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Gratteri: "Oggi in Italia è molto più facile farsi corrompere"

Gli 'invisibili'. Quei soggetti legati alla mafia dai modi sempre meno violenti e dalla faccia sempre più pulita, ma collusi con i centri di potere economico, politico e finanziario, con la massoneria deviata, il narcotraffico e i social network. Sono stati loro il soggetto principale dell'ottavo appuntamento con 'Mafia in Nove Atti' svoltosi online giovedì scorso. La serata ha ospitato diversi ospiti illustri: a cominciare dal procuratore della repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, il professore Antonio Nicaso, il colonnello e vice-comandante regionale Carabinieri veneto Carlo Pieroni e alcuni ragazzi attivisti del gruppo giovanile 'Our Voice' Jamil El Sadi, Lucia Sgarbossa e Faty Mbengue. A moderare l’evento ci sono state Ilaria Imperatrice e Giacomo Tarsia, rispettivamente Vice-Presidente e Director Seminari e Conferenze di Elsa Roma. Mentre ad introdurre la serata Aaron Pettinari, capo redattore della rivista ANTIMAFIADuemila.
Anche nel sordido mondo della criminalità e dell'illegalità la sopravvivenza è regolata dalla legge darwiniana dell'evoluzione e dell'adattamento all'ambiente.
In questo la 'Ndrangheta ha saputo farsi strada diventando una delle organizzazioni mafiose più ricche e potenti del pianeta. Ma come sono fatti gli 'ndranghetisti del Terzo millennio? Come gestiscono i loro affari? E come si riconoscono?

Nicola Gratteri: "Riforme vanno in senso contrario a ciò che abbiamo bisogno"
Ciò che il procuratore ha voluto sottolineare è l'importanza di comprendere il fenomeno mafioso. Le mafie "si stanno sempre più mimetizzando, sparano sempre meno. Non né hanno bisogno". "Oggi c'è un decadimento nel mondo occidentale, sul piano etico, sul piano morale. Dove non c'è più rossore né vergogna. Dove è sempre più facile farsi corrompere. In particolare in Italia c'è un forte decadimento". "Oggi - ha continuato - è molto più facile farsi corrompere. Quindi le mafie non hanno problemi a dare soldi, perché il problema delle mafie oggi è quello di giustificare le ricchezze. È quello di portare alla luce i soldi che ha già", soprattutto, "quelli provenienti dal traffico di cocaina. E le mafie hanno imparato bene a farsi vedere in maniera violenta solo quando necessario".


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Nicola Gratteri © Imagoeconomica


Sulla stessa linea è stato anche l'intervento del caporedattore di ANTIMAFIADuemila Aaron Pettinari: "Noi dobbiamo comprendere quella che è la mafia oggi, che non è più solamente un fenomeno di 'coppola e lupara'. Si spara sempre meno e si è evoluta. Si parla di Mafia e di 'Ndrangheta 2.0" proprio "per indicare forse una sorta di evoluzione". Quella stessa evoluzione, ha spiegato, comprende qualcosa "che è sempre esistito: cioè i rapporti alti con il potere, con i colletti bianchi: potere politico, economico e anche istituzionale".

Il procuratore di Catanzaro ha continuato dicendo che l'opinione pubblica non percepisce la mafia come un problema e di conseguenza il legislatore non è costretto a prendere provvedimenti. "Purtroppo vediamo che questo governo - ha detto - da almeno un anno" sta adottando "un atteggiamento soft nei confronti del contrasto alle mafie. Anzi, le riforme normative dell'ultimo anno portano paradossalmente a un messaggio devastante: quello di pensare che alla fine tutto si aggiusta, che a tutto c'è una soluzione e che a tutto c'è un rimedio". "Purtroppo queste riforme vanno in senso contrario a quello di cui avremmo bisogno. Cioè un sistema penale e detentivo proporzionato alla realtà criminale. Di modo che non diventi conveniente delinquere".

In questo contesto entra in maniera dirompente anche l'abolizione dell'ergastolo ostativo, definito da Gratteri come un "messaggio forte". "Prima era possibile ottenere dei benefici se il soggetto si dissociava in modo concreto. Cioè se collaborava con la giustizia. Oggi non è più necessario questo. L'importante e che dimostri che non ha più collegamenti con l'esterno. Come se la storia" non ci avesse "insegnato che dalla mafia si esce solo con la morte o diventando collaboratori di giustizia". "E allora perché noi dobbiamo dare la possibilità agli irriducibili, a gente che è convinta di non rinnegare la filosofia della 'Ndrangheta"?. "Chi è 'ndranghetista non va in pensione, non è il decorso del tempo che ti fa uscire dalla 'Ndrangheta o ti fa cambiare idea".

Inoltre "molte persone condannate all'ergastolo, se vogliamo fermarci alla Sicilia e alla Calabria, sono ancora giovani, sono sessantenni e quindi uscendo dal carcere e ottenendo permessi o avendo un sistema ancor più blando" hanno più "possibilità di interagire e di interloquire. E quindi dare ordini e quindi mettere a rischio alcuni magistrati".


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Aaron Pettinari © Imagoeconomica


Le infiltrazioni della mafia nella politica
Delle volte, ha spiegato Gratteri, vengono presentati nelle liste "dei candidati da votare ad occhi chiusi" come "giovani che hanno voglia di cambiare". "Ma se andiamo a grattare un pochettino scopriamo che alla lontana non è altro che la comare del campo mafia", cioè "il terminale di quella famiglia mafiosa". "E allora sta a chi fa le liste dire 'no grazie'. Ma spesso 2 mila o tre mila voti portati da un illustre sconosciuto fanno gola".

Durante il suo intervento il procuratore di Catanzaro ha spiegato che molti soggetti non sono più soltanto dei favoreggiatori, ma "intranei all'organizzazione" che "concorrono al successo, all'arricchimento e al potere dell'organizzazione mafiosa".

L'obbiettivo economico delle mafie
"Noi non andiamo a fare indagini sui colletti bianchi", ha detto il magistrato. “Noi andiamo a fare indagini sui mafiosi. Poi mentre ascoltiamo i mafiosi, nella stessa intercettazione ambientale, sentiamo il professionista che anziché fare il tecnico fa il consigliori, fa il mafioso". Cioè "è un soggetto che da un contributo determinante all'esistenza, alla forza, e alla professionalità dell'organizzazione". "L'obbiettivo principale delle mafie è quello di riciclare. Cioè l'obbiettivo delle mafie è quello di far uscire alla luce del sole i soldi provenienti dal traffico di cocaina. E spesso riescono a farli rientrare in circuiti legali creando un problema di concorrenza sleale".
A questo si aggiungono anche i rapporti con la 'Ndrangheta e la massoneria deviata.
"Possiamo dire che" tali rapporti "sono stati istituzionalizzati nel 1970 con la creazione della 'Santa'" in cui un 'ndranghetista può avere "la doppia affiliazione. Cioè che fa parte di una loggia massonica non dichiarata. E in questo modo è ovvio che il mafioso ne trae benefici ed è ovvio che il massone ne trae beneficio". Il mafioso nella loggia massonica deviata ha diverse possibilità: "incontrerà e abbraccerà diversi professionisti" con cui potrà fare "scambi di favore, scambi di interesse per potenziare la sua posizione e per potenziare la posizione e il potere dell'organizzazione mafiosa".


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Antonio Nicaso © Imagoeconomica


La mafia e l'importanza delle relazioni
La 'Ndrangheta, ha spiegato il docente Antonio Nicaso, è stata per molto tempo colpevolmente sottovalutata. "Quando si parla di mafie bisogna fare una precisazione" e cioè "che riescono a capire l'importanza delle relazioni. Spesso quando pensiamo alle mafie, pensiamo ad un contesto di dominazioni straniere in cui le mafie assumono queste caratteristiche dei movimenti rivoluzionari". "Invece - ha continuato - le mafie sono fenomeni di classi dirigenti perché" hanno, e hanno avuto, bisogno di "tutelare vecchi privilegi". In Italia le mafie si sono radicate in maniera molto più evidente rispetto agli altri Paesi di Europa, ha spiegato. "Il primo maxi processo per associazione di malfattori si tiene a Bologna, dove c'era questa associazione di criminali che era molto radicata" e "il processo si conclude con la condanna" di molti soggetti.

"Questa organizzazione" non "aveva compreso l'importanza della politica" e "delle relazioni" ha detto Nicaso, ed è per questo che non è riuscita a radicarsi in maniera efficace. "Invece al Sud è successo che quei violenti sono stati legittimati dalla classe dirigente e in alcuni momenti della storia d'Italia sono stati usati per cogestire l'ordine pubblico. Per esempio nel 1870 un 'ndranghetista che si chiamava Raffaele Morgante era diventato capo della guardia cittadina. Mentre a Napoli un camorrista, Salvatore De Crescenzo, era diventato capo della polizia, della guardia cittadina. Pensate anche a quello che faceva Salvatore Maniscalco, che era il capo della polizia borbonica: utilizzava i criminali per tenere a bada la criminalità violenta. Quindi quando uno finisce per legittimare il violento gli dà quello status sociale che poi gli serve 'per andare oltre'". Questa logica, ha poi spiegato, è stata usata sia in ambito imprenditoriale che politico: la mafia offre i propri servizi ad aziende ed è in grado anche di raccogliere i voti necessari per l'ascesa di un candidato.


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Carlo Pieroni


"Quindi la legittimazione è l'elemento pregnante per capire l'unicità di certi fenomeni che sono riusciti ad andare oltre il tempo biologico di un essere umano e che hanno avuto la capacità di perpetuarsi nel tempo". E così fino ai giorni nostri, in cui il mondo viaggia accompagnato dalla rete e dalle transazioni monetarie elettroniche. E anche in questo ambito le mafie hanno trovato il loro spazio e i loro agganci. "L'unica inchiesta che si è riusciti a fare in Spagna si è visto che c'erano delle organizzazioni criminali di stampo mafioso italiano che avevano assunto dei 'muli', che avevano fatto questo tipo di hackeraggio, per recuperare denaro che poi veniva investito in altre attivitá".
Sul punto Nicaso ha ricordato che le mafie hanno a disposizione ingenti quantità di denaro da rinvestire nell'economia legale. Al contrario dell'Italia "in cui esistono delle strategie di contrasto delle attività legati alle organizzazioni criminali di stampo mafioso" in altri Paesi del mondo "quando non sparano le mafie finiscono per non dare nell'occhio e quindi a non dare fastidio".

Infatti, "alcune mafie vengono sottovalutate perché c'è una percezione sbagliata. Per esempio la 'Ndrangheta per tantissimo tempo è stata considerata una mafia stracciona che si dedicava solo ai sequestri di persona e alle faide".
Anche la mafia siciliana "stessa era stata sottovalutata perché" ,si pensava, "operava soltanto in Sicilia". Ma per chi conosce il fenomeno "le mafie non sono rimaste al Sud. Non sono un problema di mentalità e di territorio". "È un problema di sistema e di legittimazione".
Cosa temono quindi veramente le mafie? "Temono l'impoverimento, non temono il carcere. Il carcere lo mettono in conto".

Colonnello Carlo Pieroni: "Occorre sviluppare la cosiddetta 'polizia di prossimità'"
"La mafia è fatta di relazioni", ha detto il colonnello. "È importante, per chiunque svolga la mia attività, a prescindere della casacca che indossa, sviluppare la cosiddetta 'polizia di prossimità' cioè una polizia fatta di relazioni e di conoscenza. Perché per fare poi tutte le attività complesse" occorre "partire dall'uomo, bisogna partire dai rapporti umani". "Questo serve non solo ad individuare il mafioso in quanto tale" ma anche per "saper distinguere le cose, diciamo, che a noi possono interessare come polizia da quello che non è" importante. "Quindi prima ancora bisogna fare una mirata attività informativa sul territorio" iniziando, per esempio, a "cercare chi circonda e chi sono quelle persone che hanno relazioni con i pregiudicati che stanno su quel territorio".
Occorre anche porsi altri problemi: "se ad un certo punto in un paesello di pochi abitanti, la stessa persona o la stessa società aprono, faccio un esempio, due o tre pizzerie di livello" ci si deve "porre delle domande". Riprendendo gli interventi di Gratteri e Nicaso, il Colonnello ha detto che "non esiste un territorio che non sia infiltrato" perché la "criminalità organizzata dove c'è crescita e sviluppo economico investe senza nessun problema". Bisogna, in conclusione, "alzare i livelli di attenzione con gli strumenti che abbiamo".

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