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Il numero due della Commissione Esteri russa: il blocco dei treni diretti all’enclave “mette in pericolo l’intero blocco politico-militare NATO”

La regione baltica è in fibrillazione, con livello di tensione senza precedenti: il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha lanciato ieri un forte monito: “La possibile risposta alle restrizioni imposte dalla Lituania al transito delle merci nella regione di Kaliningrad sarà pratica e non diplomatica”.
Il 18 giungo Vilnius ha imposto un blocco del transito ferroviario delle merci sanzionate dall’Ue tra la regione di Kaliningrad ed il territorio russo attraverso la Lituania.
Stando alle dichiarazioni del governatore di Kaliningrad Anton Alikhanov si tratterebbe ci circa il 50% della merci, soprattutto metalli e materiali da costruzione, destinati alla Russia.
"È una decisione di estrema gravità… Dovete immediatamente rimuovere questo atto ostile. Altrimenti la Russia si riserva il diritto di agire per proteggere il suo interesse nazionale”, aveva dichiarato due giorni fa Peskov.
Più dure le parole di Andrej Klimov, vicepresidente della Commissione Esteri russa: "L'iniziativa può essere valutata come un'aggressione diretta contro la Russia, che ci costringe letteralmente a ricorrere con urgenza a un'adeguata autodifesa". E ha concluso: "È un comportamento che mette in pericolo l'intero blocco politico-militare della Nato".
Gli ha fatto eco il rappresentante ufficiale del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che su Solovyov Live ha ammonito che “quando la Federazione Russa pronuncia una parola in relazione all'altra parte, caratterizzando il suo comportamento come apertamente ostile, allora non c'è tempo per parlare, non c’è tempo per trovare formule che potrebbero mettere da parte la situazione e fingere che il problema non esista”, sottolineando come le autorità lituane siano andate "oltre i limiti di comportamenti contrari al diritto internazionale" e stiano agendo "in modo aggressivo ostile".
Nel frattempo l’alleanza Atlantica non ha mancato di rimarcare la piena fedeltà all’articolo 5 del trattato su cui si fonda. La terza guerra mondiale in caso di aggressione militare, insomma, è già stata blindata da rassicuranti promesse.
La Lituania è un membro della Nato e gli Usa sono al suo fianco. Il nostro sostegno è blindato…Un attacco a un membro costituirebbe un attacco a tutti”, ha ricordato il portavoce del dipartimento di Stato Ned Prince.
Tra le ipotesi di ritorsione per il blocco lituano, spicca quella del presidente della commissione Affari internazionali della Duma, Leonid Slutsky, citato dall’agenzia di stampa Interfax:
A parte le altre cose, come limitare il transito dei camionisti lituani, considereremo la possibilità di interrompere il circuito per le forniture elettriche”.
In base ad un accordo risalente al 2001, Lituania, Estonia e Lettonia fanno parte della rete Brell, che unisce i sistemi dei tre Paesi con quelli della Russia e Biellorussia. Una sua parziale interruzione potrebbe dunque comportare gravi conseguenze, tenendo conto che i lavori per l’indipendenza energetica da Mosca per collegarsi alle reti continentali europee non potranno concludersi prima del 2025.
Una ritorsione tanto apocalittica quanto rassicurante, rispetto ad un’eventuale mossa militare anche di minima entità. La Finlandia prepara in ogni caso i tamburi di guerra: il capo delle forze armate Timo Kivinen, ha dichiarato che il suo paese è pronto ad affrontare un attacco russo e che opporrà una dura resistenza nel caso in cui dovesse verificarsi.
“Abbiamo sistematicamente sviluppato la nostra difesa militare proprio per questo tipo di guerra che viene condotta lì (in Ucraina), con un uso massiccio di potenza di fuoco, forze corazzate e anche forze aeree”, ha affermato Kivinen.
Prosegue intanto anche la guerra del gas che rischia di mettere in ginocchio l’Europa nei prossimi mesi.
L'esportazione di gas russo verso il vecchio continente è in rapido declino e ora si attesta a soli 109 milioni di metri cubi al giorno, ovvero 40 miliardi di metri cubi all'anno. Questo senza tener conto delle consegne in Turchia.
Circa 42 milioni di metri cubi al giorno passano attraverso l'Ucraina e 67 milioni attraverso il Nord Stream. Tra i principali motivi ufficiali del calo delle esportazioni ci sarebbe la mancata consegna delle unità di pompaggio del gas Siemens sottratte dal Canada determinata delle sanzioni imposte a Mosca.
Secondo i dati Bruegel, questa settimana abbiamo importato 1098 milioni di tonnellate di gas dalla Russa, mentre lo scorso anno erano 3076.
Il motivo principale del calo delle esportazioni è una triplice riduzione delle forniture tramite Nord Stream a causa del fatto che le unità di pompaggio del gas Siemens sottratte per manutenzione non possono essere restituite dal Canada.

Foto: it.depositphotos.com

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