Beirut 1: “La FIAT entrava, forse, in questa storia per il traffico in armamenti”

È ripresa ieri la rubrica di Carlo Palermo ‘L’Altra storia d’Italia’. Nel video il teste 'Beirut 1' ha raccontato le vicende attraverso cui nel settembre del 1980 i due giornalisti Italo Toni e Graziella De Palo, invitati dalle autorità palestinesi a Beirut per visitare i campi di addestramento, sarebbero rimasti intrappolati, sequestrati e poi uccisi. Riallacciandosi al precedente videoil teste ha parlato anche delle visite di Massimo D'Alema in Libano, tutte, stando alle sue dichiarazioni, rigorosamente segrete. Il politico, sempre secondo il teste, avrebbe dovuto incontrarsi con i due giornalisti, assieme ad altri personaggi, per una duplice finalità: visitare i "campi (di addestramento n.d.r) e soprattutto" per i "contratti con le nostre ditte di armi: la Balsela, la Beretta, la Gamba e la Oto Melara". Tra queste, il teste ha fatto anche il nome della FIAT. "La FIAT entrava, forse, in questa storia non per i camion o per i carri armati. Ma per i traffici di armi. Perché la FIAT ha fatto anche armi. Ha fatto i mortai e ha fatto delle mitragliatrici pesanti. Questo nessuno lo sa. I pezzi venivano fatti da più stabilimenti (italiani n.d.r) e venivano assemblati a La Spezia", la città portuale della Liguria.

Beirut 1 ha specificato di non sapere il ruolo di D'Alema con le ditte produttrici di armi, tuttavia, ha specificato, il politico "era il fiduciario di esponenti del PCI italiano e del PSI" tra cui "Cossutta e Napolitano". Costoro, secondo il teste, erano "i collettori dei soldi". Carlo Palermo, nel video, ha raccontato che "dopo la strage di Capaci, io mi formai determinati convincimenti, sulla base di alcuni elementi che acquisii. Mi risultava che Giovanni Falcone, avesse contatti con esponenti della magistratura e della 'commissione antimafia parallela' nel parlamento russo, per eseguire degli approfondimenti" che riguardavano "i finanziamenti della vecchia unione sovietica nei confronti del Partito Comunista".

Tornando ai due giornalisti, Italo Toni e Graziella De Palo, secondo il teste sarebbero stati assassinati da alcune entità del posto, "gli stessi palestinesi", su richiesta di un'altra entità presente a Roma.

La Rubrica "L'altra storia d'Italia" di Carlo Palermo"

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