Il "Capo dei capi" di Cosa Nostra Totò Riina, è stato immortalato in piazza San Marco fra i 'colombi', probabilmente dalla moglie Antonietta Bagarella, che aveva appena sposato. La fotografia, risalente probabilmente al 1974, anno del matrimonio, è stata pubblicata ieri da 'Il Gazzettino'. Quella di Venezia per Riina, che all'epoca aveva 47 anni, sarebbe stata una tappa del viaggio di nozze con Bagarella, che aveva 20 anni meno di lui. E la luna di miele sarebbe stata fatta in regime di latitanza, visto che il boss era già ricercato, con vari mandati di cattura, dal 1969. Lo scatto verrà trovato molti anni più tardi dagli investigatori che gli stavano dando la caccia, e che lo arrestarono il 15 gennaio 1993.
"Quella foto di Totò Riina a Venezia che mostra i colombi svolazzanti alla moglie Ninetta Bagarella? Non mi stupisce per niente. Così come l’ipotesi che Matteo Messina Denaro, sia pure trasformato da una plastica facciale e con una falsa identità, abbia un palazzo a Venezia intestato a dei prestanome. Sicuramente anche tanta gente ha interesse a lasciarlo tranquillo perché con quello che sa potrebbe destabilizzare molti equilibri". Così ha detto al Corriere della Sera, in un articolo a firma di Ferruccio Pinotti, il consulente della Commissione Antimafia, l’ex Procuratore capo di Trieste Carlo Mastelloni titolare di alcune delicate inchieste italiane.
La foto di Riina a Venezia ha riportato l’attenzione su Matteo Messina Denaro, che - come ha rivelato Salvatore Baiardo (intervistato nei giorni scorsi da Giletti), avrebbe persino affittato un palazzo sul Canal Grande.
Inoltre nei giorni scorsi il pentito Emanuele Merenda, aveva dichiarato che nel 2014 Matteo Messina Denaro era stato in Veneto e che a ospitarlo sarebbe stato un palermitano, Vincenzo Centineo, da molto tempo residente a Salgareda (Treviso).  Dichiarazioni che, per inciso, necessitano di riscontri da parte della magistratura.
Ma anche altre figure hanno frequentato la laguna.
Sul Corriere sono state riportate anche le parole di Maurizio Dianese, storica firma del Gazzettino di Venezia ed esperto di infiltrazioni mafiose in Veneto. Il figlio di Totò Riina "scelse" Padova come residenza: "Giuseppe Salvatore Riina, il figlio del boss di Cosa Nostra si era stabilito in Veneto e ha lasciato Padova, dove era in libertà vigilata, nel novembre 2017 solo a causa della decisione del giudice di Sorveglianza Linda Arata. Il quarantenne era stato iscritto nel registro degli indagati nell’ambito di una inchiesta per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti".
Inoltre, ad Abano Terme, nel 1993 hanno abitato Filippo, Benedetto e Giuseppe Graviano. I tre fratelli erano stati ospitati in un appartamento di Antonino Vallone, commerciante di carni, nonché proprietario di quote della società che gestiva in Sicilia l’emittente televisiva "Telesud - Canale 65". E da lì i Graviano - qualche volta assieme a Matteo Messina Denaro - facevano una puntata al Casinò di Venezia.
Il magistrato Carlo Mastelloni ha confermato queste indicazioni: "La penetrazione della mafia al Nord è iniziata con la discussa prassi del confino in Settentrione dei mafiosi. Boss come Gaetano Fidanzati inviati in soggiorno obbligato hanno cooptato malavitosi emergenti come Felice Maniero. I Casinò hanno sempre attirato, insieme ai grandi ricchi, gente in possesso di capitali sporchi. Persino Cortina in una certa fase è stata indicata da colleghi magistrati come oggetto di attenzione per capitali in cerca di riciclaggio".

Foto © Shirto

Fonte: corriere.it

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