Gli attacchi sul suolo dei territori annessi alla Russia saranno, di fatto, legittimati. A confermarlo è stato il segretario di Stato americano Anthony Blinken (in foto) che, citato da Ria Novosti, ha ribadito come l’Ucraina “ha il diritto assoluto di difendersi in tutto il suo territorio, compreso il ritorno del territorio che è stato occupato illegalmente dalla Russia in un modo o nell'altro".  Blinken ha sottolineato che gli Stati Uniti non riconosceranno i cambiamenti nello status di questi territori e continueranno a considerarli parte dell'Ucraina. "Dato che non ci sono cambiamenti per noi e per gli ucraini riguardo ai territori annessi dai russi, gli ucraini continueranno a fare tutto il necessario per restituire le terre loro sottratte. Continueremo a sostenerli in questo", ha affermato il segretario di Stato.
Discorsi pronunciati mentre cade l’ultimo giorno di voto per l’annessione dei territori occupati ed il vicepresidente del consiglio di sicurezza russo ed ex presidente della Federazione, Dmitrij Medvedev è tornato a parlare di armi nucleari: “Se la minaccia per la Russia supera il limite di pericolo contemplato, dovremo rispondere. Senza chiedere il permesso a nessuno, senza bisogno di lunghe consultazioni. E non si tratta certo di un bluff. Immaginate che la Russia sia costretta a usare l’arma più formidabile contro il regime ucraino, che ha commesso un atto di aggressione su larga scala, pericoloso per l’esistenza stessa del nostro Stato. Credo che la Nato non interverrà direttamente nel conflitto perfino in questa situazione. Dopotutto, la sicurezza di Washington, Londra e Bruxelles è molto più importante per l’Alleanza Nord-Atlantica del destino dell’Ucraina, di cui nessuno ha bisogno, anche se è abbondantemente rifornita di armi diverse“, ha ammonito Medvedev con cinica ragion di Stato
In queste ore, nei seggi elettorali russi è stato elaborato il 100% dei voti espressi nelle regioni di Donetsk (DPR), Lugansk (LPR), Kherson e Zaporizhzhia. Il quotidiano Izvestia riporta che il 96,75% degli abitanti della regione di Kherson ha votato per l'ingresso della regione nella Federazione Russa, a Zaporizhzhia questa percentuale sarebbe del 97,81%, mentre nella LPR e DPR rispettivamente del 97,33% e 98,69%. Il presidente Vladimir Putin dovrebbe rivolgersi alle camere del Parlamento russo venerdì 30 settembre e secondo il Ministero della Difesa britannico potrebbe usare il discorso per annunciare formalmente l’adesione dei territori russi occupati, mentre il Consiglio della Federazione russa, come riportato dall’agenzia di stampa TASS, potrebbe votare l’annessione il 4 ottobre


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Il presidente russo, Vladimir Putin


Un attacco contro i nuovi territori annessi può spingere alla guerra atomica
Una prospettiva che cambierà drasticamente il tenore del conflitto in quanto, come ricordato dal Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov all’assemblea generale delle Nazioni Unite, l’intero territorio della Federazione Russa, compresi gli ulteriori territori confermati nella Costituzione, saranno “certamente sotto la piena protezione dello Stato” e dunque saranno applicate "tutte le leggi, le dottrine, i concetti, le strategie della Federazione Russa”. Tra le dottrine militari che entreranno in vigore ci sarà certamente quella che consentirebbe l’uso  di un arsenale nucleare in risposta all'aggressione tramite armi di distruzione di massa contro la stessa Russia e i suoi alleati, o nel caso in cui l'esistenza del Paese sia minacciata.
È stato sempre Medvedev a ribadire che l’uso dell’arma atomica è contemplato “in casi predeterminati, in stretta conformità con i fondamenti della politica statale in materia di deterrenza nucleare. Se noi o i nostri alleati veniamo attaccati usando questo tipo di arma o se l’aggressione con l’uso di armi convenzionali minaccia l’esistenza stessa del nostro Stato”, ha affermato il capo del consiglio di sicurezza russo.

Stoltemberg chiede di aumentare la produzione di armi per l’Ucraina
A gettare ulteriore benzina sul fuoco, ci ha pensato il segretario generale della NATO Jens Stoltemberg che, partecipando a una riunione del gruppo dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento europeo, ha sottolineato che la retorica nucleare, i falsi referendum e la mobilitazione russa sono chiaramente una "escalation" del conflitto. L'Occidente deve dunque prepararsi a sostenere l'Ucraina per lungo tempo. "Le guerre sono imprevedibili, nessuno può dire quanto durerà questa guerra", ha sottolineato Stoltenberg, "potrebbe continuare a lungo e quindi dobbiamo essere pronti a sostenere l'Ucraina nel lungo periodo. Abbiamo bisogno di aumentare la produzione di armi", ha affermato Stoltenberg. Nel frattempo, come riferito da Reuters lunedì, negoziatori del Congresso statunitense hanno deciso di includere quasi 12 miliardi di dollari in nuove spese per la guerra in Ucraina in un disegno di legge provvisorio che sarà probabilmente votato questa settimana. Secondo fonti citate dal quotidiano, la cifra includerà 4,5 miliardi di dollari di finanziamenti per le armi inviate in Ucraina e 2,7 miliardi di dollari per altro supporto militare e di intelligence. Il finanziamento include anche 4,5 miliardi di dollari in aiuti di bilancio diretti per il governo ucraino.


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Il segretario generale della NATO, Jens Stoltemberg


Curioso evincere dalle parole del segretario generale della NATO,il doppio standard occidentale sull’autodeterminazione dei popoli, posta la legittima condanna all’aggressione russa. Viene da chiedersi come mai abbiamo benedetto le istanze di indipendenza del Kosovo, in conseguenza dei crimini della Serbia nei confronti della popolazione albanese, mentre per quanto riguarda la popolazione russa del Donbass, nonostante gli efferati eccidi e violenze perpetrati da gruppi neonazisti inglobati nella guardia nazionale ucraina, come il battaglione Azov, riconosciuti da organizzazioni come Amnesty international, abbiamo benedetto le azioni militari di Kiev, di concerto con la Nato ovviamente.
Un’ipocrita retorica per colpire la Russia, spingendola a reazioni avventate, ora potenzialmente nucleari. È stato Alessandro Orsini a riproporre recentemente quella strategia di attacco a Mosca basata su quattro fasi fondamentali: prima, "la penetrazione della Nato in Ucraina"; seconda, "la potenza incalzata, o 'target' (in questo caso la Russia ndr), accetta la sfida e procede alla guerra"; terza, "la Casa Bianca isola il 'target' internazionalmente e opera per prolungare la guerra, trasformando le buone ragioni per fermare il conflitto in buone ragioni per proseguirlo". In questo caso "la possibilità che la Russia ricorra alle armi nucleari viene utilizzata non per trovare una soluzione pacifica, ma per alimentare la guerra". Quarta fase: "Il rovesciamento del regime nemico con le rivolte interne e la sua sostituzione non con la democrazia, bensì con un governo amico".
Non è dato sapere quale sia l’alternativa al fallimento di quest’ultima; certamente le massime autorità russe sono state molto esplicite sulle conseguenze amara di una tale eventualità!

Foto © Imagoeconomica

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