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Il procuratore: “Le recenti riforme non servono a nulla!”

Questo governo non sta facendo nulla sul piano normativoper contrastare le mafie”; “sta smontando le norme che c’erano”; e “il messaggio che arriva alla gente comune, oltre che agli addetti ai lavori, è che c’è aria di smobilitazione”. Tradotto: “La lotta alla mafia non è nell’agenda di questo Governo”.
Dispiaciuto, rammaricato e particolarmente infastidito. Ha tuonato così il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri intervenuto ieri sera a Piazzapulita, su La7, in risposta alle domande di Corrado Formigli. Affermazioni forti, aspre, pungenti, ma radicate su dati di fatto. Un vero e proprio “j’accuse” nei confronti di un governo, quello di Mario Draghi, che “non è pervenuto né nella lotta alla criminalità organizzata” né tanto meno sul piano normativo, perché tutte le recenti riforme all’ordinamento giudiziario, ad esempio, “non servono a nulla!”, ha ribadito con forza Gratteri. “Non velocizzano i processi, non danno risposte alla gente e alla collettività, non migliorano la qualità lavorativa dei magistrati e delle forze dell’ordine. Mi sembrano solo norme ‘liberi tuti’, quasi punitive nei confronti della magistratura”.


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D'altronde c’era da aspettarselo da un governo di larghe intese come questo, partito con il piede sbagliato.
Non dimentichiamo, infatti, già dal discorso di insediamento del neopremier Mario Draghi che la grande assente è stata la parola “mafia”. E sul punto è tornato anche Nicola Gratteri che dagli studi di La7 ha detto: “Il presidente Draghi il giorno in cui si è insediato, poco più di un anno fa, non ha detto una volta la parola mafia. E per tutto l’anno non ha mai toccato questo argomento. Il giorno dopo che sono andato in onda dalla Gruber e da Costanzo, guarda la coincidenza, Draghi è andato a Milano per la presentazione dei 30 anni della Dia e ha letto un documento. Tutte cose che noi abbiamo letto otto o addirittura dieci anni fa nelle relazioni della Dia, dello Sco, del Ros e dello Scico. Non ha detto nulla di nuovo rispetto a quello che già sapevamo!”. E ancora: “Noi dal premier Draghi non volevamo che ci leggesse lo stato dell’arte o cos’è la ‘Ndrangheta. Volevamo che ci dicesse cosa intende fare, quali norme intende proporre, modificare o migliorare per contestare le mafie, la criminalità organizzata e quella comune. Cosa intende fare questo governo per velocizzare i processi e renderli meno farraginosi. E se intende mettere mano alla geografia giudiziaria e se intende ridurre il numero di magistrati fuori ruolo”.


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Come suggerito da Corrado Formigli, a queste domande dovrebbe rispondere la ministra Cartabia piuttosto che Mario Draghi, ma “se il sistema giustizia non funziona, se non stiamo vedendo un risultato tangibile dopo un anno e qualche mese di questo governo, il presidente del consiglio dovrebbe chiedere conto al Ministro della Giustizia”, ha risposto il procuratore di Catanzaro.

L’ultimo “j’accuse” Gratteri lo ha rivolto alla stampa. Il caso specifico riguarda un articolo di Giulia Merlo pubblicato ieri sulla prima pagina del Domani intitolato: “L’arma segreta di Giorgia Meloni è il magistrato Nicola Gratteri”. Un articolo che, avendolo letto, fa un’analisi politica dei vari leader che nell’ultimo periodo si sono avvicinati al procuratore Gratteri chi per un motivo e chi per un altro: da Giorgia Meloni (FdI), appunto, a Matteo Salvini (Lega), passando per Enrico Letta (PD). Ma il titolo “non c’entra assolutamente nulla con il corpo dell’articolo – ha sottolineato il procuratore -, ed esce esattamente il giorno dopo che io sono stato dalla Gruber e da Costanzo. Guarda caso… Troppe coincidenze”. “Prendo atto che il giornale di Carlo De Benedetti - non so oltre ad essere editore che lavoro faccia né da dove provenga (in termini di mestiere, ndr) – ha cambiato linea editoriale nei miei confronti”. E ancora: “Io non sono mai tenero nei confronti di nessun governo. Ho sempre criticato, contestato e collaborato con tutti e sono stato sempre il consigliere gratuito di tutti – ha sottolineato Nicola Gratteri -. Non faccio distinzione fra destra, sinistra e centro. Il mio obiettivo e quello dei miei colleghi è migliorare il sistema penale, processuale e normativo. Non ho intenzione di candidarmi con nessuno. Non mi candido con nessuno. Voglio fare il magistrato e voglio avere la possibilità di continuare a farlo bene, in serenità e con gli strumenti necessari in modo tale da dirigere nel migliore dei modi una squadra di eccellenti giovani magistrati”.


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Infine, dopo aver risposto in maniera solerte di non poter rispondere nel merito della vicenda Storari-Davigo e del prossimo referendum, come chiesto da Formigli, pena “un provvedimento disciplinare”, la puntata è proseguita analizzando la maxioperazione Tritone che lo scorso febbraio 2022 ha colpito i Comuni di Anzio e Nettuno, un territorio invaso dalla cocaina; il serbatoio di droga del Lazio, uno dei principali d’Europa. Il tutto grazie ad un’inchiesta, avviata quattro anni fa dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, con il coordinamento della Dda, che ha rivelato come la ‘Ndrangheta nel litorale di Roma sia padrona di gran parte della politica locale.
Nessun politico è indagato. Ma per la Dda sono tante le figure politiche che avrebbero avuto rapporti con i clan: i due sindaci, Alessandro Coppola (Nettuno), Candido De Angelis (Anzio), e consiglieri e assessori i cui nomi compaiono nelle carte. L’inchiesta esclusiva di Alberto Nerazzini ha ricostruito i legami tra ‘Ndrangheta e politica nei luoghi più famosi del litorale romano. Un tempo un’area considerata zona franca dalle mafie. Ma come ha ricordato Gratteri: “La ‘Ndrangheta è presente dove c’è da gestire denaro e potere”. È il suo marchio.
E la Capitale rappresenta un’ottima terra di conquista in cui innalzare questo vessillo.

Guarda la puntata integrale: Piazzapulita - del 26/5/2022 26/05/2022

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