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La presentazione del libro a Trame Festival

Al giorno d'oggi deve esserci una "capacità di legare il passato al presente e forse anche al futuro". Perché comprendere ciò che è avvenuto nei primi anni Novanta diventa fondamentale e non è banale. Un magistrato come l'ex procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, ha più volte evidenziato la particolarità di quel periodo storico dove "con la fine del bipolarismo internazionale si scioglie il collante che aveva tenuto insieme il sistema di potere della Prima Repubblica". Ed è questo uno dei punti che vicende come quella del fallito attentato all'Olimpico, avvenuta nel gennaio 1994, nascondono tra le proprie vicissitudini. Ieri all'undicesima edizione del Trame Festival è stato presentato il libro scritto da Antonio Padellaro (edito da PaperFirst) che ha un titolo che dice già molto: "La strage e il miracolo. 23 gennaio 1994 Stadio Olimpico".
L'ex direttore de Il Fatto Quotidiano, che quel giorno era allo stadio assieme alla famiglia per quel famoso Roma-Udinese, nel settore Distinti, ha messo in evidenza come oggi si stia assistendo ad una sorta di "bipolarismo internazionale, di tipo conflittuale (la guerra in Ucraina)" e di fronte ad una nuova guerra fredda è necessario porre "attenzione perché quel cemento e quel sistema di potere che si era 'sciolto' all'inizio degli anni Novanta, anche con Tangentopoli e Mani Pulite, potrebbe tornare, magari con forme diverse". 
"I sistemi di potere - ha ricordato Padellaro - hanno un metodo e si ricostituiscono. Il primo è con le crisi economiche, con tanta gente che ha bisogno ed i sistemi di potere criminali ne approfittano. Il secondo collante è il fatto di doversi schierare da una parte e dall'altra. Accade oggi con la guerra. Nel piano delle opinioni c'è una linea di demarcazione fortissima, o stai di qua o di là, e tutto questo ha compresso la riflessione e la capacità di ragionare, ad esempio, sulle origini della guerra e sui tanti fenomeni che abbiamo sotto gli occhi. Dunque dobbiamo capire che la storia ci appartiene. Anche questa storia".  
"La domanda da cui nasce il libro è il perché, in quel giorno, ci fossero delle persone che volevano uccidere me, la mia famiglia ed altre migliaia di persone. Questa è la domanda. Perché quella volta è andata bene (l'attentato è fallito), ma cosa è accaduto?" ha proseguito Padellaro nel dialogo con Angela Iantosca. 
E così è stato ricordato il famoso incontro al Bar Doney di Roma, tra Gaspare Spatuzza e Giuseppe Graviano, quello in cui il capomafia storico di Brancaccio gli parla di un accordo raggiunto con persone che "non erano come i quattro crasti (cornuti, ndr) dei socialisti". 
"Questo è sicuramente un momento delicato - ha ricordato Padellaro - Pochi giorni dopo ci sarà la discesa in campo di Berlusconi a reti unificate, anche se nei processi non si dice che è direttamente collegato. Anche perché se fosse esplosa la bomba è ovvio che l'onda d'urto avrebbe investito anche Berlusconi. La domanda da porsi è questa: se tutto andava per il meglio, perché Cosa nostra decide di organizzare l'attentato che avrebbe dovuto uccidere 200 carabinieri? Quello era un segnale definitivo della propria potenza. E' un messaggio politico definitivo, per manifestare la propria presenza". Nel proseguire con le proprie analisi il giornalista, ex direttore del Fatto Quotidiano, ha ricordato anche ciò che avvenne nel 1993, come il fallito attentato a Maurizio Costanzo e le stragi di Roma, Firenze e Milano. "Avvenne anche altro - ha aggiunto Padellaro - Perché fu fatta trovare anche una bomba non troppo lontano dalla casa di Carlo Azeglio Ciampi, Presidente del Consiglio dell'epoca. Un segnale anche questo. E Ciampi decise di azzerare i vertici dei Servizi segreti con un provvedimento che non passerà mai al vaglio del Parlamento. Ancora c'era chi aveva l'interesse che un certo assetto dell'intelligence fosse mantenuto". 
Altro tema ha riguardato le fasi dell'attentato all'Olimpico, un racconto per comprendere non solo ciò che avvenne il 23 gennaio, con Spatuzza che decise di annullare l'operazione quando non si attivò la bomba, ma soprattutto perché non fu tentata la strage successivamente. "Noi sappiamo che dopo la strage i Graviano vengono arrestati a Milano. E la fase stragista di Cosa nostra termina. Comincia così una nuova fase in cui Cosa nostra e la mafia si immerge di nuovo, facendo perdere le proprie tracce, risputando magari in qualche fondo fiduciario, in qualche azienda strategica e in qualche grosso network della droga. E' una fase diversa, ma non significa che abbia perso pericolosità. Ha cambiato pelle". Ed è questo aspetto che oggi dovrebbe essere compreso, anche per capire il tempo presente in cui "riemergono antiche forze che si erano inabissate". Tra gli esempi fatti anche quel ritorno alla vecchia politica, dove figure come Cuffaro e Dell'Utri, a Palermo, si sono spese in prima persona anche nelle recenti amministrative che hanno visto la vittoria del centrodestra. 
"I prossimi mesi - ha concluso Padellaro - saranno duri per effetto della pandemia, che è tornata, per gli effetti della guerra, per un'economia che stenta, per l'inflazione, la siccità. Ci mancavano le cavallette, ma mi dicono che anche quelle sono arrivate in Sardegna. Che Italia sarà ad ottobre? Il futuro è incerto e preoccupante. E di fronte a tutto questo c'è chi cerca rifugio nei vecchi amici".

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