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In salita perenne le quote azionarie delle industrie belliche

Ieri, come riportato su 'il Fatto Quotidiano' c'è stata una riunione riservata in un lussuoso albergo romano, vicino a villa Borghese, in cui sono stati presenti gli amministratori delegati di una ventina delle maggiori aziende europee della difesa e i capi di 22 associazioni nazionali di 17 paesi europei, non solo della Ue ma anche esterni come Gran Bretagna, Norvegia e Turchia.
A sovrintendere, Alessandro Profumo, l’ex banchiere (Unicredit e Monte dei Paschi) che ha votato alle primarie del Pd e che da maggio del 2017 è l’amministratore delegato della prima azienda italiana nel settore delle armi, la Leonardo (ex Finmeccanica).
Profumo dal 21 settembre 2020 è anche presidente di Asd Europe, l’associazione europea delle industrie dell’aerospazio e difesa, che ha sede a Bruxelles. All’Asd, come riportato dal 'Fatto' aderiscono cinque grandi aziende francesi (Airbus, Dassault, Thales, Safran, Naval Group), tre inglesi (Bae Systems, Rolls-Royce, Gkn), tre tedesche (tra cui Hensoldt, la società di sensori di cui Leonardo ha comprato il 25,1%), due spagnole, una ciascuno per Svezia, Finlandia e Norvegia, la società missilistica Mbda, franco-inglese-italiana. Per l’Italia sono soci Leonardo, Fincantieri e l’Aiad, l’associazione che comprende anche le piccole imprese, presieduta dall’ex sottosegretario Guido Crosetto.
Cosa si siano detti i grandi armaioli non è dato sapere. Ma un dato è fin troppo evidente: gli affari per le vendite di armamenti sono in continua ascesa e la notizia di un ‘nuovo affare d’oro’ ne dà ulteriore conferma. La notizia di questo affare è stata data sempre dal 'il Fatto Quotidiano'.
Armi nuove, vecchie, funzionanti, non funzionanti, velivoli, veicoli corazzati, artiglierie e tutte le munizioni, ordinarie, perforanti, ad alto potenziale e speciali (fumogene, nebbiogene, illuminanti, incendiarie, chimiche, ecc...). Insomma, tutto quello che si potrà raschiare dal fondo del barile potrà essere venduto a prezzo di mercato all'Ucraina. Questo porterà certamente diversi benefici alle potenze occidentali: lo smaltimento 'in guerra' di questi rifiuti speciali azzererà i tempi e i costi dello smaltimento regolare, in genere molto salati. Inoltre, in questo contesto, i mercanti di armi ci hanno guadagnano due volte, poiché, come da prassi, tutti i materiali forniti in 'aiuto' dovranno essere sostituiti con materiali nuovi e più costosi. Per gentile concessione del segretario di Stato americano, Antony Blinken, e della Difesa, Lloyd Austin, all'Ucraina sono stati promessi anche altri miliardi, sistemi informativi, disponibilità di satelliti, addestramento e sistemi d’arma missilistici. In cambio del ciarpame e delle armi 'nuove' l’Ucraina potrà fare tutti i debiti che vuole e per il momento deve soltanto assicurare che la Russia sia fermata per consentire agli Stati Uniti di “azzerare la sua capacità di altre aggressioni”. Il tutto mentre le quote azionarie sulle armi continuano a salire: rispetto all’inizio dell’anno le azioni che sono salite di più sono le tedesche Rheinmetall (+153%) e Hensoldt (+100%). Bae Systems ha guadagnato il 32%, Thales il 63%, Leonardo che stentava sopra i 6 euro è arrivata a 10, con un rialzo del 56,6 per cento.

L'Età d'oro per l’industria delle armi
Sicuramente l’aumento delle spese militari in Europa per superare il 2% del Pil come preteso dalla Nato, è stata, per i produttori di armi, una gradita notizia.
Infatti, nel 2020, l’industria europea nell’aerospazio e difesa ha dichiarato 229,7 miliardi di ricavi. La sola difesa vale 119 miliardi, sempre per il 2020. Ma ora con la guerra in Ucraina, di cui gli unici a godere rimangono i mercanti di armi, le industrie di armamenti avranno occasioni di incassare notevoli guadagni, vista la prospettiva di maggiori contratti dai governi. Gli U.S.A hanno offerto all’Ucraina armi per più di 3 miliardi di dollari, Boris Johnson ha annunciato maggiori spese militari, il governo Draghi intende aumentare di almeno 10 miliardi l’anno le spese per la difesa entro il 2027.

Uniti per armare
I ministri della Difesa di oltre 40 Paesi si sono incontrati nella base militare statunitense di Ramstein, nella Germania occidentale. Con loro il Llyod Austin, segretario della Difesa Usa, accompagnato dal Segretario della Nato, Jens Stoltenberg. Non si è trattato di un incontro 'only Nato' poiché sono stati presenti anche 14 Paesi non membri, tra cui Svezia, Finlandia, Israele, Giappone, Australia, Qatar, Kenya, Marocco.
Durante l'incontro Austin ha chiesto ai 43 Paesi di aumentare il supporto per la guerra in corso. Dectum factum. La Francia ha assicurato una fornitura di cannoni con gittata da 40 chilometri; Regno Unito missili antiaerei; Finlandia tre navi da guerra a Turku dove inizieranno esercitazioni per poter lavorare con le truppe Nato; La ministra della Difesa tedesca, Christina Lambrecht, ha annunciato l’invio di 50 carri armati.
L’Italia non ha fatto alcun annuncio. Il ministero della Difesa si è limitato a un tweet: “Il ministro Lorenzo Guerini è arrivato nella base aerea di Ramstein in Germania per partecipare al Gruppo di Consultazione per la Difesa dell’Ucraina, organizzato dal segretario alla Difesa degli Usa, Lloyd Austin”. In serata lo stesso Guerini ha dichiarato che il nostro Paese “continuerà a fare la propria parte sulla base delle indicazioni decise dal Parlamento italiano. Da questo punto di vista, ci sarà un nuovo invio da parte italiana di equipaggiamenti militari, indispensabili per continuare il supporto alla resistenza ucraina”. Il Pentagono però preme: i Paesi presenti a Ramstein devono fare un salto di qualità nelle forniture di armi. Ovvero, artiglieria pesante. Ovvero, altre spese in armamenti.

Fonte: il Fatto Quotidiano

Foto: it.depositphotos.com

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