Il leader del Cremlino ha aggiunto: se l'Occidente vuole che la Russia venga sconfitta sul campo di battaglia, che ci provi

La guerra in Ucraina è appena cominciata, perché "non abbiamo ancora iniziato a fare le cose sul serio". Lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin giovedì, durante un incontro con i leader delle fazioni parlamentari, rispondendo alle dichiarazioni dei Paesi occidentali secondo cui “Kiev passerà alla vittoria sul campo di battaglia”.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, citato venerdì dall’agenzia di stampa russa Tass, ha dichiarato che l'osservazione del presidente russo, secondo cui la Russia "non ha ancora iniziato nulla sul serio" in Ucraina, sta a significare che le capacità di Mosca e Kiev sono incomparabili.
"Putin ha appena sottolineato che le nostre capacità erano completamente sproporzionate. La capacità della Russia è così grande che solo una parte insignificante di essa è stata finora attivata per l'operazione militare speciale", ha osservato Peskov, quando gli è stato chiesto di chiarire ciò che aveva detto Putin. "Tutte queste affermazioni degli occidentali sono letteralmente assurde, non fanno che aumentare la sofferenza del popolo ucraino" ha aggiunto.
Dopo quattro mesi e mezzo dall’inizio dell’invasione Putin, dunque, chiarisce in modo inequivocabile che intende andare fino in fondo e non ha intenzione di fermarsi nel raggiungere gli obiettivi militari prefissati. Nel farlo ha anche lanciato una sfida all’occidente, che assume anche il valore di un severo e pericoloso avvertimento: "Se vogliono sconfiggerci sul campo, ci provino" ha esordito.  Agli ucraini "che rifiutano i colloqui di pace” Putin ha invece ricordato che più si andrà avanti col conflitto, “più sarà difficile per loro negoziare con noi".
Effettivamente, mentre l’occidente è ostinato nella certezza salvifica di una vittoria militare contro la Russia, Mosca segna nel Donbass continui successi militari: con la presa di Lisichanks tutto il territorio della Repubblica popolare di Lugansk è stato conquistato; l’altro ieri i missili russi, non appena Kiev ha rivendicato la riconquista dell’isola dei serpenti, hanno effettuato un attacco missilistico in quel punto strategico, simbolo della resistenza ucraina. Nell’attacco di precisione, secondo il ministero della Difesa di Mosca sono morti alcuni soldati che stavano piantando la bandiera gialla e blu, mentre i difensori hanno confermato che il molo è stato "danneggiato in modo significativo". Nella giornata di venerdì, nell’Ucraina sud-occidentale, secondo il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, la Russia ha distrutto due installazioni del sistema missilistico costiero antinave Harpoon inviate dal Regno Unito.
Le ipotesi di una contro-offensiva che possa ribaltare le sorti del conflitto sembrano sempre più archiviabili nel campo della fantascienza, e non solo alla luce dell’inequivocabile decorso bellico, ma anche per bocca di funzionari militari, citati dalla CNN, che concordano sul fatto che è improbabile che l’Ucraina sia in grado di ammassare le forze necessarie per recuperare tutto il territorio perso dalla Russia durante i combattimenti, soprattutto quest’anno.
L'ex consigliere del Segretario alla Difesa Usa, il colonnello Douglas McGregor, ha addirittura evocato che l’Ucraina potrebbe scomparire dalla mappa del mondo se non ci sarà un cessate il fuoco e non si raggiungerà un accordo.
Ipotesi nemmeno lontanamente prese in considerazione dai politici dell’occidente, che mentre sono in procinto di spartirsi il “piano di ricostruzione” da 750 miliardi di dollari, continuano ad inviare armi a Kiev.
Venerdì il Pentagono ha annunciato nuove forniture di materiale bellico per i mesi a venire.
"Stiamo valutando e discutendo con i nostri alleati e partner la possibilità di fornire sistemi di difesa costiera", ha affermato ai giornalisti un rappresentante del dipartimento durante un briefing. Si presume che il nuovo pacchetto di assistenza militare statunitense a Kiev includerà diversi lanciarazzi multipli HIMARS e relative munizioni. Il 1° luglio, il servizio stampa del Pentagono aveva annunciato lo stanziamento di un altro pacchetto di assistenza militare da 820 milioni di dollari alla parte ucraina, specificando che avrebbe incluso nuovi sistemi missilistici antiaerei NASAMS e radar anti-artiglieria.
A fare le spese della prosecuzione del conflitto a tempo indeterminato, è come sempre la popolazione civile: nella giornata di ieri, cinque civili sono rimasti uccisi a seguito dei bombardamenti russi nelle città di Bakhmut e Siversk in prima linea a Donetsk. Secondo l'ufficio del procuratore generale ucraino tre persone, tra cui un ragazzo di 12 anni, sono rimaste ferite.
Alle 5:29 di ieri, ora di Mosca, come riferito dall'ufficio di rappresentanza della DPR presso il Centro congiunto per il controllo e il coordinamento del cessate il fuoco, le truppe ucraine hanno aperto il fuoco contro il distretto Kirovsky di Donetsk, sparando cinque proiettili del calibro "NATO" da 155 millimetri, che già avevano provocato alcune vittime nei giorni scorsi.

Foto © Imagoeconomica

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