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Di Matteo e Ardita contrari

Ieri il plenum, a larga maggioranza, si è espresso a favore della definizione dei collegi per le prossime elezioni dei togati, che si terranno a settembre, prevista dallo schema inviato dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia. In passato i collegi venivano delineati dal Parlamento, ma con l'approvazione della riforma del Csm e dell'ordinamento giudiziario, entrata in vigore il 18 giugno questo compito ora spetta al Guardasigilli, quindi de facto al Governo.
Nello specifico ci sono stati 21 voti a favore, un astenuto (quello del laico M5S Fulvio Gigliotti) e i tre contrari dei consiglieri togati Sebastiano Ardita e Nino Di Matteo e del laico della Lega Stefano Cavanna.
Lo schema del decreto, che è arrivato ieri a Palazzo dei Marescialli, con la richiesta al CSM di esprimersi, prevede un collegio unico nazionale per l'elezione di due magistrati che esercitano le funzioni di legittimità, due collegi per eleggere i 5 pm, e 4 per i 13 giudici di merito. Nel decreto, si rileva nella delibera approvata, sono rispettati i criteri stabiliti dalla nuova legge relativi sia alla consistenza numerica dei collegi, composti da un numero di magistrati quasi equivalente, sia alla continuità territoriale tra i distretti inclusi nei singoli collegi. Dunque lo schema, secondo il relatore della delibera, "rispetta i criteri della tendenziale equivalenza del numero di elettori e della continuità territoriale dei distretti accorpati".
Tuttavia non sono mancate le criticità, soprattutto per quanto riguarda i tempi troppo stretti in cui il Csm è stato chiamato a pronunciarsi e la questione spinosa secondo cui ai pareri dell'organo di autogoverno, non verrebbe dato ascolto da parte degli altri attori istituzionali, Parlamento e Governo in testa. "Non intendo avallare in alcun modo, neppure con un semplice voto favorevole, quello che considero un vero e proprio finto coinvolgimento del Consiglio superiore della magistratura in procedure così complesse e delicate", ha detto Di Matteo, sottolineando il fatto che i pareri richiesti al Csm vengono considerati come "un passaggio solo formale e sostanzialmente inutile in un'ottica di rifiuto di un effettivo confronto. Non intendo avallare e tollerare la mortificazione del Consiglio superiore della magistratura" - ha continuato il magistrato - perché "non mi piace che il nostro ruolo sia interpretato come meramente certificatorio di scelte che sono passate soltanto sopra le nostre teste".
Alle sue parole si sono aggiunte quelle del consigliere togato Sebastiano Ardita, il quale ha ricordato che tale "meccanismo elettorale" porterà danni e "conseguenze negative" per "l'indipendenza interna di magistrati".
Infatti, come già spiegato in precedenza da Ardita e da altri magistrati, tale sistema elettorale rafforzerà lo strapotere delle correnti e creerà un governo della giustizia che si basa ancora una volta su poche persone.
"I collegi per la prima volta sono decisi dal Governo e non dal Parlamento, non approverò il parere in segno di protesta", ha annunciato prima del voto il laico Cavanna.
Anche altri consiglieri, sia laici che togati, hanno avanzato delle perplessità ma al momento del voto si sono espressi a favore della delibera.
Tra poco questo Consiglio superiore della magistratura dovrà far spazio ai nuovi consiglieri che verranno eletti con le nuove regole previste dalla riforma appena approvata. Riuscirà ad essere migliore del suo predecessore? Stando alla logica, le possibilità non sono molte.

Foto © Imagoeconomica

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