere alla Chiesa, scriveva che la mondanità spirituale, che si traduce nel clericalismo di un prete, “sarebbe infinitamente più disastrosa di ogni mondanità semplicemente morale’. Il clericalismo è la cosa più brutta che possa accadere alla Chiesa, peggio ancora che ai tempi dei papi corrotti. Un prete, un vescovo o un cardinale che si ammalano di clericalismo fanno molto male alla Chiesa. È una malattia molto contagiosa. Ancora peggiori sono i laici clericalizzati: sono una peste nella Chiesa. Il laico deve essere laico”.
Per concludere il Papa, parlando di sè, si è augurato che “il Signore sia clemente”. “Fare il Papa non è un lavoro facile. Nessuno ha studiato prima per fare questo lavoro. Ma questo il Signore lo sa: è successo anche con san Pietro. Pescava tranquillamente e un giorno Gesù lo ha scelto perché diventasse pescatore di uomini. Ma anche Pietro è caduto. Lo ha rinnegato proprio lui che aveva vissuto giorno e notte con il Signore, che aveva mangiato con lui, che lo aveva ascoltato predicare e che lo aveva visto compiere miracoli: ‘Non conosco quell’uomo!’. Come è stato possibile? Ma Gesù, dopo la risurrezione, lo ha scelto di nuovo. Ecco la misericordia di Dio con noi. Anche con il Papa. ‘‘Servus inutilis sum’. Sono un servo inutile’, come scriveva san Paolo VI nel suo Pensiero alla morte. Un testo molto bello che invito soprattutto i sacerdoti a leggere e meditare”, ha concluso.

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