Durissima la risposta di Mosca alle minacce britanniche e Gazprom blocca le forniture a Polonia e Bulgaria

“Rappresaglia russa” se “verremo attaccati con armi occidentali”. E’ questo l’avvertimento lanciato dal ministro della difesa russo, Sergei Shoigu, in risposta alle minacce britanniche di ieri secondo cui “colpire in profondità” il territorio russo con armi occidentali è “legittimo”. Il dialogo tra alcuni paesi d’Europa e la Russia si sta così infiammando nelle ultime giornate e intanto sono state bloccate le forniture di gas russo a Polonia e Bulgaria a causa dei mancati pagamenti in rubli.

Oggi, infatti, sono arrivate le prime interruzioni di gas da parte di Gazprom come richiesto dal Cremlino che aveva deciso di farsi pagare il gas nella valuta nazionale alcune settimane fa per arginare le sanzioni occidentali e rafforzare il rublo. Il pagamento in euro e dollari non è stato quindi accettato. Ma da Varsavia fanno sapere che il Paese ha abbastanza riserve di gas e che l’autorità competente farà richiesta di risarcimento. Si trova spiazzata invece la Bulgaria, che “cercherà alternative altrove”.

Alla vigilia del nuovo pacchetto di sanzioni dell’UE contro Mosca, anche la Germania cerca di mitigare la dipendenza dal gas russo. Le misure potrebbero infatti contenere il tanto temuto embargo al gas e al petrolio. Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione UE, fa sapere che l’Unione sosterrà Polonia e Bulgaria e tutti i Paesi a rischio emergenza energetica.

Guterres da Putin
Nel frattempo, nella giornata di ieri, il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e il Presidente russo, Vladimir Putin, si sono incontrati a Mosca di persona. Ne ha parlato Il Fatto Quotidiano. Per Putin i negoziati sono possibili solo se ci sarà un accordo su “Crimea e Donbass” e ha ribadito che “gli accordi di Minsk 2 erano un tentativo di soluzione pacifica, ma la popolazione del Donbass è rimasta sotto assedio” e veniva sottoposta a “genocidio”, fatto che ha scatenato l’intervento russo. Putin ha inoltre paragonato l’azione militare russa in Ucraina all’intervento della NATO in Serbia nel 1999. Guterres da parte sua è stato deciso, la Russia ha compiuto “un’invasione” di uno stato sovrano, quindi “la questione deve essere risolta con strumenti stabiliti dallo Statuto dell’Onu”. Il Segretario dell’ONU punta ad una tregua per fermare una guerra che dura da più di due mesi ormai.

Per Putin, la strage di Bucha sarebbe stata “una provocazione”, orchestrata per screditare l’esercito russo e fermare “i negoziati di Istanbul”. E sui civili dentro l’acciaieria Azovstal, l’ONU farebbe da garante per l’evacuazione, ma il Presidente russo ha evidenziato che non ci sono più combattimenti a Mariupol e la liberazione dei civili spetta ai militari ucraini trincerati nell’impianto industriale.  

Altra novità in seno alle Nazioni Unite è la risoluzione dell’Assemblea generale che aprirebbe alla possibilità di richiedere una sessione speciale ogni volta che venga posto un veto al Consiglio di Sicurezza ONU. Il fine è quello di aggirare i veti posti dalla Federazione Russa su alcune risoluzioni proposte. La risoluzione, che comunque non andrebbe ad eliminare il diritto di veto, è stata presentata dal Liechtenstein ed è sostenuta dagli Stati Uniti.

Le tensioni nel resto del globo
La guerra nell’Est Europa porta tensione anche in altre zone del mondo. La Turchia di Erdogan che spinge per negoziati di pace, prova ora a forzare Putin chiudendo lo spazio aereo ai voli militari russi diretti in Siria.

Mentre nel Pacifico sono in corso esercitazioni navali congiunte tra Tokyo e Washington. Il viceministro degli Esteri russo, Igor Morgulov, ha fatto sapere che queste esercitazioni “aumentano la tensione nella regione” e sono “operazioni che, sebbene dichiarate difensive, sono di natura potenzialmente offensiva”, per questo la Russia ha avvertito il Giappone che aumenterà “la sua capacità di difesa”.

Sempre da Mosca intensi sono stati i colloqui e le dichiarazioni degli ultimi giorni. Se il ministro degli Esteri russo, Serghej Lavrov, ha parlato di rischio guerra mondiale e di una guerra della NATO per procura, il suo omologo statunitense, Antony Blinken, ha detto di voler “vedere la Russia indebolita a un livello tale che non possa più fare cose come l’invasione dell’Ucraina”. Il Capo del Pentagono, Lloyd Austin, oggi in visita a Kiev, ha detto, “le prossime settimane saranno decisive” e “l’Ucraina ha bisogno oggi del nostro aiuto per vincere” la guerra. La Casa Bianca ha dichiarato che dall’inizio del conflitto sono già stati stanziati 5 miliardi di dollari di armi per Kiev, 3,7 miliardi solo dagli Stati Uniti.

Affermazioni che arrivano dopo l’incontro dei 40 Paesi alleati della NATO nella base di Ramstein in Germania. L’obiettivo dell’incontro è quello di “aiutare l’Ucraina a vincere la battaglia contro la Russia”. Berlino, in seguito al summit, ha approvato l’invio di carri armati a Kiev.

E la tensione sale ancora dopo le parole del viceministro della Difesa, James Heappey, secondo cui gli attacchi in territorio russo con armi britanniche per “colpire in profondità le linee di rifornimento” sono “assolutamente legittimi”. Non si è fatta attendere la risposta del ministro della difesa russo, Sergei Shoigu, “L'esercito è pronto a condurre raid di rappresaglia, se la Russia verrà attaccata con armi occidentali”. Gli attacchi di rappresaglia sarebbero diretti sui “centri decisionali a Kiev, dove si trovano i consiglieri occidentali”.

La Cina tenta di calmare gli animi. Se da una parte sostiene la Russia, dall’altra non vuole una guerra che danneggi i suoi interessi commerciali. Il ministero degli Esteri di Pechino, Wang Wenbin, ribadisce infatti che “nessuno vuole vedere la terza guerra mondiale” e bisogna dare spazio a negoziati di pace.

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