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Solidarietà internazionale. Per Wikileaks questa è una “pagina buia del giornalismo e della democrazia”. Annunciato nuovo appello

Ora è ufficiale: Julian Assange dovrà essere estradato negli Stati Uniti. La notizia è giunta da Londra questa mattina dopo settimane di lunga attesa dalla deadline posta per il 17 maggio al ministero degli interni per la delibera, o meno, della pratica di estradizione. Delibera che, come previsto da molti, la ministra britannica Priti Patel, ha firmato, ordinando quindi l'estrazione oltreoceano. Il via libera finale da parte della responsabile dell'Home Office arriva dopo che nel Regno Unito era stata completata la procedura giudiziaria sulla controversa vicenda dell'attivista australiano che rischia di scontare in un carcere Usa una pesantissima condanna per aver contribuito a diffondere tramite la piattaforma online Wikileaks documenti riservati contenenti informazioni su crimini di guerra commessi dalla forze americane in Iraq e Afghanistan ma anche sugli affari sporchi e le tangenti di banche e governi.
Il fondatore australiano di Wikileaks, che compirà 51 anni il 3 luglio, non verrà comunque consegnato agli Stati Uniti immediatamente. Ha infatti ancora 14 giorni di tempo per tentare un ultimo appello, contro l'adeguatezza del provvedimento ministeriale, di fronte alla giustizia britannica; e, nel caso di un rigetto, di provare a rivolgersi pure alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, organismo che fa capo al Consiglio d'Europa di cui il Regno Unito fa tuttora parte. "In base alla legge sull'estradizione (Extradition Act) del 2003, il ministro è tenuto a firmare l'ordine di estradizione se non ha basi per proibire che esso venga eseguito", si legge in una nota esplicativa diffusa a nome di Patel dall'Home Office, il dicastero dell'Interno britannico. "Il 17 giugno - recita ancora il comunicato - in seguito al giudizio dato sia dalla Corte di primo grado sia dall'Alta Corte, l'estradizione negli Usa del signor Julian Assange è stata quindi ordinata. Il signor Assange conserva tuttavia il diritto di fare appello entro il termine normale di 14 giorni". Il ministero nota in ogni modo come "in questo caso le Corti del Regno Unito non abbiano riscontrato il rischio di abusi, di un trattamento ingiusto od oppressivo contro Assange nell'ambito del processo di estradizione. E neppure hanno riscontrato che negli Stati Uniti egli possa andare incontro a una procedura incompatibile con i suoi diritti umani, incluso il diritto a un processo giusto o alla sua libera espressione", sancendo che "sarà trattato in modo appropriato anche in relazione alla sua salute". Le motivazioni formali della ministra non cancellano peraltro, oltre alle preoccupazioni, anche le polemiche contro l'intera vicenda della caccia giudiziaria all'attivista australiano, inseguito da Washington da oltre 10 anni. Vicenda denunciata come iniqua e persecutoria da molti sostenitori, da organizzazioni umanitarie come Amnesty International, da agenzie dell'Onu, da alcuni periti medici e da diversi media internazionali.

“Persecuzione politica”
Per Stella Assange, avvocatessa sudafricana e da qualche mese sposa del giornalista, questo è “un giorno nero" non solo per la libertà d'informazione, ma anche per la "democrazia britannica". Stella - che ha dato due figli a Julian Assange durante gli anni del suo asilo nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra prima di essere stato spostato tre anni fa nel carcere londinese di Belmarsh - ha condannato all'unisono con WikiLeaks il via libera di Priti Patel alla contestata estradizione dell'attivista. "Chiunque in questo Paese abbia a cuore la libertà di espressione, dovrebbe vergognarsi profondamente" dell'approvazione sancita da Patel dell'estradizione agli Usa, "un Paese che ha complottato per assassinarlo", ha detto Morris. "Julian non ha fatto nulla di sbagliato, è un giornalista ed editore punito per aver fatto il suo dovere" rivelando documenti riservati e informazioni imbarazzanti su atti compiuti da vari Stati, Usa compresi. "Priti Patel aveva il potere di fare la cosa giusta, invece sarà ricordata come complice degli Stati Uniti, del loro progetto di trasformare il giornalismo investigativo in un'impresa criminale", ha aggiunto. Secondo Morris, comunque, anche se "la strada verso la libertà di Julian si fa lunga e tortuosa", la battaglia "non finisce qua": a partire "dall'appello che riproporremo all'Alta Corte" di Londra e dall'organizzazione di proteste di piazza. "Non vi sbagliate - conclude l'avvocatessa sudafricana -, questo è sempre stato un caso politico, non legale. (Una vendetta per il fatto che) Julian ha pubblicato prove sui crimini di guerra, le torture, la corruzione di funzionari stranieri commessi dal Paese che sta cercando di farselo consegnare".

Condanna e solidarietà internazionali
Nel frattempo in Europa - e in generale in tutto il mondo - arrivano parole di solidarietà per il giornalista e di condanna per il Regno Unito e gli Stati Uniti che da oltre dieci anni hanno avviato una guerra persecutoria contro Assange in tutte le sedi.
"Consentire che Julian Assange venga estradato negli Stati Uniti significherebbe esporre lui a un grande rischio e mandare un messaggio agghiacciante ai giornalisti di tutto il mondo", ha denunciato Agnes Callamard, segretaria generale di Amnesty International, condannando la decisione della ministra dell'Interno britannica. Callamard bolla come insufficienti e non credibili le rassicurazioni diplomatiche degli Usa di risparmiare ad Assange "l'isolamento prolungato in carcere, cosa che violerebbe il divieto di tortura e di maltrattamento" dei detenuti, dati "i precedenti della storia giudiziaria" statunitense: anche recente. Per questo Amnesty, a nome di varie organizzazioni umanitarie, rilancia l'appello "al Regno Unito di "rinunciare a procedere all'estradizione di Julian Assange" agli Usa stessi "di ritirare le accuse contro di lui" e, in generale, di garantire che "Assange sia rimesso in libertà”. Della stessa linea è anche FNSI: “La decisione del governo di Londra di consentire l'estradizione di Julian Assange negli Usa è un attacco alla libertà di informare. Assange, che negli Stati Uniti rischia fino a 175 anni di carcere, ha semplicemente divulgato documenti relativi a questioni di grande interesse pubblico”, ha detto, in una nota, Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana anticipando che Martedì 21 giugno, alle 15.30, si terrà nella sede Fnsi a Roma una iniziativa a sostegno della campagna #FreeAssange. “E’ grave che la ministra dell'Interno britannica Priti Patel non ne abbia tenuto conto. La sua decisione rappresenta un precedente pericoloso e poco edificante per qualsiasi Paese che si professi democratico". Solidarietà anche da parte della politica, in Italia come all’estero. “Il dramma di Julian Assange, e con lui quello della democrazia, si compie. Il governo del Regno Unito ha autorizzato ufficialmente l'estradizione negli Stati Uniti per l'uomo che ha rivoluzionato il giornalismo del XXI secolo e ha contribuito ad aumentare la consapevolezza di larghi strati della pubblica opinione mondiale rispetto a Governi, uomini di potere, grandi lobby, reti di relazioni ed eventi ben oltre le narrazioni ufficiali”, affermano i parlamentari di Alternativa. “Noi di Alternativa abbiamo difeso Assange nelle piazze fisiche, in quelle virtuali e nelle aule parlamentari nell’indifferenza di chi oggi parla di Julian come un martire ma davanti alla possibilità di salvarlo attraverso il voto della nostra mozione, che avrebbe impegnato il Governo a concedergli lo status di rifugiato politico, si è pilatescamente lavato le mani, astenendosi o addirittura votando contro”. “Oggi - concludono i parlamentari di Alternativa - tutti quei valori fondanti della nostra società di cui tanti politici da destra a sinistra sono soliti riempirsi la bocca, vengono calpestati e traditi brutalmente; chi non ha votato quella mozione oggi è complice di questa terribile ingiustizia”. Vicinanza anche da parte di Paesi europei ed extra europei con la Russia che, tramite la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, ha detto che l’occidente sta attuando una “vendetta”, “la distruzione di un giornalista”; e con il leader della “gauche” francese (Nupes), Jean-Luc Me'lenchon, il quale, a due giorni dalle elezioni legislative, ha promesso che se diventasse primo ministro darò la "naturalizzazione francese" ad Assange.

Foto originale © David G Silvers

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