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Il Capo di Stato maggiore dell’esercito britannico: “Dobbiamoprepararci a vincere contro la minaccia russa nell’Europa orientale e settentrionale”

Il summit Nato svoltosi il 29 e 30 giugno a Madrid ha segnato una nuova pagina storica per l’alleanza Atlantica che “vede adesso la Russia come la prima minaccia per l’ordine mondiale e apre le porte all’adesione di Svezia e Finlandia nell’ottica di rafforzare la sua deterrenza con nuove truppe in Europa”.
A dichiararlo è stato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, che ha sintetizzato gli accordi principali raggiunti dai leader degli Stati membri. Un appuntamento nel corso del quale gli alleati hanno definito e approvato il nuovo Concetto Strategico, ovvero quel documento dove sono indicate le linee guida politiche e operative dell’organizzazione.
Uno scenario apocalittico da guerra fredda emerge leggendo i punti del testo: rispetto alla designazione dei nuovi nemici, non più identificati nel vago e arbitrariamente abusato “terrorismo internazionale”, viene evocata la Federazione Russa come “la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli Alleati e alla pace e stabilità nell’area euro-atlantica”, al punto da non essere considerata più “nostro partner”.
La Nato, leggendo le altre righe del documento, lungi dall’essere ancora considerata un’alleanza di tipo difensivo, viene descritta come una vera e propria macchina protagonista nella guerra mondiale globale.
Nella sezione dedicata ai compiti principali viene sottolineato come “in un ambiente di competizione strategica”, sarà rafforzata la “consapevolezza globale al fine di scoraggiare, difendere, contrastare e interdire in tutti i domini e in tutte le direzioni, in linea con il nostro approccio a 360 gradi. La posizione di deterrenza e difesa della NATO si basa su una appropriata combinazione di capacità di difesa nucleare, convenzionale e missilistica, integrate da capacità spaziali e da capacità informatiche”.
Una strategia che rievoca ancora il concetto di “guerra preventiva” già espresso nel “National Security Strategy del 2002”:  documento che sancì la dottrina secondo la quale l’America avrebbe agito “contro quelle minacce nascenti prima che si siano pienamente realizzate”, legalizzando di fatto, le sanguinose guerre a cui avremo assistito in Iraq, Afghanistan e Libia pur essendo contrarie al diritto internazionale.
Rafforzeremo in modo significativo la nostra posizione di deterrenza e difesa per negare a qualsiasi potenziale avversario ogni possibile opportunità di aggressione”, si può leggere nel nuovo Strategic Concept, che stavolta, in modo allarmante, non esclude nemmeno l’utilizzo del nucleare:
Le circostanze in cui la NATO potrebbe dover utilizzare armi nucleari sono estremamente remote… L’Alleanza ha le capacità e la determinazione per imporre a un avversario costi che sarebbero inaccettabili e che supererebbero di gran lunga i benefici che qualsiasi avversario potrebbe sperare di ottenere”.
Il drammatico cambio di passo è già evidente dalle truppe dispiegate in Europa: alla fine dello scorso anno, erano circa 5.000 i soldati della NATO inviati a rotazione nelle Repubbliche Baltiche e in Polonia. Oggi sono circa 100.000 i militari statunitensi messi in stato di massima allerta per rinsaldare il fianco est dell’Alleanza, con 40.000 unità direttamente sotto il comando della NATO e relativo supporto aereo e navale. Al termine del vertice di Madrid, il numero di unità armate dovrebbe salire addirittura a 300.000, schierabili in qualsiasi momento, e con un contributo italiano che secondo il premier Draghi può arrivare fino a 8.000 uomini.
Che si respiri un nuovo clima in Europa ce lo ha ricordato anche Patrick Sanders, nuovo capo di Stato maggiore dell’esercito britannico (CGS), che precedendo i grandi della Nato, al prestigioso think tank Rusi (Royal United Services Institute), ha già anticipato un’aperta dichiarazione di guerra contro la Russia.
Per noi, la natura viscerale di una guerra terrestre europea non è solo una manifestazione di lontane nuvole di tempesta all’orizzonte. La vediamo ora”, ha esordito Sanders, ricordando come per il conflitto ucraino il Regno Unito, oltre ad aver inviato a Kiev 9.500 missili anticarro, abbia già fornito addestramento a 650 soldati ucraini e stando alle promesse del premier Boris Johnson dovrebbe arrivare a quota 120.000.
Il vertice di Madrid è un’opportunità tempestiva per dimostrare la nostra leadership nella Nato e il nostro impegno duraturo coi nostri alleati. Mobilitare l’esercito per prevenire la guerra è l’atto di leadership più tangibile che io possa offrire: il Regno Unito guiderà [la Nato] con l’esempio”.
Un esempio che per Sanders, passa per la deterrenza attraverso la negazione: “Dobbiamo impedire alla Russia di impadronirsi del territorio, piuttosto che aspettare di rispondere a una presa di terreno con una controffensiva ritardata… Se non riusciamo a dissuadere, non ci sono altre buone scelte, dato il costo di un potenziale contrattacco e la relativa minaccia nucleare. Dobbiamo quindi opporre forza alla forza fin dall’inizio ed essere pronti a combattere per il territorio Nato… Se questa battaglia arrivasse, probabilmente saremmo in inferiorità numerica nel punto di attacco e il combattimento sarebbe infernale. È improbabile che gli scontri aerei, marittimi o informatici possano dominare. Nessuna singola piattaforma, capacità o tattica potrà risolvere il problema, il dominio decisivo sarà ancora quello terrestre”.
Quella che si prefigge è un’aperta guerra convenzionale tra Russia e Nato che faccia ottimisticamente da deterrenza ad un sempre più probabile conflitto nucleare. L’obiettivo dichiarato è quello di ottenere una vittoria sul campo in Ucraina ricostruendo “le scorte [quasi azzerate dagli aiuti all’Ucraina]” e rivedendo “la funzionalità dei veicoli corazzati”.
Cercheremo di accelerare la consegna dei nuovi equipaggiamenti previsti, tra cui i sistemi di fuoco a lunga gittata, l’aviazione d’attacco, la sorveglianza continua e l’acquisizione degli obiettivi, i dispositivi logistici per le forze di spedizione, la difesa aerea terrestre, la mobilità protetta e le tecnologie che si riveleranno fondamentali per la nostra ambizione digitale: CIS e guerra elettronica. E tutto questo inizierà ora, non in un momento imprecisato del futuro… In terzo luogo, ripenseremo il nostro modo di combattere. Abbiamo osservato da vicino la guerra in Ucraina e stiamo già imparando e adattandoci. Molte lezioni non sono nuove, ma vengono ora applicate. Ci concentreremo sulla manovra combinata, soprattutto nella battaglia in profondità, ed elaboreremo una nuova dottrina radicata nella geografia, integrata con i piani di guerra Nato e sufficientemente specifica da guidare investimenti mirati e pertinenti e ispirare l’immaginazione del nostro popolo a combattere e vincere se richiesto”.
Questa in sostanza, secondo Sanders “è la guerra alla quale ci stiamo mobilitando per prevenire, preparandoci a vincere con i nostri partner Nato e (Jef Joint Expeditionary Force, ndr) contro la minaccia russa nell’Europa orientale e settentrionale. E così facendo spero che non dovremo mai combatterla”.
Un'evidente contraddizione in termini, quella della mobilitazione in preparazione della guerra contro un avversario per prevenire la guerra stessa. Come ha ricordato il generale Fabio Mini questa strategia porterebbe “o al conflitto aperto Usa/Nato-Russia o al muro blindato e corazzato tra Europa e Russia”.
La nuova dottrina strategica sembra mostrarsi in sostanza tutt’altro che deterrente nei confronti di un conflitto ancor più vasto ed apocalittico in Europa.

Foto: it.depositphotos.com

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