I prossimi giorni si terrà una riunione tra Onu, Russia e Ucraina per sbloccare l’export del grano
Le forze russe hanno perso terreno a Severodonetsk, nell’est dell’Ucraina. A dirlo è il capo dell’amministrazione militare regionale di Lugansk, Serhii Haidai. “I russi controllavano circa il 70% della città, ma negli ultimi due giorni sono stati respinti. La città è divisa in due, hanno paura a muoversi liberamente lì”, scrive su Telegram. Severodonetsk è la capitale amministrativa ucraina della regione, che a sua volta è controllata in parte dai separatisti filo-russi fin dal 2014.
Anche le forze di intelligence britanniche hanno confermato il rallentamento dei russi.
Nelle ultime 24 ore le forze ucraine sono passate al contrattacco nella città contesa di Severodonetsk, nella regione di Lugansk, scrivono chi nell’aggiornamento quotidiano sulla situazione nel Paese. Il rapporto, pubblicato su Twitter, sottolinea che l’iniziativa di Kiev probabilmente ha attenuato lo slancio operativo che le truppe russe avevano acquisito in precedenza, concentrando nella città unità di combattimento e potenza di fuoco. Mosca ha schierato in questa zona anche uomini provenienti dalle riserve delle forze separatiste dell’autoproclamata repubblica di Lugansk. Truppe, queste - spiega il rapporto - male equipaggiate, male addestrate e che soffrono di una mancanza di equipaggiamenti pesanti rispetto alle unità russe.
L’utilizzo di queste forze per procura per operazioni in centri urbani, conclude l’intelligence, rappresenta una tattica russa già vista in Siria, dove Mosca schierò il Quinto corpo d’assalto (formato da volontari) dell’esercito siriano per conquistare aree urbane: questo approccio, è il parere di Londra, probabilmente riflette il desiderio di limitare le perdite tra le file dell’esercito regolare.
Ed a proposito di soldati ed equipaggiamenti, il presidente russo Vladimir Putin, ha ribadito la propria contrarietà all’invio di sostegni da parte dell’Occidente. “Tutto questo trambusto per ulteriori consegne di armi ha un solo obiettivo: trascinare il conflitto armato il più a lungo possibile”, ha detto Putin in un’intervista alla tv di Stato Rossiya-1. Secondo il capo del Cremlino, la fornitura di sistemi missilistici a lancio multiplo americani all’Ucraina sostanzialmente “non cambia nulla”, dal momento che l’esercito ucraino “è armato con sistemi simili della produzione sovietica Grad, Smerch, Uragan”. Parlando dei sistemi missilistici, Putin ha avvertito che se l’Occidente fornirà a Kiev i sistemi Himars per lanciare missili a lungo raggio, “useremo le nostre armi distruttive, e ne abbiamo in quantità sufficienti, per colpire obiettivi che non stiamo ancora colpendo”. Gli Stati Uniti si sono impegnati a consegnare alle forze ucraine quattro lanciarazzi di precisione Himars, ma con una gittata limitata a cinquanta chilometri.
Nel frattempo, sul piano diplomatico non cessano, almeno per il momento, gli sforzi per sbloccare la situazione del grano bloccato nei porti in Ucraina. Nei prossimi giorni, infatti, ad Istanbul si terrà una riunione a tre tra Onu, Russia e Ucraina per discutere dello sblocco alle esportazioni di grano attraverso i porti del Mar Nero, come riferisce la Cnn turca, secondo cui “la quarta riunione sulle esportazioni di cereali dai porti ucraini si terrà a Istanbul nei prossimi giorni….Parteciperanno rappresentanti di Ucraina, Russia e Nazioni Unite”. Mercoledì è atteso in Turchia il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov (la sua visita era già stata annunciata giorni fa) e ieri, in un’intervista all’agenzia di stampa Anadolu, il portavoce del presidente turco, Ibrahim Kalin, ha anticipato che nel corso della visita dovrebbe essere firmato un memorandum per consentire il passaggio delle navi cariche di grano attraverso il Mar Nero e gli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli.
Foto © Imagoeconomica
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