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La legge regionale siciliana parla chiaro. Non occorreranno ballottaggi. Roberto Lagalla, che alla quarta proiezione viene dato in testa con il 47,6% dei voti, è con ogni probabilità il nuovo sindaco di Palermo.
Resta al "palo" il candidato di centrosinistra Franco Miceli, mentre sorride Fabrizio Ferrandelli (terzo), forte anche del sorprendente 9.2% di Azione+Europa. 
Vince il centrodestra. Vince Forza Italia, fondata da un uomo condannato per mafia (Marcello Dell'Utri) ed uno che, come dicono le sentenze, la mafia la pagava (Silvio Berlusconi), "primo partito" nel capoluogo con il 12% di consensi.
Al di là dei dati politici, che ci troveremo a sviscerare fino a tarda sera, ciò che resta di queste elezioni amministrative siciliane ha del vergognoso.
All'imbarazzante dato dell'astensionismo (alla chiusura delle urne, l’affluenza degli elettori è stata del 41,85%, pari a 227.681 elettori su un totale di 543.978 aventi diritto al voto) è ovvio che ha pesato anche il ritardo nell’avvio delle operazioni di voto dovuto allo scandalo dei presidenti di seggio e degli scrutatori "disertori" che hanno ingolfato l'intera macchina del voto (la Procura di Palermo ha aperto un fascicolo ed ha incaricato la Digos di verificare ogni singola posizione, ndr). 
Un caos che, a detta del candidato sindaco di Palermo Franco Miceli, si sarebbe manifestato anche al momento dello spoglio dei voti dal momento che sembrerebbe che diversi presidenti dei seggi non avrebbero tenuto conto del voto disgiunto, annullando le schede. 
Ma c'è molto di più che va considerato. 
Perché queste sono state le elezioni degli "endorsement" più o meno velati dei condannati per fatti di mafia, il solito Dell'Utri e Totò Cuffaro, tornati a dire la loro sulla politica siciliana. 
Ed è chiaro che entrambi possono essere contenti del risultato ottenuto. 


cuffaro vasa emanuele lo cascio

Palermo, dicembre 2001. Salvatore Cuffaro in uno scatto d'archivio © Emanuele Lo Cascio


Totò "vasa vasa" non ha concorso in prima persona, ma si è impegnato attivamente a sostegno di Lagalla in qualità di commissario della Dc Nuova. 
L'ex senatore Dell'Utri, invece, fino a pochi giorni fa ha espresso il proprio gradimento senza nasconderlo ("Se avevo ragione a consigliare Lagalla? Mi sembra che mi abbiano ascoltato e hanno fatto bene. Il professor Lagalla è il più preparato e farà il botto, vedrete...").
A rendere ancor più scandalose queste elezioni gli arresti, con l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso, di due candidati al consiglio comunale, Pietro Polizzi (Forza Italia) e Francesco Lombardo (Fratelli d'Italia) che si incontravano con i boss per avere in cambio un sostegno alle elezioni. 
Proprio domani Lombardo dovrà sostenere l'interrogatorio di garanzia, davanti al gip di Palermo, assieme al boss Vincenzo Vella, mafioso di Brancaccio, arrestati tre giorni fa.
E sarà curioso vedere quale sarà la linea difensiva dopo che, nei giorni scorsi, Polizzi e il costruttore mafioso Agostino Sansone hanno risposto al gip negando l'esistenza di un patto elettorale.
Nel teatro dell'ipocrisia di questi giorni abbiamo sentito Polizzi annunciare di volersi ritirare dalla competizione elettorale (anche se ciò non è possibile). E abbiamo letto l'appello delle figlie di Lombardo, su Facebook, a poche ore dall'arresto del padre, in cui chiedevano ai cittadini comunque di votare il padre. 
Aspettiamo di sapere se e quanti voti hanno preso. Perché la mafia da sempre partecipa alle elezioni in questa città. 
Sono passati trent'anni dalle stragi e c'è un clima di restaurazione impressionante.
Lagalla ha pubblicamente dichiarato che "la mafia deve stare lontana dalla propria porta". Al contempo però non ha mai mostrato imbarazzo o scandalo per l'appoggio ricevuto da due condannati per mafia conclamati (seppur la pena è stata scontata da entrambi). 
E' questa la misura dell'etica e della morale dell'ormai prossimo primo cittadino di Palermo? Non c'è che dire. 

Foto di copertina © Imagoeconomica

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