Il missionario comboniano risponde alle domande de "Il Fatto Quotidiano" sulla crisi in Ucraina

Il 5 novembre ci sarò anch’io in piazza perché nessuno può tirarsi indietro in questo momento: serve una manifestazione unitaria, senza bandiere se non quella della pace”. È il messaggio lanciato da padre Alex Zanotelli, missionario comboniano 84enne che a gran voce sostiene l’iniziativa promossa da "Europe for Peace" a cui hanno aderito le associazioni della società civile che chiedono all’Italia, all’Unione Europea e agli Stati membri e alle Nazioni Unite di "assumersi la responsabilità del negoziato per fermare l’escalation e raggiungere l’immediato cessate il fuoco, un negoziato per la pace” e la messa al bando di "tutte le armi nucleari". Tra le adesioni ci sono anche Arci e Acli e ovviamente non poteva mancare padre Zanotelli che da sempre addita e denuncia i governi che hanno sostenuto il commercio delle armi per interessi nelle guerre. “Non penso che arriveremo ad avere in piazza milioni di persone come nel 2003, mi accontenterei di cinquecentomila partecipanti, ma per arrivare a questi numeri serve che ciascuno faccia la sua parte, che anche le parrocchie scelgano di esserci, che si possa andare oltre i distinguo”, ha detto in un'intervista rilasciata a "Il Fatto Quotidiano" padre Alex, chiedendo a tutti i leader politici di fare un passo indietro per lasciare spazio alla Chiesa guidata da Papa Francesco (è di pochi giorni fa la notizia secondo cui Enrico Letta e Carlo Calenda hanno lanciato altre manifestazioni e presidi per la pace nel territorio nazionale). Il missionario comboniano, inoltre, chiede che nessun cittadino sia giudicato come sostenitore di una parte o dell’altra. Per padre Zanotelli la via da percorrere è quella indicata dal Santo Padre nell’Angelus del 2 ottobre scorso, quando disse: “Rinnovo il mio appello affinché si giunga subito al cessate il fuoco. Tacciano le armi e si cerchino le condizioni per avviare negoziati capaci di condurre a soluzioni non imposte con la forza, ma concordate, giuste e stabili. E tali saranno se fondate sul rispetto del sacrosanto valore della vita umana, nonché della sovranità e dell’integrità territoriale di ogni Paese, come pure dei diritti delle minoranze e delle legittime preoccupazioni’. Questo è parlare chiaramente. Il Papa disegna in maniera netta uno scenario che non metta in condizioni la Russia di umiliarsi così come insiste perché questa pace sia accettata dagli Usa”. Una e una sola deve essere la via, compatta e forte. "Tantissime realtà vogliono portare avanti iniziative piazzando la propria bandierina ma così non si va da nessuna parte. Continuano a guardare solo il proprio ombelico senza comprendere che oggi solo i grandi movimenti popolari possono scuotere i sistemi. Solo in questo modo si può essere credibili - ha aggiunto -. Ora tutti parlano di pace ma come fanno certi politici a pronunciare questa parola quando hanno votato sull’aumento delle spese militari entro il 2028, passando dai 25 miliardi l’anno attuali (68 milioni al giorno) ai 38 miliardi l’anno (104 milioni al giorno)? Tutti si riempiono la bocca della parola ‘pace’ ma bisogna capire di quale pace stiamo parlando e come arrivarci. Dobbiamo lavorare per disarmare i nostri arsenali, altrimenti ci stiamo prendendo in giro. Lo Stato italiano continua a vendere armi in barba alla Legge 185/1990 sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento. Come fanno a presentarsi in piazza senza guardarsi dentro? Quando è scoppiata la guerra nessuno partecipava ai sit-in che organizzavamo, intanto siamo arrivati a un passo dalla Terza Guerra Mondiale". Per padre Zanotelli, Bergoglio in certi aspetti ha le mani legate perché deve essere attento a "non incrinare i rapporti già delicati con l’ortodossia". Detto ciò, però, si dice "convinto che serva un forte segnale religioso perché entrambi i popoli, quello russo e quello ucraino, sono legati alla religiosità. Faccio un appello alle conferenze episcopali di tutt’Europa perché si incontrino nella cattedrale di Santa Sofia a Kiev e vi restino finché non sarà concesso il cessate il fuoco". E in merito alle accuse di essere filo-Putin riservate a tutti coloro che criticano legittimamente le scelte di Zelensky, Zanotelli ha risposto: "A volte vengo visto anch’io come uno che vive sulla Luna, solo perché mi permetto di avere delle posizioni critiche nei confronti di alcune scelte del premier Zelensky che ha potuto paventare la sua forza e fare un braccio di ferro con la Russia, perché sapeva fin dall’inizio di avere dietro la Nato. Non possiamo dimenticare che si è presentato davanti al parlamento greco accompagnato dai nazisti del Battaglione Azov. È assurdo essere arrivati a questo punto". In ultima battuta, Zanotelli ha criticato aspramente anche la politica italiana nella quale nel governo di Giorgia Meloni non intravede nessuna novità, anzi lo ritiene una continuazione del governo di Mario Draghi il quale "rappresenta il sistema economico militarizzato". E in merito all'ipotesi di Silvio Berlusconi come mediatore di pace Zanotelli lapidario ha commentato: "È una barzelletta. Se siamo arrivati a questo punto, la politica ha chiaramente fallito".

Foto © Imagoeconomica

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