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In manette Pietro Polizzi (che corre per il Consiglio comunale) e Gaetano Sansone, la cui famiglia è storicamente vicina a Totò Riina

Non solo l'appoggio dichiarato di condannati per fatti di mafia come Totò Cuffaro e Marcello Dell'Utri. Adesso sulle elezioni amministrative della città di Palermo c'è anche il peso di un'indagine della Procura di Palermo che ha svelato l'esistenza di un patto politico-elettorale tra un candidato di Forza Italia e uomini vicinissimi a Totò Riina
Questa notte è scattato il blitz che ha portato all'arresto, con l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso, di Pietro Polizzi, (tra i candidati di Forza Italia al Consiglio comunale nelle imminenti elezioni del 12 giugno). 
Secondo l'accusa avrebbe siglato un accordo con i boss dell'Uditore, i costruttori Sansone, con l'obiettivo di essere eletto. 
Così a finire in manette sono anche Agostino Sansone ed un suo collaboratore, Manlio Porretto
Sansone è fratello di Gaetano e Giuseppe, ovvero noti costruttori con la passione per la politica, erano gli imprenditori di riferimento di Riina nel campo dell’edilizia. 
Tra le proprietà di Gaetano Sansone anche la storica villa di via Bernini in cui il Capo dei capi di Cosa nostra, il boss corleonese Totò Riina, trascorreva la propria latitanza prima di essere arrestato. 
Le indagini della Mobile sono coordinate dal procuratore aggiunto e coordinatore della Dda di Palermo, Paolo Guido e dai sostituti Dario Scaletta e Giovanni Antoci
Addirittura sarebbe di poche settimane fa, il 10 maggio, l'incontro tra Polizzi, in corsa per uno scranno a Palazzo delle Aquile, e Agostino Sansone.
Proprio dalle intercettazioni - tra cui una, recentissima, che avrebbe registrato la promessa di appoggio, in cambio di favori una volta che il candidato fosse stato eletto, da parte di Sansone a Polizzi - si è manifestata l'urgenza per i pm a richiedere la misura cautelare al gip, Alfredo Montalto
Per la procura, dunque, era necessario un intervento "urgente, atto a scongiurare il pericolo che il diritto-dovere del voto, per le imminenti elezioni amministrative del 12 giugno, sia definitivamente trasfigurato in merce di scambio assoggettata al condizionamento e all'intimidazione del potere mafioso". E il Gip ha emesso l'ordinanza in pochi giorni, consentendo una chiusura dell'indagine in tempi record. 
Polizzi non è l'ultimo arrivato. E' un ex consigliere provinciale, eletto all’epoca con l’Udc, nonché dipendente di Riscossione Sicilia. 
Nel 2017 aveva già tentato di essere eletto al consiglio comunale. In quell'occasione si era presentato nella lista "Uniti per Palermo, sindaco Orlando", a sostegno dell'attuale sindaco uscente Leoluca Orlando, che raggruppava esponenti del Pd e dell'area centrista poi confluiti alla Regione nel movimento Sicilia Futura. Raccolse 617 voti senza riuscire ad essere eletto. 
Contestualmente al blitz scattato nella notte, gli investigatori della Squadra mobile di Palermo hanno effettuato una perquisizione negli uffici e nell'abitazione di Agostino Sansone. Come spiegato il reato contestato dalla procura di Palermo è il 416 ter, ovvero "scambio elettorale politico mafioso". 
In passato Agostino Sansone ha già scontato una pena per associazione mafiosa. 
Secondo il procuratore aggiunto Paolo Guido, che ha coordinato l’indagine, dalle intercettazioni ambientali emergerebbe con chiarezza il “patto elettorale” tra l’esponente di Fi e Sansone, la cui famiglia è considerata egemone nel quartiere dell’Uditore e storica alleata di Riina. 
"Se sono potente io, siete potenti anche voi", dice sussurrando, due volte, Polizzi a Sansone. 
"Si tratta di una asserzione che non merita commento - scrive il gip nella misura - in quanto Polizzi intendeva formulare espressamente una proposta la cui gravità è indubbia". 
"Ce la facciamo", prosegue Polizzi fiducioso nel risultato elettorale "anche in ragione - prosegue il giudice - dell'aiuto ottenuto con l'aiuto del vicedirettore dell'Azienda Siciliana Trasporti D'Alì la cui moglie è candidata in tandem con Polizzi. La donna è definita dall'indagato come la candidata del presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè".
Questa indagine, come è ovvio che sia, riaccende ancora una volta le polemiche sulla questione morale nella politica. 
Il candidato sindaco del centrodestra Roberto Lagalla prova a smarcarsi dicendo di "non conoscere personalmente Pietro Polizzi" e che "questa storia, se vera, non potrebbe che trovare la nostra più assoluta disapprovazione".
Ma la realtà è ben diversa e ancor più grave se si considera che a quattro giorni del voto, Marcello Dell’Utri, fondatore di Forza Italia assieme a Silvio Berlusconi e condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa (pena scontata), è tornato a far sentire il proprio "peso politico": "Se avevo ragione a consigliare Lagalla? Mi sembra che mi abbiano ascoltato e hanno fatto bene. Il professor Lagalla è il più preparato e farà il botto, vedrete...". 
Siamo sempre lì. 
Ad una politica incapace di assumersi le proprie responsabilità nelle scelte e che ipocritamente (nella migliore delle ipotesi) si trincera dietro la sentenza.
Il 26 gennaio 1989 Paolo Borsellino spiegava ai giovani di un liceo di Bassano del Grappa il paradosso ed invitava i partiti politici ad assumersi la responsabilità "facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati”
Ma da chi accetta senza scandalo l'appoggio di condannati per fatti di mafia cosa c'è da aspettarsi?

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