Continuano le indagini sulle stragi del 1992-'93

Nella giornata di ieri è stata pubblicata sul sito della Dia la relazione semestrale della DIA. Gli analisti hanno dimostrato che la mafia continua a seguire delle strategie criminali "di illecito accumulo di ricchezza che comporta la disponibilità di imponenti riserve di liquidità le cui origini devono essere celate e la cui consistenza può essere ingigantita invadendo il campo dell’imprenditoria legale".

In sostanza le mafie si fanno sempre più impresa. Professionisti collusi sono elementi preziosi per le cosche, le quali vedono in queste figure strumenti capaci di "massimizzare la capacità di reinvestimento dei proventi illeciti con transazioni economiche a volte concluse anche oltre confine".

Oltre alle indagini sulla ‘Mafia s.p.a’ la Dia continua a indagare con “complesse e minuziose inchieste attinenti alle stragi di Capaci, via d’Amelio e quelle continentali del ’93 e ’94".

"In particolare - si legge - il Centro Operativo nisseno, nel contesto delle indagini relative alla strage di via Mariano d’Amelio a Palermo, dove il 19 luglio 1992 persero la vita il dr. Paolo Borsellino e gli agenti di scorta, sta svolgendo particolari approfondimenti investigativi sulle dichiarazioni di un ex collaboratore di giustizia che ha riferito ai magistrati di aver preso parte alla strage, sia nelle fasi preparatorie che in quella esecutiva".

La Dia punta il focus anche sul superlatitante Matteo Messina Denaro sottolineando che "nonostante la latitanza resterebbe la figura di riferimento per tutte le questioni di maggiore interesse, per la risoluzione di eventuali controversie e per la nomina dei vertici delle articolazioni mafiose anche non trapanesi". Inoltre la sua figura è fondamentale per "la risoluzione di eventuali controversie in seno alla consorteria e per la nomina dei vertici delle articolazioni mafiose anche non trapanesi".

Parlando di questo non si poteva non analizzare anche la latitanza stessa dell'ex pupillo di Salvatore Riina: "Il possibile connubio politico-mafioso - scrivono gli analisti - potrebbe essere in grado di creare situazioni atte a inquinare l’attività amministrativa e la gestione della cosa pubblica e soprattutto in questo particolare territorio dar vita a una fitta rete di “protezione” che potrebbe favorire l’esecuzione della lunga latitanza del citato boss Matteo Messina Denaro".

Al di là di questo Cosa Nostra "si conferma organizzazione tendenzialmente unitaria sempre più tesa alla ricerca di una maggiore interazione tra le varie articolazioni mandamentali in mancanza di una struttura di raccordo di 'comando al vertice'. In tale ottica e considerata la costante inoperatività della commissione provinciale di Palermo, la direzione e l'elaborazione delle linee d'azione operative risultano esercitate perlopiù da anziani uomini d'onore detenuti o da poco tornati in libertà".

Inoltre sarebbe dotata di una "un’elevatissima resilienza ed un’ostinata volontà di riorganizzarsi. Tale caratteristica si realizza sia sul versante occidentale dell’Isola dove pur in assenza di un organismo decisionale di vertice, non ancora ricostituito, resiste una rigida struttura organizzativa, sia sull’assetto catanese ove le famiglie si confrontano con sodalizi meno strutturati ma non meno aggressivi stringendo all’occorrenza alleanze criminali finalizzate al raggiungimento di specifici obiettivi criminali".

Resta forte il legame tra Cosa nostra e la criminalità Nord americana. "L'analisi delle attività di contrasto - si legge - ha confermato la tendenza delle organizzazioni mafiose siciliane ad avviare accordi o connivenze per l'acquisto di sostanza stupefacente in stretta sinergia con narcotrafficanti calabresi e, contestualmente, sull'asse Colombia-Usa-Italia, come documentato dall'operazione 'Stirpe e tentacoli' eseguita a Palermo dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri il 20 luglio 2021 con l'arresto di 16 persone, compreso il reggente del mandamento di Ciaculli, struttura criminale del capoluogo siciliano". "Non va sottaciuto poi il forte legame di cosa nostra con la criminalità Nord americana. Pregresse attività d'indagine avevano già documentato una storica e sempre attuale centralità dei rapporti con la cosa nostra di New York. Tali aspetti sono venuti alla luce anche nel semestre in esame grazie agli esiti dell'operazione dei carabinieri 'Crystal Tower' che il 14 luglio 2021 ha portato all'arresto di alcuni esponenti della famiglia palermitana di Torretta (mandamento di Passo di Rigano Boccadifalco), facendo emergere solidi collegamenti tra i membri della famiglia di Torretta con quelli della famiglia Inzerillo che, fino all'avvento dei corleonesi capeggiati da Salvatore Riina, avevano retto il mandamento di Passo di Rigano, fra l'altro, gestendo, lungo l'asse Palermo - New York, ingenti traffici di stupefacenti".

La 'Ndrangheta
Le inchieste concluse nel secondo semestre del 2021 restituiscono ancora una volta l'immagine di una 'Ndrangheta "silente ma più che mai pervicace nella sua vocazione affaristico imprenditoriale, nonché costantemente leader nel narcotraffico". La definisce così la Dia nella sua Relazione al Parlamento per il secondo semestre 2021, segnalando "la preoccupazione legata ad un modello collaudato che vede la criminalità organizzata calabrese proporsi ad imprenditori in crisi di liquidità", con l'obiettivo "di subentrarne negli asset proprietari e nelle governance". La Dia è tornata a segnalare come l'impermeabilità al fenomeno del pentitismo, dovuta dalla "forte connotazione familiare", si stia cominciando a incrinare per il "numero sempre crescente" di 'ndranghetisti che decidono di collaborare con la giustizia". I maggiori proventi restano legati narcotraffico: i sodalizi calabresi si confermano "interlocutori privilegiati con le più qualificate organizzazioni sudamericane garantendo una sempre più solida affidabilità" e il settore non ha fatto registrare flessioni significative, neanche nell'ultimo periodo e nonostante le limitazioni alla mobilità per la pandemia. Non solo traffici, ma anche interessi nella produzione, con "il rinvenimento di numerose piantagioni di cannabis coltivate in varie aree della regione": si tratta - secondo la Dia - di una circostanza che allo stato non permette di escludere "il coinvolgimento della criminalità organizzata nel fenomeno della produzione e lavorazione in loco di sostanza illecita destinata alla commercializzazione".

Nel quadro riportato dalla Dia si inseriscono anche i sodalizi di 'Ndrangheta, ormai proiettati "anche al di fuori dei territori di origine".

La mafia calabrese "esprimerebbe - si legge - la sua rilevante capacità imprenditoriale grazie peraltro al narcotraffico che ne determina l’accrescimento delle ingenti risorse economiche a disposizione".

"I sodalizi calabresi, infatti, si pongono quali interlocutori privilegiati con le più qualificate organizzazioni sudamericane garantendo una sempre più solida affidabilità". "In particolare l’analisi delle attività di contrasto ha confermato la tendenza di accordi e convivenze delle organizzazioni mafiose siciliane che si rivolgono a clan in particolare alla ‘Ndrangheta per l’acquisto della sostanza stupefacente".

Attuale e ferma resta l'accertata pervasività della 'Ndrangheta nel settore delle "attività illecite", "nel tessuto socio-economico" e "in alcuni settori della Pubblica amministrazione".

La Camorra
Essa agisce come "formidabile fattore di alimentazione finanziaria e di alimentazione del sistema di relazioni, di mediazione, propria dell’ordinario sistema d’impresa" aveva detto il neo procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.

La Camorra agisce come una vera e propria impresa, quindi non è pensabile concepirla ancora come un qualcosa di parcellizzato in tanti piccoli gruppi sempre in lotta fra loro.

Hanno "sviluppato la capacità di fare sistema e di preservare i vincoli fiduciari che quel sistema garantiscono. E del resto non è un caso che mai in questi trent’anni figure di rilievo delle famiglie mafiose che reggono le redini quel cartello abbiano rotto il patto di omertà che li accomuna”.

Infine la Dia ha preso in esame anche il territorio pugliese: "Nella regione, il contesto mafioso, in continua evoluzione e tradizionalmente distinto in mafia foggiana, camorra barese e sacra corona unita, ha saputo sviluppare una politica di consolidamento e di espansione caratterizzata da una penetrante e pervasiva capacità di controllo militare del territorio e da una spiccata vocazione relazionale finalizzata all’attuazione di un più evoluto modello di mafia degli affari". In questi termini si era espresso anche il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Bari, Anna Maria Tosto, che in occasione dell’Assemblea Generale sull’Amministrazione della giustizia per l’anno 2022 aveva sottolineato "come nel territorio pugliese la criminalità organizzata continui a costituire un fattore di grave pregiudizio alla vita comune con ripercussione su ogni componente, quella sociale economica e politica”.

Mafie straniere
Come ogni anno una parte della relazione redatta dalla Dia è stata dedicata alle mafie straniere, sempre più in sinergia con quelle nostrane. "Non di rado si registra, infatti, una funzionale ripartizione di ruoli tra appartenenti a gruppi malavitosi di diversa matrice comprese quelle straniere per il raggiungimento degli obiettivi criminali".

"Tra i clan più strutturati si segnalano quelli nigeriani, albanesi e cinesi per capacità organizzativa e per spregiudicatezza criminale. I nigeriani in particolare, organizzati in strutture verticistiche e con riti di affiliazione particolarmente coercitivi, operano agevolati da una fitta rete di collegamenti in territorio italiano e africano interconnessi tra loro per la gestione degli affari criminali. Oltre alle compagini romene che sono dedite per lo più ai reati contro il patrimonio saranno altresì descritte le ulteriori forme di criminalità provenienti dal Nord e Centro Africa, nonché dal Sud America che esprime tra l’altro gang giovanili tristemente note in Lombardia per le violente aggressioni e pestaggi, dall’Est Europa e paesi ex sovietici, infine dal Medio Oriente e Sudest asiatico anch’esse presenti nel coacervo dei fenomeni criminosi strutturati nel paese".

"Inoltre le consorterie criminali straniere continuerebbero a dimostrare le loro capacità in molteplici attività criminali perlopiù legate al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione e della manodopera clandestina".

Scarica la relazione: direzioneinvestigativaantimafia.interno.gov.it

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