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È il terzo attentato alla Giustizia e alla Procura ecuadoriane quest’anno

Due giovani, uno minore di età, sono stati fermati in strada durante una  operazione di polizia, nella città di Guayaquil. Le immagini dei tre agenti di polizia stanno facendo il giro del mondo. Praticamente, poco dopo l'assassinio del magistrato antinarcos, il terzo questo anno, le autorità sono riusciti a fermare i sicari, presunti fino a questo momento. Se dovesse confermarsi il loro coinvolgimento nell’attentato, si procederà al fine di identificare chi ha pagato i sicari. Si ipotizza con chiarezza che dietro questa ondata di violenza in Ecuador, alla mano criminale si aggiunge quella intellettuale, dove sicuramente –lo diciamo senza dubitare dalle nostre pagine di ADM- c’è la mano degli elementi deviati del sistema politico, che non manca mai in questi episodi, purtroppo, che ci piaccia o no.   

Tutto il giornalismo ecuadoriano e regionale ha condannato il mortale attacco contro il pm Edgar Escobar, di 43 anni. Il terzo attentato letale contro il Ministero Pubblico e la Giustizia dell'Ecuador: tre magistrati hanno perso la vita per mano della narco mafia locale (sicuramente relazionata con altre mafie). Ricordiamo, oltre ad Escobar, i pm Federico Estrella e Luz Marina Delgado, tutti loro giustiziati a colpi da arma da fuoco, da sicari, in differenti punti del territorio ecuadoriano. 

Con molta rabbia i pubblici ministeri ecuadoriani e noi, giornalisti di un'antimafia intransigente non possiamo fare a meno di pretendere dalle autorità competenti di svolgere le indagini e di non lasciare che cada tutto nell’impunità, come purtroppo sempre avviene.

Secondo le prime informazioni che giungono alla nostra redazione, in una città come Buenos Aires, dove le manifestazioni di piazza per delle rivendicazioni sindacali, di docenti e studenti, fanno oramai parte della fisionomia della capitale dell'Argentina, scossa recentemente dal tentato omicidio della vicepresidente Cristina Fernández di Kirchner (un fatto di gravità indiscutibile; che ha visto già l’arresto di quattro accusati.

Sullo sfondo, infatti, già si intravede una cospirazione che potrebbe coinvolgere il sistema politico e anche la Polizia Federale. In Ecuador si vivono ore di aspettativa per le prime verifiche che potrebbero venire dai due presunti sicari che hanno sparato contro Escobar. 

Un contesto di violenza si è scatenato in quella zona dell'America Latina non distante da quello che si è vissuto in Colombia, quando è stato ucciso il pubblico ministero paraguaiano Marcelo Pecci; e anche a Pedro Juan Caballero dove è stato ucciso il giornalista di una radio che denunciava senza mezzi termini la verità sul narcotraffico in quella località confinante: ci stiamo riferendo al giornalista di Radio Amambay, Humberto Coronel, tra altri crimini commessi in quella località, dominata dalla mafia di confine.

Si è appresso che i due giovani uomini fermati sono già a disposizione della giustizia e, da fonti poliziesche, ambedue sono di estrema pericolosità. In realtà, le autorità che si occupano del caso stanno già cercando di determinare se il o i mandanti del crimine sarebbero o no gli stessi che hanno ordinato assassinare gli altri due operatori della giustizia.





Come punto chiave, secondo versioni ufficiali, il pm Edgar Escobar, indagava seriamente casi di narcotraffico, di femminicidi, ed un massacro commessi recentemente nella prigione più violenta dell'Ecuador (il Penitenziario del Litoral), a novembre del 2021. È stato riferito inoltre che Escobar stava indagando su casi di corruzione e tangenti che hanno provocato perdite milionarie all'Istituto di Previdenza sociale della Polizia Nazionale. È ovvio che la sua integrità  dava fastidio e risultava rischiosa per chi, sotto vesti istituzionali, fa parte o è funzionale all'ideologia più redditizia dei nostri giorni: la mafia, il crimine organizzato. È quindi da questi retroscena che viene l’ordine, come abbiamo già scritto in alcuni nostri articoli, di premere il grilletto che falcia vite umane - di persone giuste - i cui cadaveri cadono nelle piazze e nelle strade, drammaticamente, ed alla vista di tutti.   

Diana Salazar, procuratore generale dello Stato, estremamente indignata allo estremo, con il volto segnato dall'impotenza e dal dolore, ha detto alla stampa: “I funzionari dell'istituzione sono oggetto di minacce e intimidazioni. Mi indigna profondamente questo nuovo assassinio di un collega, il terzo dall’inizio dell'anno. Le azioni della delinquenza non fermeranno il lavoro della Procura per combattere la criminalità nel nostro paese. Esigiamo garanzie e sicurezza per compiere il nostro lavoro”.

D'altra parte, un dato non trascurabile, è stato riferito che il pm Escobar ha fatto parte dell'investigazione sull'assassinio di Jaime Villagomes Fayad, un attivista che perse la vita per mano di sicari a Buijo Histórico di Samborondón, a circa 18 chilometri da Guayaquil. 

Riguardo gli altri pubblici ministeri assassinati quest’anno, dobbiamo segnalare che Federico Estrella fu crivellato a colpi da arma da fuoco circa un mese fa nella regione di Los Ríos. Fu colpito da sei proiettili e ferito gravemente, per poi morire in ospedale pochi giorni dopo.

A maggio, la pm Luz Marina Delgado fu vittima di un attentato. Lei aveva disposto, ad aprile del 2018, l'ordine di arresto della compagna - Julia M.G - del narco soprannominato “Pablo Escobar ecuadoriano”. La donna in questione era accusata di riciclaggio. Ora si trova in prigione. Ovviamente, come sempre accade, la pm ha tolto della circolazione una donna strettamente legata al narcotraffico, circostanza che, senza dubbio, l’ha portata alla morte. Questo è il fine che la delinquenza riserva rigorosamente a chi, come operatori della Giustizia o della Procura, agisce con indiscutibile ed eroica onestà. 

L’epilogo fatale, che aspetta sempre a chi si oppone, denuncia od opera contro la narco criminalità continua ad essere lo scenario di una America Latina insanguinata, per mano di chi opera in seno al potere e diventa funzionale - con uomini criminali - alla logica di un sistema criminale integrato: chiamesi mafia; chiamesi cultura mafiosa. 

Insistiamo ancora, dalla nostra redazione, a non abbassare le braccia, ognuno dalla trincea che il destino gli abbia riservato, perché in fin di conti siamo in una guerra contro la criminalità locale e transnazionale. 

Questa è la cruda realtà tinta del sangue dei giusti. Che piaccia o no, al lettore.

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