Palamara: “Il procuratore di Catanzaro è stato osteggiato perché ‘non funzionale'”

“Ho l’impressione che la candidatura di Gratteri alla Procura nazionale salterà per l’esistenza di questo ‘Sistema". Sono state queste le parole del presidente della Commissione parlamentare Antimafia Nicola Morra (in foto), durante l’incontro di ieri a Palazzo San Bernardino (Corigliano Rossano) organizzato dalla Mondadori Store e coordinato dalla giornalista Anna Russo. Presente anche l’ex magistrato Luca Palamara, radiato dall’ordine giudiziario nel 2020 a seguito dell’indagine sul suo ruolo di mediatore all’interno del sistema delle correnti della magistratura. "Nel 2014 - ha continuato Palamara - rimaniamo tutti stupiti dei motivi per i quali Renzi va a colloquio con Napolitano con la lista dei ministri su cui è segnato anche il nome di Nicola Gratteri. Al presidente della repubblica spetta il potere di ratifica ma un incontro che sarebbe dovuto durare poco tempo si è allargato ad alcune ore: c’è stata qualche pressione?", ha domandato l’ex magistrato.
"È il 2013 - ha continuato - e in quegli anni si determina il cambiamento, quella rottamazione del mondo della sinistra che ha riflessi anche nella magistratura. Renzi decide di scegliere un magistrato che non ha mai fatto parte di quelle correnti e lo propone a Napolitano. L’idea di Gratteri ministro della Giustizia avrebbe scosso il mondo della magistratura e quelli che si accreditavano con Napolitano, coloro i quali invitano Renzi a depennare il nome di Gratteri da quel foglietto. Gratteri viene in qualche modo osteggiato, stoppato dal sistema che non lo ritiene funzionale".
L’autore del libro ha parlato anche di carrierismo sfrenato, di spartizioni, di un Csm diviso in correnti per lo più ideologizzate e di quel “sistema” di logge e lobby che da sempre include imprenditori, faccendieri, politici, alti funzionari statali, uomini delle forze dell’ordine e dei servizi segreti, giornalisti e magistrati.
Morra ha messo in luce le contraddizioni di uno Stato che conserva al suo interno le mele marce. "Un sistema difficile da scardinare" ha detto Morra ricordando che "alcune inchieste giudiziarie hanno avuto epiloghi infelici perché hanno toccato i fili dell’alta tensione”.
Il punto è che "poco si muove all’interno delle istituzioni" ha ribadito Palamara spiegando che il sistema condiziona la vita delle persone, incidendo anche sulle scelte dei governi, sulle nomine e sulle designazioni.
"Prevale l’autoconservazione - ha sottolineato l’ex giudice - scardinare un sistema del genere crea la sindrome dell’arroccamento. È fisiologico che chi fa parte di questo sistema tralasci e rimanga indifferente alle denunce contenute nei libri. Si tende quindi a minimizzare". In Italia, ha continuato Palamara c’è un "mondo invisibile, persone che agiscono nell’ombra e che determinano scelte importanti nel nostro Paese". "È innegabile che politica e magistratura si siano trovati a braccetto. È un sistema che dopo 74 anni di Costituzione italiana va rivisto. Da presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati una sola riforma temevo che era quella del sorteggio, ossia, mandare al Csm non più chi è designato dal meccanismo delle correnti ma chi può accedervi senza l’imprimatur delle correnti. Tutto questo potrebbe semplificare l’attuale sistema, di certo non lo semplifica l’attuale riforma della legge elettorale".
Per il presidente Morra occorre fare attenzione alle "cordate di potere, composta da una parte di magistrati e di polizia giudiziaria e giornalisti di riferimento che condizionano le sorti del Paese". Inoltre, ha aggiunto, "ci si doveva interrogare sul fatto se quel Csm dovesse continuare a funzionare per come era stato eletto. Poi, di fatto, chi di dovere ha deciso di mantenere in vita questo Csm, ora dovrebbe arrivare la riforma con ipotesi tutte differenti ma è necessario che la magistratura dia tangibile testimonianza di terzietà, di indipendenza e di autonomia. E questo dai testi di Palamara è stato escluso visto che molto spesso erano i politici a interferire sulle nomine a capo di uffici giudiziari".

Morra: "Riforma Cartabia inutile e dannosa"
"La maggioranza non è compatta e a giudizio di molti magistrati e specialisti, la riforma conserva degli aspetti secondo i quali non solo è inutile ma anche dannosa, la magistratura corre il rischio di essere controllata dall'esecutivo". Il presidente della Commissione parlamentare Antimafia, partecipando a un incontro a Cosenza sul tema "Lobby e Logge, spunti di riflessione critica sulla riforma Cartabia", al quale hanno partecipato anche Palamara , l'ex magistrato ed ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris e il giornalista di Gazzetta del Sud Arcangelo Badolati, ha aggiunto che “proprio oggi a Caltanissetta  la pubblica accusa al Borsellino quater ha mostrato degli appunti che alcuni uomini della polizia avrebbero fatto studiare a Salvatore Scarantino per operare un gravissimo depistaggio per non permettere che si arrivasse alla verità sulla strage di via d'Amelio, e se sono uomini dello Stato che operano per depistare, è ovvio che un controllo della magistratura da parte del governo o del parlamento non va assolutamente bene".

Foto © Imagoeconomica

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