In un film la vita, l’amore e l’impegno civile di Letizia Battaglia

Letizia si appoggia stanca al muro di un vicolo, quarant’anni dopo sta cercando la sua bambina con il pallone. Continua a cercare se stessa in tutte le bambine che fotografa. Si rivede nei loro sguardi, nei loro sogni. Poi si volta e rivede la sua innocenza ferita. Letizia guarda lontano, davanti ai suoi occhi passa tutta la sua esistenza. Lentamente si allontana, va in contro alla sua vita. Che sta per finire. Ma niente finisce per chi ha amato davvero e continua a sognare ancora.
In un battito di ciglia l’immagine cambia ancora. Adesso si trova in mezzo a tanta gente, sono venuti a vedere le sue foto esposte in una grande mostra. Letizia si guarda intorno, osserva in silenzio l’immagine della bambina col pallone ed ecco che alle sue spalle arriva la sua bambina che la chiama. Letizia si gira, la guarda con tenerezza e nostalgia e poi l’abbraccia chiudendo gli occhi. In quell’abbraccio si riappacifica con se stessa e con il mondo che le ha attraversato l’anima. Tenendosi per mano oltrepassano il salone, serene: Letizia e la sua bambina.


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“Quello che veramente ami rimane, il resto è scorie. Quello che veramente ami non ti sarà strappato Quello che veramente ami è la tua vera eredità. Il mondo a chi appartiene, a me, a loro o a nessuno?”. La voce di Letizia accarezza le parole di Ezra Pound mentre sullo schermo si sovrappongono le immagini delle sue fotografie immortali. “Quello che veramente ami è la tua vera eredità. La formica è un centauro nel suo mondo di draghi. Strappa da te la vanità, non fu l’uomo a creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia. Strappa da te la vanità, ti dico strappala”.
Sembra ancora di vederla, Letizia, mentre alza la sua Leica per fermare il tempo. Quel tempo  prezioso per chi l’ha incontrata nella sua vita. Tempo nel quale non ha mai smesso di fare progetti mentre cercava la bellezza in ogni cosa di questo mondo. Bellezza, amore, rabbia, dolore, disillusione, gioia, e poi ancora sogni interrotti, speranze spezzate e ricucite. E’ un ritratto autentico quello che emerge nel film “Solo per passione - Letizia Battaglia fotografa” di Roberto Andò. Che attraversa molti di quelli che Letizia ha definito “gli anni forse più degni di essere vissuti, perché quando credi nella lotta per la giustizia questo ti riempie la vita”. E se i ritmi televisivi hanno sortito l’effetto di narrare velocemente alcuni passaggi di questa storia, tagliando pezzi altrettanto importanti - che andrebbero invece raccontati - resta comunque l’essenza di questa donna indomita degnamente interpretata dall’attrice Isabella Ragonese. Letizia Battaglia è una donna che è stata capace di andare oltre sé stessa: per amore. Per una giustizia che non è stata ancora resa ai tanti martiri che lei ha fotografato.
Letizia se ne è andata mentre si cerca ancora la verità sui mandanti di quelle stragi che lei non ha voluto fotografare. Se ne è andata mentre alcuni magistrati che lei ha sostenuto con forza continuano ad essere attaccati e delegittimati.


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Il suo sguardo annichilito in via d’Amelio quel 19 luglio di trent’anni fa, la sua incapacità di scattare qualche foto di fronte all’orrore racchiudono il senso del limite che è stato superato. Quel limite nei confronti del quale non dovremmo mai assuefarci, soprattutto quando assistiamo allo scempio della giustizia perpetrato da chi dovrebbe amministrarla nel nome del popolo italiano.
“Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare”, Letizia torna a indicarci la via da seguire nella conclusione della poesia di Ezra Pound. “Come son meschini i tuoi rancori. Nutriti di falsità. Strappa da te la vanità, ti dico strappala”. La sua voce si fa via via più fioca e leggera. Scorrono i titoli di coda, Letizia è andata via con la sua bambina.
Libera e felice.

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