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C'è chi vorrebbe chiudere in maniera definitiva la stagione antimafia iniziata negli anni '80.
Il sistema di potere per conseguire questo scopo ha messo in campo diverse strategie, risorse e uomini, depistaggi e stragi. E gli effetti di questa strategia sono visibili a occhio nudo. Per esempio con l'assalto ai fondi del Pnrr si è iniziata una vera è propria "corsa all'oro", come l'ha definita 'ex procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato in un articolo pubblicato su 'il Fatto Quotidiano', accompagnata dal "ritorno in scena di protagonisti della Prima Repubblica", esperti nella "gestione del voto di scambio", portatori di "catene clientelari già fidelizzate e uomini simbolo della borghesia mafiosa, già condannati per reati di mafia". "Siamo passati - si legge - da un presidente della Regione, Piersanti Mattarella, che si fa uccidere nel 1980 per i suoi No al sistema di potere mafioso, a uno che oggi pubblicamente fa accordi elettorali con Dell’Utri, condannato per gravi reati di mafia e che mai ha rinnegato il suo passato. Anzi ha definito ‘eroe’ non Falcone, ma il capomafia Mangano per esser rimasto fedele fino alla fine al codice mafioso dell’omertà".
“L’orologio della storia rischia di tornare indietro ai tempi bui di un passato che ritorna e di chiudere la stagione antimafia iniziata negli anni 80”.
Andando a ritroso troviamo il ruolo svolto dal sistema di potere mafioso, sempre in "sinergia e convergenza con altri centri di potere e lobby criminali, tra cui la massoneria deviata, di cui la P2 è un paradigma, destra eversiva e stragista e settori deviati degli apparati statali”, per porre in essere stragi e omicidi eccellenti al fine di orientare il corso politico nazionale.
E poi ancora, i sistematici depistaggi delle indagini sulle "stragi politico-mafiose del ’92-’93", hanno sottratto "elementi essenziali per ricostruire i retroscena politici e individuare mandanti e complici occulti".
La sparizione "di tutta la ricchissima documentazione che si trovava nella casa di Riina quando fu arrestato", la sottrazione dell'agenda rossa dalla borsa di Paolo Borsellino e la comparsa di uomini dei Sevizi pochi istanti dopo la strage di via d'Amelio.
"E poi la creazione - si legge sul 'Fatto' - del falso collaboratore Scarantino, che serve ad arrestare le indagini al livello degli esecutori materiali e dei componenti della Cupola. E l’eliminazione di mafiosi che si apprestavano a collaborare: Antonino Gioè, uno degli esecutori della strage di Capaci, uomo di collegamento tra mafia e Servizi, in costante contatto con Bellini; e Luigi Ilardo, capomafia aderente alla destra eversiva".
Perché apparati dello Stato "sono intervenuti per depistare le indagini sulle stragi del ’92-’93, così come avevano fatto in tutte le stragi precedenti?"
"Per impedire che venga alla luce il coinvolgimento nella pianificazione e nell’esecuzione di quelle stragi di complici e di mandanti eccellenti, bloccare le indagini a livello degli esecutori materiali ed evitare che emergano verità di portata destabilizzante che chiamano in causa pezzi di Stato".
Tantissime risultanze processuali attestano che le stragi del '92 - '93 sono state eseguite dalla mafia "ma furono pianificate da un articolato sistema criminale di cui facevano parte con la mafia esponenti della massoneria deviata, della destra eversiva e dei Servizi segreti".
I mafiosi infine sono stati abbandonati al carcere ma "con la promessa di una soluzione per farli uscire”.
“Provenzano disse che sarebbero serviti almeno 10 anni per una norma che eliminasse l’ergastolo e consentito ai condannati di uscire senza collaborare. Ce ne son voluti 30, ma l’obiettivo è raggiunto”: Lo smantellamento della normativa antimafia approvata solo grazie al sangue di Capaci e via D’Amelio lo dimostra.
"Per non farci mancare niente - ha scritto Scarpinato - in aprile un partito, ora in vetta nei sondaggi, ha organizzato un convegno in Senato in onore del generale Maletti, vertice dei Servizi, condannato per aver depistato le indagini su Piazza Fontana, rimasta senza condanne anche grazie al suo contributo: il deputato che organizzava l’ha definito 'un uomo dello Stato che ha sempre osservato l’appartenenza alla divisa'".
In conclusione, "comprendere la verità storica è il modo migliore per impedire che il passato torni nell’inconsapevolezza collettiva, dare un senso alla morte dei tanti che si sono fatti uccidere per farci vivere in un’Italia migliore e impedire che, oltre a essere seppelliti sotto terra, siano seppelliti sotto la coltre della retorica di Stato. Che, come diceva Sciascia, 'è il sudario dietro al quale si nascondono le piaghe infette della nazione'".

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Foto © Imagoeconomica

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