Mosca ha avvertito che l’invio di tali armi rappresenterebbe una linea rossa. Sullivan: “Se la Russia userà armi nucleari gli Usa risponderanno in modo decisivo

In queste ore i democratici del congresso sono divisi sull’opportunità o meno di inviare all’Ucraina armi a lungo raggio avanzate.
A riportarlo è stato domenica il quotidiano The Hill, che ha specificato come tra le nuove forniture ci sarebbe il sistema missilistico tattico ATACMS, con una gittata di circa 300 chilometri, significativamente più estesa di qualsiasi altra arma fornita da Washington a Kiev. Un’eventualità che porterebbe all’attraversamento della “linea rossa” imposta da Mosca, oltre la quale la risposta russa sarebbe decisiva e drammatica di conseguenze. L’amministrazione Biden ha esitato fin ora a percorrere un sentiero tanto rischioso, ma le pressioni da parte del Congresso aumentano di giorno in giorno. Per il membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato del New Jersey Tom Malinowski (D-NJ) gli Stati Uniti dovrebbero inviare le armi a lungo raggio in quanto la Russia non ha intrapreso alcuna azione contro Washington o i suoi alleati della NATO in risposta agli attuali livelli di sostegno. “il supporto non ha indotto Putin a fare nessuna delle cose folli che alcune persone temevano che avrebbe fatto", ha affermato Malinowski, manifestando un invidiabile acume di pensiero e lungimiranza. Ma d'altronde, visto che la guerra nucleare non è ancora scoppiata perché fermarsi nell’accrescere il livello di provocazioni nei confronti della Russia.
Come se la situazione non fosse già arrivata a livelli di criticità spaventosi, sulla scia dei recenti referendum per l’annessione alla Russia delle Repubbliche Popolare di Donetsk, Lugansk, la regione di Kherson e Zaporizhzhia, che dovrebbero concludersi il 27 settembre, continuano gli attacchi di Kiev nei territori occupati: ieri pomeriggio le forze armate ucraine hanno sparato al ponte Antonovsky nella regione di Kherson, dove l’affluenza alle votazioni ha superato la soglia richiesta del 50%.
La gravità di queste azioni è stata ben esplicata dal Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov all’assemblea generale delle Nazioni Unite, dove ha precisato come l’intero territorio della Federazione Russa, compresi gli ulteriori territori confermati nella Costituzione russa, sono “certamente sotto la piena protezione dello Stato” e dunque "tutte le leggi, le dottrine, i concetti, le strategie della Federazione Russa si applicano a tutto il suo territorio".
Molto presto dunque, alle nuove regioni annesse alla Federazione Russa, si applicherebbe quella dottrina militare che consente in sostanza l'uso di un arsenale atomico in risposta all'aggressione con l'uso di armi di distruzione di massa contro la stessa Russia e i suoi alleati, o nel caso in cui l'esistenza del Paese sia minacciata. Un concetto ribadito recentemente anche da Vladimir Putin e dal capo del consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev che è stato ancora più esplicito, dichiarando il 22 settembre che Mosca è pronta a difendere il Donbass utilizzando le armi nucleari strategiche anche nel periodo che precede la formalizzazione del risultato dei referendum.
Di tutta risposta gli Stati Uniti hanno avvertito di “conseguenze catastrofiche” se Mosca facesse uso di armi nucleari. Lo ha ribadito il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, al programma Meet the Press della NBC.
Se la Russia oltrepasserà questa linea, ci saranno conseguenze catastrofiche per la Russia. Gli Stati Uniti risponderanno in modo decisivo" ha ammonito il funzionario USA, adottando una formula che suggerisce, come reazione, un possibile attacco nucleare sulla Russia, pronto ad innescare uno scambio di lanci che determinerebbe la probabile fine della vita sulla terra.
Sullivan ha affermato che gli Stati Uniti hanno "espresso in modo più dettagliato esattamente cosa significherebbe" in messaggi privati a Mosca.


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Il tentennamento tedesco alla guerra totale
Primi segnali di insofferenza all’escalation bellica in atto arrivano da Berlino. Ieri mattina, come riportato dal New York Times, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha commentato irritato le parole del ministro degli Esteri ucraino Dmitry Kuleba, sorpreso dalla riluttanza di Berlino a fornire carri armati a Kiev, scrive il New York Times.
"Leadership non significa che fai quello che ti viene chiesto. Leadership significa prendere le decisioni giuste ed essere molto forti. Ed è quello che faccio", ha risposto il cancelliere che in precedenza aveva rifiutato di inviare i mezzi blindati se non lo avessero fatto anche altri paesi occidentali.  Kuleba pochi giorni fa aveva riportato su Twitter di aver ricevuto segnali deludenti dalla Germania in merito alla fornitura di carri armati Leopard e veicoli da combattimento della fanteria Marder, sottolineando che "non c'era un solo argomento razionale" per cui queste armi non dovessero essere fornite e aveva domandato di cosa avesse paura Scholz.

Con la vittoria FDI, Italia trincea dell’imperialismo USA
Uno scenario ancora più funesto ha inondato il nostro paese da ieri mattina. Fratelli d’Italia è di fatto il primo partito e non ha mai mostrato tentennamenti sulla necessità di assecondare ogni richiesta dell’alleato statunitense.
Penso non ci siano dubbi su quale sia, secondo FdI, la collocazione che l’Italia deve avere” sul piano internazionale “e lo abbiamo ampiamente dimostrato dall’opposizione. Gli Usa sono uno dei nostri principali alleati”, ha spiegato la leader Giorgia Meloni. “Non ho dubbi - ha aggiunto - sul fatto che l’Italia, indipendentemente dall’amministrazione che sta governando in quel momento, debba avere e mantenere un rapporto molto solido con gli Usa. Che vuol dire: stare a testa alta nel campo occidentale, starci con affidabilità, anche per lavorare a difesa del nostro interesse nazionale”.
Nessuna speranza, dunque per un eventuale discostamento dall’attuale assetto belligerante del nostro paese, che in aperta abiura dell’articolo 11 della nostra costituzione continuerà a fornire armi a Kiev ed a tradire il suo ruolo come mediatrice di pace.
Alla domanda precisa se con il centrodestra al Governo cambierebbe la posizione italiana nei riguardi della guerra in Ucraina la risposta è un secco “no”. “Penso che l’Italia non debba discostarsi dalle decisioni degli alleati e della comunità internazionale…Se l’Ucraina cadesse, il grande vincitore, oltre alla Russia di Putin, sarebbe la Cina”, ha affermato la Meloni.
Il fronte della guerra atomica non è mai stato compatto come ora, con il primo ministro inglese Liz Truss, pronta a schiacciare “il bottone nucleare”; l’umanità non è mai stata così in pericolo.

Foto: it.depositphotos.com

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