Il Vice ministro degli Esteri russo: non vogliamo che Washington diventi parte del conflitto. Giorno del giudizio in Crimea. I Russi avanzano a Soledar
I pericoli di uno scontro diretto tra Nato e Russia rappresentano una minaccia sempre più tangibile e non più celata dal velo di rassicuranti formalità diplomatiche. Il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov (in foto) ha affermato il 19 agosto che Mosca mantiene i contatti con gli Stati Uniti sul tema dell’Ucraina, ma non vuole che Washington diventi parte del conflitto:
“Questo lavoro viene svolto non solo attraverso le ambasciate, ma anche nell'ambito dei contatti telefonici. Nessuno sottovaluta la gravità del momento, noi trasmettiamo tutti gli aspetti di questa situazione, le nostre valutazioni e i nostri avvertimenti. Spero, almeno, non vengano cancellati in archivio, ma diventino elemento di analisi e siano correttamente percepiti come un segnale di un momento super ansioso ed estremamente acuto", ha affermato Ryabkov sul canale televisivo Russia 1. Il viceministro degli Esteri ha aggiunto che Mosca non vorrebbe che gli Stati Uniti diventassero parte del conflitto in Ucraina, ma Washington, a sua volta, si rifiuta di ascoltare questi avvertimenti. “Non vogliamo un'escalation. Vogliamo evitare una situazione in cui gli Stati Uniti diventino parte del conflitto, ma finora non vediamo la disponibilità di quella parte a prendere questi avvertimenti in modo davvero profondo e serio", ha asserito con amarezza il diplomatico, evocando un quadro della situazione internazionale tanto preoccupante da evocare una terza guerra mondiale pronta a scoppiare da un momento all’altro.
"Voglio dire che non abbiamo dato un semplice avvertimento” - ha continuato Ryabkov - “abbiamo inviato ripetutamente segnali ufficiali a Washington, anche in forma musicale, anche sotto forma di conversazioni che sono state condotte di proposito… avvertendo che un coinvolgimento sempre più evidente e profondo in ciò che sta accadendo in Ucraina in termini di contrasto alla nostra operazione militare speciale, infatti, pone gli Stati Uniti, sul punto (di entrare direttamente in conflitto, ndr)", ha affermato Ryabkov.
Washington già apertamente implicata nel conflitto
Un coinvolgimento che potremo definire “diretto” degli Stati Uniti nel paese è nei fatti già una realtà: solo pochi giorni fa, il rappresentante della Direzione principale dell’Intelligence del ministero della Difesa ucraino Vadym Skibitsky, intervistato dal Telegraph, aveva rivelato che prima di lanciare attacchi missilistici utilizzando i sistemi HIMARS, Kiev coordina gli obiettivi direttamente con Washington. Gli ucraini, in sostanza, sarebbero guidati da “informazioni ricevute in tempo reale” e ciò si realizzerebbe utilizzando “un livello di consultazione tra i funzionari dell'intelligence di entrambi i paesi in vista del lancio di missili, che consentirebbe a Washington di fermare qualsiasi potenziale attacco se non sono soddisfatti del target prefissato” aveva affermato Skibitsky. Un intervento che coinvolgerebbe anche il nostro paese! Basti pensare che il Times in data 20 aprile riportava di un drone americano “Boeing P8” a meno di 100 miglia dal Moskva, proprio “il giorno che l’incrociatore russo ha subito un danneggiamento catastrofico”. In pratica un velivolo spia partito da Sigonella avrebbe potuto fornire le coordinate esatte dell’incrociatore russo agli ucraini, che a quel punto sarebbero stati in grado di colpirlo con i missili Neptune.
Ma il livello di partecipazione alla guerra non finirebbe qui. Secondo John Mearsheimer, professore di scienze politiche all'Università di Chicago la situazione intorno all'operazione speciale russa in Ucraina potrebbe determinare un intervento ancora più attivo degli Stati Uniti. In un articolo per la rivista Foreign Affairs, l'esperto prevede che se la situazione non si risolverà entro un anno, Washington potrebbe pensare all'introduzione di piccoli contingenti di forze di terra per aiutare Kiev. Secondo Mearsheimer, uno scenario probabile di intervento degli Stati Uniti avverrebbe nel caso in cui l'esercito ucraino, come di fatto sta avvenendo, iniziasse a crollare e la Russia fosse prossima ad ottenere una grande vittoria. In questo caso, vista l'intenzione dell'amministrazione Joe Biden di impedire un simile esito, gli Stati Uniti potrebbero tentare di invertire la situazione partecipando direttamente alle ostilità.
Suggerimenti occidentali per un giorno del giudizio in Crimea
Mercoledì scorso un alto funzionario dell’amministrazione Biden ha dichiarato al quotidiano “NatSec Daily”, che gli Stati Uniti sostengono i propositi ucraini di colpire la Crimea e considerano gli attacchi sul suolo ucraino una forma legittima di "autodifesa". “Non selezioniamo obiettivi, ovviamente, e tutto ciò che abbiamo fornito è a scopo di autodifesa. Qualsiasi obiettivo che scelgano di perseguire sul suolo ucraino sovrano è per definizione autodifesa", ha affermato il funzionario. Kurt Volker, ex ambasciatore degli Stati Uniti presso la NATO e rappresentante speciale per l'Ucraina durante l'amministrazione Trump, si è addirittura spinto oltre e ha affermato quanto segue, sempre al NatSec Daily: "Le forze russe non hanno alcun interesse a trovarsi lì e attaccare le forze russe in Crimea non è diverso dall'attaccarle intorno a Kiev o a Kherson o nell'Ucraina orientale". Nei giorni scorsi, in Crimea, almeno 13 persone sarebbero rimaste uccise a seguito delle esplosioni all'aeroporto di Novofedorivka e nove aerei russi sono stati distrutti a seguito di un attacco alla base aerea di Saki.
Attacchi non rivendicati ufficialmente, ma a scanso di equivoci il ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov aveva dichiarato mercoledì che “se stiamo parlando oggi della liberazione dei territori temporaneamente occupati dell'Ucraina dove si trova il nemico, allora, di conseguenza, non abbiamo tali restrizioni" sull’uso delle armi occidentali; lanciamissili HIMARS in modo particolare. Rispetto ad una tale eventualità il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev aveva minacciato che Kiev a quel punto si sarebbe trovato di fronte “a un giorno del giudizio molto rapido e difficile, immediatamente”. Per il segretario del consiglio di sicurezza russo Nikolaj Patrushev, “l'Occidente non smette di prepararsi al conflitto con la Russia”.
"Scusatemi, che tipo di autodifesa se si parla già apertamente della possibilità di un attacco a oggetti nel profondo del territorio russo, in Crimea? ma con l'incoraggiamento di questo tipo di sentimento, approcci, progetti, idee direttamente da Washington", ha spiegato Ryabkov.
Nuovo pacchetto di assistenza militare statunitense
Gli Stati Uniti, come affermato venerdì scorso da un alto funzionario della difesa statunitense, forniranno un nuovo pacchetto di “aiuti militari” da 775 milioni di dollari per Kiev. Il nuovo arsenale comprenderà 1.500 missili anticarro Tow, missili anti-radar HARM e 1.000 Javelins, che porteranno l’ammontare del sostegno bellico all’Ucraina, a 10,6 miliardi di dollari. Secondo un alto funzionario del Pentagono, citato da Ria Novosti, Washington sta esplorando modi per fornire all'Ucraina nuove armi che "fanno la differenza sul campo di battaglia" nel sud e nell'est del paese. In particolare si ipotizza di trasferire i sistemi missilistici antiaerei mobili NASAMS nel paese entro due o tre mesi. Questi sistemi sono in grado di colpire obiettivi a più di 100 miglia di distanza e sono gli stessi che proteggono Washington, DC e l'area intorno alla capitale della nazione; è in grado di colpire veicoli aerei senza pilota, elicotteri, missili da crociera, veicoli aerei da combattimento senza pilota e aerei.
I Russi avanzano a Soledar
A Soledar, come riportato dal quotidiano Izvestia, le forze alleate russe della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR) e Lugansk (LPR) hanno lanciato un'offensiva dalla zona industriale al centro della città, prendendo il controllo di diverse strade e quartieri cittadini.
Il 19 agosto, il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha riferito che durante un attacco nei confronti della 10a brigata d'assalto ucraina dispiegata nell’area, più di un terzo dei mobilitati ha lasciato arbitrariamente le proprie posizioni, con perdite complessive che hanno superato il 50% del personale militare complessivo.
Secondo l'esperto militare Alexei Leonkov, Soledar è una città importante per l'intero sistema di difesa delle formazioni armate ucraine: "Dopo averlo liberato, complicheremo immediatamente la vita del nemico nell'area di Seversk e Artemovsk", ha affermato Leonkov ad Izvestia, specificando che, con la sua conquista, verrà creato un cuneo tra queste città e verrà tagliata un'importante autostrada, utilizzata come fondamentale via di rifornimento. “Da qui, le nostre truppe del sud minacceranno di accerchiare le forze ucraine vicino a Seversk. Dopo la liberazione di Soledar, sarà molto più facile coprire Artemovsk da nord. Su un ampio settore del fronte, il nemico sarà messo in una posizione difficile” ha sostenuto l’esperto.
Negli ultimi giorni, i militari russi, insieme ai combattenti delle unità delle repubbliche del Donbass, hanno liberato i villaggi di Zaitsevo e Dacha. Zaitsevo sta a soli 3 km a sud est di Artemovsk (Bakhmut), un importante snodo dei trasporti regionali.
Foto: it.depositphotos.com
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