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La strage sulla Marmolada può essere definita come la più grande tragedia sulle Alpi nell’era moderna: sette vittime accertate. In passato vi erano state anche le due grosse frane di roccia nelle Dolomiti bellunesi che avevano causato morti nel 2009 (Borca di Cadore) e nel 2015 (San Vito di Cadore). Per non dire delle frane nel gruppo del Brenta, a Cortina. L'Italia, secondo l’ultimo Catasto, ha ben 903 ghiacciai sul suo territorio. Si trovano praticamente tutti sull’arco alpino, tranne i due piccoli corpi glaciali del Calderone sull’Appenino abruzzese. In totale coprono una superficie di 368 chilometri quadrati, ovvero il 40% in meno rispetto al precedente catasto del 1989. Non c’è solo il grande caldo delle ultime settimane, quindi: la ritirata dei ghiacciai è un fenomeno che prosegue da ormai oltre mezzo secolo. Secondo WWF Italia, la situazione non può che peggiorare: “Con la media delle temperature degli ultimi anni i ghiacciai sotto i 3.500 metri di altitudine sono destinati a sparire nel giro di 20-30 anni".
Un fortissimo ritiro quindi: “se le temperature continueranno ad aumentare – afferma l’ong ambientalista – nel giro di pochi decenni i ghiacci eterni dalle Alpi Orientali e Centrali potrebbero ridursi drasticamente o scomparire. Rimarrebbero solo sulle Alpi Occidentali, quelle più alte. Inoltre, i ghiacciai sono sempre più scuri, e quindi più vulnerabili alle radiazioni solari". La procura di Trento ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti, che ipotizza il reato di disastro colposo. Ad occuparsi delle indagini, con il procuratore Sandro Raimondi, è il pm Antonella Nazzaro. "È un disastro inimmaginabile - ripetono gli inquirenti - una carneficina".
In un articolo pubblicato ieri su 'La Stampa' a firma di Mario Tozzi si legge: "Vale la pena di ricordare che è sempre il cambiamento climatico che ci sta mostrando le sue diverse facce: da un lato la siccità oltre ogni memoria che si registra nella Valle del Po, le ondate di calore nelle aree urbane, la mancanza di piogge, dall’altro la fusione accelerata di nevi e ghiacci che ha portato già all’estinzione del ghiacciaio più meridionale d’Europa (il Calderone, al Gran Sasso d’Italia) e porterà, nei prossimi vent’anni, alla fine anche di quelli alpini, eccettuati i più grandi e i più alti in quota (Adamello, Stelvio) che, comunque, arretrano di una ventina di metri all’anno. I ghiacciai sono il termometro più sicuro del riscaldamento atmosferico e chiunque può constatarlo, anche senza consultare i dati e gli articoli scientifici che anticipavano lo scenario che oggi drammaticamente si sta realizzando. Con buona pace di chi parla di scienziati catastrofisti e allarmi senza fondamento: tutto ciò che gli specialisti del clima avevano previsto si sta puntualmente realizzando, e i confronti con il passato diventano sempre più improbabili.





Tutti gli elementi sinora raccolti sul cambiamento climatico riconducono ad un unico punto: "Che c’è un solo colpevole il cui nome è Homo sapiens".
"Certo il clima cambia per via del Sole, dei cicli astronomici (quelli responsabili delle glaciazioni quaternarie), delle correnti oceaniche e della posizione dei continenti. Ma è chiaro - ha scritto su 'La Stampa' Mario Tozzi che queste cause 'permanenti' agiscono sui tempi delle migliaia o delle decine di migliaia di anni, mentre c’è solo un parametro che ha tempi brevissimi ed è quello del carbonio in atmosfera. Ed è l’unico parametro su cui possono agire anche i Sapiens attraverso le loro attività produttive, e poco conta che i quantitativi umani siano molto minori rispetto a quelli naturali, perché si tratta di un sistema all’equilibrio: basta un grammo in più per spostarlo. Tutti gli specialisti del mondo sul clima hanno su questo la stessa opinione, fatta salva qualche eccezione su fattori poco rilevanti rispetto allo schema generale. L’umanità ha messo in piedi un gigantesco esperimento sul clima senza pensare che non abbiamo un pianeta B e che chi ci ha prestato il mondo sono i nostri figli, non una specie aliena indistruttibile. E non è un problema di tecnologia: di quella ne abbiamo fin troppa e, anzi, l'affidarcisi troppo rende meno preparati al momento in cui, comunque, toccherà affrontare la natura, questo mostro che tentiamo di tenere fuori dalle nostre mura domestiche. Non saremmo mai immuni rispetto al clima. E hai voglia a tenerci lontani dai luoghi insicuri, magari pulire i greti dei fiumi e studiare inseminazioni artificiali delle nubi per far piovere, qui il problema è che riduciamo queste operazioni a un fatto puramente tecnico, mentre meriterebbero ben altra cura, comprensione e ragionamenti. Ci vorrebbe rispetto per la Terra e per i suoi viventi e minore prostrazione rispetto al demone del profitto, perché il giorno della fine del benessere, il portafoglio pieno non servirà a granché. E consapevolezza che essere invulnerabili non è prerogativa dei viventi su questo pianeta, Sapiens compresi”.

Fonte: lastampa.it

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